Le Regioni italiane: la storia, il territorio, l'economia, l'arte, la cultura.

Basilicata

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Regione dell'Italia peninsulare, affacciata a SE al golfo di Taranto (Mar Ionio) e a SW al golfo di Policastro (Mar Tirreno) e delimitata dalla Campania a W, dalla Puglia a N e a NE e dalla Calabria a S; i confini, in gran parte convenzionali, sono conseguenza di complesse vicende storiche . Estesa per 9992 km2, con 623.000 ab., era costituita in origine dalla sola prov. di Potenza; in seguito alla scissione di quest'ultima (1927) in due unità amministrative, comprende le prov. di Potenza, oggi capol., e di Matera, suddivise in 131 comuni. Il nome, di origine greca, è indicato in un documento della metà del sec. XII e rimase quasi costantemente in vigore, a eccezione di due brevi parentesi nel 1799 e nel 1820 e del periodo tra il 1932 e il 1947, allorché fu sostituito dalla denominazione di Lucania.

Geografia fisica

Se si esclude la stretta pianura costiera affacciata al golfo di Taranto, la regione è interamente montuosa con rilievi superiori anche ai 2000 m (2248 m nel massiccio del Pollino, al confine con la Calabria; 2005 m nel m. Sirino, non lontano dal confine con la Campania). La Fossa Bradanica, profonda fossa tettonica incisa dal solco Basentello-Bradano e parzialmente colmata da sedimenti fluviali, separa nettamente le alteterre preappenniniche delle Murge dai rilievi ben più elevati e poderosi dell'Appennino Lucano, che interessano gran parte della regione dal massiccio del Vulture (1326 m) al gruppo del Pollino. Manca una catena assiale e la Basilicata risulta frammentata in una serie complessa di gruppi montuosi con altitudini e orientamenti molto differenti, dovuta in buona parte alle caratteristiche stratigrafiche.

Formazione e assetto del territorio

Il più antico terreno della Basilicata noto appartiene al Permiano superiore e fa parte di una formazione marina calcarea, detta calcare di Abriola, assai fossilifera. Il Triassico è caratterizzato da una formazione di facies pelagica dello spessore di qualche centinaio di metri, con calcari selciferi, diaspri e scogliere di dolomie intercalate in scisti silicei, riconoscibile a Lagonegro e nei monti di Pignola presso Potenza. Ai calcari selciferi segue la formazione mesozoica detta degli scisti silicei, in realtà costituita da diaspri a radiolari con intercalazioni argilloscistose e breccioline calcaree, per uno spessore di ca. 300 m. Sopra questa formazione si colloca una serie comprensiva di terreni argilloscistosi, indicata genericamente come flysch, che dal Giurassico superiore arriva fin oltre il Paleogene. L'assetto è complicato da forti disturbi tettonici che impediscono una chiara determinazione tra terreni autoctoni e alloctoni: infatti su formazioni plastiche argilloscistose paleogeniche sono sovrascorse, durante il Neogene, formazioni fliscioidi provenienti dall'area tirrenica. Sondaggi per la ricerca di idrocarburi hanno individuato la presenza di terreni pliocenici sabbiosi e marnosi trasgressivi, mascherati dalla coltre di depositi pleistocenici. Il Pleistocene marino è soprattutto diffuso nella Fossa Bradanica, dove il Calabriano raggiunge spessori superiori anche ai 1000 m: in trasgressione su terreni più antichi si hanno calcareniti, i “tufi” di Matera , argille, sabbie e conglomerati. Nel Quaternario, soprattutto durante l'interglaciale Mindel-Riss, si esplicò intensamente l'attività del Vulture, unico vulcano del versante adriatico. Questo stratovulcano, caratterizzato da lave basiche fortemente sodiche, è stato responsabile della formazione dei laghi di sbarramento di Atella e di Venosa, successivamente riempiti da depositi limnovulcanici in cui si sono rinvenuti resti di Elephas antiquus, di Megaceros solilhacus, di ippopotami e tracce di industrie di tipo acheuleano.

Idrografia e clima

La regione tributa in massima parte al Mar Ionio tramite il Bradano, il Basento, il Cavone, l'Agri e il Sinni, che scendono al golfo di Taranto con un corso orientato generalmente da NW a SE, entro valli subparallele; hanno regime torrentizio e alvei molto larghi e ricoperti da masse ingenti di detriti grossolani, trascinati a valle nelle piene violente e improvvise. All'Adriatico, tramite l'Ofanto, tributa l'intero settore sett. della Basilicata, mentre la fascia occid. manda le sue acque al Platano e al Noce, che scendono al Tirreno. Il clima presenta caratteri di marcata continentalità nelle parti più elevate e interne della regione , nelle aree costiere prevalgono condizioni climatiche mediterranee . Le precipitazioni, che hanno valori minimi nella fascia murgiana, nella valle del Bradano e nella pianura costiera ionica, aumentano procedendo verso SW, raggiungendo valori elevati solo nell'estremo settore sud-occid.; a Potenza, p. es., cadono ca. 800 mm annui di pioggia.

Geografia umana

La densità demografica è assai modesta, più bassa che in ogni altra regione dell'Italia peninsulare. Tuttavia negli ultimi anni la Basilicata ha registrato un sia pur modesto incremento dei residenti (circa 7000 unità nel decennio intercensuale 1971-1981), incremento che testimonia come sia finito il grande esodo che, a partire dal secondo dopoguerra, ha colpito la popolazione lucana (tra il 1951 e il 1974 gli emigrati sono stati circa 217.000) . Questa inversione di tendenza è riconducibile alla crisi e alla ristrutturazione delle economie industriali dell'Europa centro-occidentale e dell'Italia settentrionale, che hanno favorito il formarsi di un flusso di rientri, i quali contribuiscono a bilanciare i persistenti flussi in uscita, diretti attualmente verso le regioni dell'Italia centrale. Un altro elemento che distingue questo più recente processo di emigrazione dal precedente è costituito dal fatto che tra i giovani emigrati di oggi si trovino numerosi diplomati e laureati, mentre prima era tradizionalmente il contadino a lasciare la sua terra. L'incremento demografico ha interessato complessivamente 37 dei 131 comuni della regione, di cui 10 in prov. di Matera e 27 in quella di Potenza. I maggiori aumenti si sono registrati nei due capoluoghi provinciali e nei principali comuni. Un ulteriore calo demografico, al contrario, hanno avuto alcuni centri minori delle aree montane interne, privi di risorse economiche e dipendenti da proventi esterni, quali le rimesse degli emigrati e le pensioni. Per quanto riguarda le forme di insediamento, nell'area del Materano la popolazione vive in prevalenza accentrata, mentre nel Potentino non mancano le case sparse. Centri importanti, oltre al capol., sono Matera, Venosa, Rionero in Vulture, Melfi e Lagonegro, questi ultimi due capoluoghi degli omonimi circondari istituiti nel 1975.

Geografia economica

La Basilicata, svantaggiata dalla propria costituzione morfologica ed emarginata per lungo tempo dagli investimenti, è una delle regioni più povere del Paese: a un reddito pro capite fra i minori corrisponde infatti anche la minima produttività del lavoro, equivalente a 2/3 ca. di quella media italiana, mentre mantengono una certa importanza rimesse degli emigrati e flussi di risorse esterni, principalmente di origine pubblica. Il settore agricolo costituisce ancora parte di rilievo dell'economia regionale, mostrando una quota di addetti più che doppia (oltre il 20%) rispetto a quella nazionale e analoga rilevanza nella formazione della ricchezza: la produzione non può però basarsi su colture di pregio, dati i condizionamenti esercitati dalla montuosità del territorio, dalla sua scarsa fertilità e dall'irregolarità delle precipitazioni. Insieme all'incremento della meccanizzazione e della concimazione chimica, gli interventi pubblici operati dagli anni Cinquanta hanno migliorato una situazione largamente deficitaria mediante la riforma fondiaria, l'assegnazione di migliaia di case sparse e di terre ai braccianti, le bonifiche e le irrigazioni di vasti comprensori (grazie anche allo sbarramento del Bradano e di altri fiumi). La diffusione di tali opere ha però subito un rallentamento ed esse non sono oggi in grado di assicurare adeguate opportunità di sviluppo alle attività agricole, penalizzate anche dall'insufficienza delle strutture di commercializzazione. La loro localizzazione ha quindi determinato aree piuttosto differenziate per caratteristiche produttive: privilegiate risultano le valli dell'Agri, nel suo medio corso, e dell'Ofanto, oltre alla piana di Metaponto. Le colture più estese sono quelle del frumento, seguito da altri cereali che in buona parte costituiscono materia prima per l'industria alimentare lucana (avena, orzo, mais), e delle patate; abbastanza diffusi sono la vite (soprattutto uva da vino), l'olivo, presente nelle aree collinari, e gli agrumi, nelle piane ioniche; un certo incremento hanno registrato alcune colture industriali, in particolare la barbabietola da zucchero (che ha superato per estensione la tradizionale coltura della patata) e il tabacco, e quelle ortofrutticole. Il bosco copre il 20% ca. del territorio regionale: dopo decenni di intenso diboscamento, esso ultimamente ha iniziato a espandersi, anche in funzione produttiva sebbene al di fuori di una precisa strategia di valorizzazione. L'attività industriale prevalente è quella delle costruzioni edilizie, alimentata dalla forte domanda di alloggi (specie nei capoluoghi), dalla ricostruzione post-terremoto e dagli interventi volti a creare infrastrutture di base e opere idrauliche: essa, tuttavia, non è riuscita a innescare processi autonomi di industrializzazione. Limitato è anche il ruolo dell'industria di trasformazione: all'interno di questo settore la regione è specializzata nella produzione alimentare, nella produzione di fibre artificiali, nella lavorazione di minerali non metalliferi e nelle produzioni chimiche (concentrate in Valbasento). Un cospicuo sviluppo hanno avuto le attività turistiche (sia sulle coste ionica e tirrenica, sia in alcune località montane dell'interno), senza tuttavia assumere un ruolo di spicco nel complesso dell'economia regionale . Ancora piuttosto carenti sono le dotazioni sociali: la viabilità registra un'inadeguata rete intercomunale; i sistemi scolastico e sanitario presentano squilibri nella distribuzione territoriale. Nel 1983 è stata inaugurata l'Università di Potenza con quattro facoltà (Lettere e filosofia, Agraria, Ingegneria e Scienze matematiche). In seguito al terremoto del novembre 1980, la Basilicata ha subito danni abbastanza consistenti: risultano infatti colpiti più o meno gravemente tutti i comuni della regione. Le vittime sono state complessivamente più di 200 e quasi un migliaio i feriti.

Storia

La Basilicata (il cui nome probabilmente deriva da basilikós, funzionario bizantino), era originariamente abitata dagli Enotri e fu poi colonizzata dai Greci nelle zone costiere (sec. VIII-VI a. C.) e in seguito occupata dai Lucani (sec. V) che si spinsero a est sino al Coscile (Ionio) e a ovest sino a Pissunte e Lao . Successivamente travagliata da lunghe lotte con Sibari, Crotone (sec. IV) e Taranto (sec. III) e alleata di Pirro e Annibale durante la II guerra punica, pur di sottrarsi al predominio dei Romani, venne infine conquistata da questi ultimi che più tardi la incorporarono insieme al Bruzio nella III regione augustea. All'inizio del Medioevo, dopo le invasioni di Visigoti, Goti e Ostrogoti, la regione (mentre si andavano consolidando varie chiese vescovili) fu per molto tempo contesa tra i Bizantini occupanti la fascia costiera e i Longobardi attestati all'interno. Nell'847 entrò a far parte del principato autonomo di Salerno, nato dalla divisione del ducato longobardo di Benevento, mentre alcuni territori rimanevano ai Greci o venivano congiunti alla Puglia (Melfi, Montepeloso, Genzano, Forenza, Venosa, ecc.). Occupata quindi dai Normanni (seconda metà del sec. XI), subì un grave processo di frazionamento a cui venne posto termine solo intorno al 1130. La regione, comunque, non comprese più tutti i territori dell'antica Lucania, ma solo quelli dell'odierna Basilicata. Le autonomie locali furono relativamente rispettate e le condizioni economiche migliorarono notevolmente malgrado le frequenti lotte intestine e i saccheggi di campagne e città. In quel periodo la zona di Vulture e i castelli di Melfi e di Lagopesole costituirono la residenza estiva di sovrani e nella stessa Melfi, diventata nel 1041 capitale, Federico II promulgò, ca. due secoli dopo (1231), le sue Constitutiones melfitanae. Succedutisi quindi nel governo Svevi, Angioini e Aragonesi, il loro dominio fu essenzialmente caratterizzato da faide e contrasti tra popolo e signori da un lato e potenti locali e governo centrale dall'altro. Fu infatti dalla Basilicata che ebbe inizio la vasta ribellione continentale che durante la guerra del Vespro vide un folto gruppo di feudatari ghibellini arroccarsi a strenua difesa nel Lagonegrese mentre Ruggero di Lauria teneva in scacco l'avversaria flotta francese. E fu ancora in Basilicata, del resto, che alla morte di Alfonso V il Magnanimo (1458) nacque e s'accrebbe la famosa congiura dei baroni* che tanto gravemente e a lungo mise a repentaglio il governo centrale aragonese. Il successivo dominio spagnolo, invece, portò un insperato e lungo periodo di calma, turbato soltanto dalle prevedibili ripercussioni del moto masanelliano (1647-48). I contrasti per il riscatto dalle servitù feudali, la rapacità dei nuovi baroni e l'anarchia dei poteri pubblici non impedirono infatti il relativo mantenimento della pace i cui benefici effetti si rivelarono anche in un certo incremento demografico (111.000 ab. nel 1500; 196.000 nel 1648) che si accentuò poi notevolmente nel sec. XVIII. Anche la Basilicata, del resto, non rimase esclusa dal generale moto di rinnovamento culturale e politico di quel secolo: come M. Pagano e il vescovo giansenista A. Serrao testimoniarono con il loro sacrificio al tempo della reazione sanfedista (1799) e come ribadirono le rivolte “democratiche” che in quegli anni si succedettero un po' dappertutto. Occupata quindi dalle armi francesi dal 1806 al 1815, dopo la restaurazione borbonica la regione fu fiorentissimo centro di numerose società segrete la cui azione fu ferocemente combattuta con ogni mezzo. Nel 1848, così, la concessione dello statuto cadde in mezzo a una classe politica impreparata ad accoglierlo e ugualmente avvenne nel 1860 con la spedizione di Garibaldi. Il passaggio al nuovo ordine politico amministrativo del Regno d'Italia non migliorò di molto la situazione; si ebbe anzi il divampare del doloroso fenomeno del brigantaggio che mise in luce ancora una volta i violenti contrasti sociali che travagliavano quei luoghi e che non poterono certo essere eliminati dalla dura repressione del tempo. Nel secondo dopoguerra, nuovi tentativi di risollevare l'economia della regione, attuati con la riforma fondiaria e gli interventi della Cassa per il Mezzogiorno, non hanno però corrisposto alle aspettative.

Arte

Prima della conquista normanna, e in parte anche nel periodo immediatamente successivo, è diffusa in Basilicata l'architettura bizantina nei suoi diversi tipi (ruderi della chiesa del monastero basiliano di S. Angelo di Rapano, del sec. X, a una navata con volta a botte e nicchie laterali, abside semicircolare, cupola su alto tamburo decorato da archetti; chiese rupestri decorate dai monaci basiliani con affreschi di derivazione bizantina, presso Matera, nel Vulture, ecc.) . Sotto i Normanni e gli Svevi la Basilicata conobbe un periodo di grande splendore artistico. I Normanni vi introdussero l'architettura francese cluniacense: il maggiore esempio è rappresentato dalla grandiosa, incompiuta chiesa nuova dell'abbazia della Trinità a Venosa (sec. XI-XII). Costruita come prolungamento della vecchia chiesa benedettina prenormanna, presenta una pianta a croce latina con tre navate separate da colonne, ampio transetto con un'abside per ogni braccio e presbiterio con deambulatorio e tre cappelle disposte a raggiera. Sul modello di Venosa è il duomo di Acerenza (sec. XII-XIII), a tre navate su pilastri, transetti absidati e coro con deambulatorio e tre cappelle radiali. Insieme a queste forme di diretta derivazione francese ve ne sono altre legate a esempi orientali (ma forme analoghe sono caratteristiche anche del Poitou): così la chiesa di S. Lucia di Rapolla, a tre navate su pilastri quadrangolari e abside semicircolare: la navata centrale, voltata a botte, presenta due cupolette ellittiche sulla seconda e sulla quinta campata e volte a crociera sulle laterali. Influenze sicule e campane sono riconoscibili nel campanile della cattedrale di Melfi (l'antica capitale dei Normanni), del 1153. Al Maestro Sarolo di Muro Lucano va ascritto invece un gruppo di chiese con caratteri locali originali, a pianta basilicale absidata con pilastri quadrangolari (S. Maria di Pierno, del 1189-97; S. Michele di Potenza). Non mancano peraltro gli influssi del romanico pugliese, particolarmente sensibili alla fine del sec. XII in portali, campanili, finestre, e nel sec. XIII in interi organismi architettonici (cattedrale di Rapolla, di Melchiorre di Montalbano, con portale romanico del 1253; duomo di Matera con alta facciata tripartita a salienti, loggette, rosone, fianchi con archetti e lesene, del 1268-70). Nella prima metà del Duecento Federico II fece costruire (o ricostruire) numerosi castelli, tra cui è importante quello di Lagopesole, rettangolare, con torri quadrate, mastio e sale con volte costolonate di tipo cistercense. In S. Giovanni Battista di Matera (1204) l'interno a tre navate con volte a crociera e archi ogivali sviluppa motivi del gotico borgognone. Ma l'architettura gotica nel suo complesso è scarsa nella regione. Con l'arrivo degli Angioini il centro si sposta a Napoli e per la Basilicata inizia un lungo periodo di isolamento e di decadenza. Le forme gotiche locali sopravvivono fino al Cinquecento, quando si manifesta timidamente il Rinascimento (edifici civili a Tricarico, qualche castello). Notevole è invece l'architettura barocca, soprattutto religiosa, sia nel Seicento sia nel Settecento (chiese barocche di Matera; duomo di Melfi; duomo di Potenza; chiese a Maratea, Moliterno, Irsina, ecc.).

Folclore

Il termine lucano deriva dal greco lýkos (lupo), perché il lupo era l'animale totemico di quelle popolazioni (come l'uccello picus per i Piceni): e ancora a Oppido Lucano impongono ai bambini, come secondo nome, Lupo. A un uso importato dai Longobardi si riconnette la sopravvivenza del Morgengab, o dono del mattino, consistente nella donazione di una parte dei propri beni fatta dal marito alla sposa dopo la prima notte nuziale. Interessante è pure la consuetudine molto antica e rimasta in vita fino a tempi abbastanza recenti, di comprendere nella dote della sposa, oltre gli oggetti elencati nella carta dotale, tutto l'abbigliamento e i gioielli di cui era ornata il giorno delle nozze, riassunti nella formula “la sposa come si trova”. Nella regione, come p. es. a Tricarico, dove la tradizione vuole che gli sposi al ritorno dalla chiesa passino sotto un gelso, sussistono tracce di antichi riti come il matrimonio con gli alberi, legato alla credenza che questi trasmettessero agli uomini il proprio potere fecondativo. Altra sopravvivenza è quella della richiesta ufficiale di fidanzamento avanzata ponendo un ceppo davanti alla porta di casa della ragazza: se questa accetta, introduce il ceppo in casa, altrimenti lo fa ruzzolare in mezzo alla strada. Tradizione antichissima tuttora seguita in paesi come Stigliano, Pietragalla, San Giorgio, Senise, Pisticci, è quella del pianto funebre. Presente la salma del defunto, prefiche o donne della famiglia rinnovano un rituale che nei suoi tratti essenziali è così descritto da Carlo Levi in Cristo si è fermato a Eboli: «Si strapparono i veli e i nastri, si scomposero le vesti, si graffiarono a sangue il viso con le unghie e cominciarono a danzare a gran passi per la stanza, battendo il capo nei muri e cantando, su una sola nota altissima, il racconto della morte». Per il ciclo dell'anno, S. Antonio (17 gennaio) segna l'inizio del Carnevale, che si prolunga fino alle Ceneri. A Matera due pupazzi fatti con cenci imbottiti di paglia stanno a rappresentare, collocati a distanza sui tetti, il Carnevale e la Quaresima: il primo viene asportato il giorno delle Ceneri, l'altro la mattina di Pasqua. A Irsina sette pupe vestite di nero appese al balcone segnano le domeniche di Quaresima: ogni domenica ne viene tolta una fino alla Resurrezione. Notevolissimi i riti della Settimana Santa: a Barile nel Vulture la processione dei Misteri aperta da tre centurioni a cavallo, che si snoda per 5 km con tutti i personaggi della Passione con al centro Cristo; caratteristico quello della zingara adorna di tutti i gioielli che le sono stati prestati dalle donne del paese. Analoga reliquia vivente del dramma sacro si conserva a Ferrandina; lì come anche a Melfi per S. Antonio da Padova (13 giugno) aveva luogo lo “scaricavascio” o “pizzicantò”, sorta di girotondo eseguito da dieci robusti popolani che ne reggevano sulle spalle altri dieci e talvolta su questi ancora altrettanti. Questo gioco non è che la discesa di una danza rituale che si troverà in Calabria col nome di torre vivente. Il 1º e il 2 novembre a Matera la credenza popolare vuole che i morti scendano in città dalle colline del cimitero stringendo nella mano destra un cero acceso; il 2 novembre le donne, accovacciate sulle tombe, ripetono il pianto funebre. Pellegrinaggi famosi hanno luogo al santuario della Vergine sul m. Pollino, a Santa Maria delle Fonti (Tricarico), a Latronico. Molto vive sono le credenze sulla stregoneria e la magia, frequente il ricorso alle fattucchiere e alle loro pratiche.

Gastronomia

Assai semplice e sobria, presenta molti punti in comune con quella delle regioni limitrofe, così che, a seconda delle località, si può parlare di cucina campano-napoletana, pugliese o calabrese piuttosto che di cucina lucana propriamente detta. Come in tutte le regioni del Mezzogiorno, vi si fa larghissimo uso di verdure, spesso servite – bollite e condite con olio – come primo piatto. Rinomata è la produzione di olive, spesso utilizzate come semplice companatico. La Basilicata ha in comune con la Puglia l'uso dei lampasciuli (o vampasciuni o muscari) con i quali si prepara anche una specie di marmellata; con la Calabria quello delle melanzane. Vi è un largo consumo anche di fave, cicerchie, lenticchie. Tra i primi piatti prevalgono le paste asciutte, di ogni tipo e forma (recchietelle, cioè orecchiette, fusilli, strascinati, maccheroni a ferretti, ecc.), condite per lo più con saporiti ragù. Tra i piatti di carne prevalgono quelli a base di agnello e di interiora, per lo più ovine, come i tipici gnumiriddi (o gnumirielli, o gnumireddi, ecc.), involtini di frattaglie e budelline di agnello cotti al forno, allo spiedo o sulla graticola; ottime e rinomatissime le varie qualità di salsicce (la luganega o lucanica, come dice il nome, è di antica origine lucana). Comune è l'uso del grano cotto, come piatto quasi rituale; lo si addolcisce spesso con vino cotto, zucchero, cioccolata, ecc. Gli altri dolciumi sono in genere gli stessi delle regioni limitrofe (taralli, mostaccioli, ecc.). Tra i vini, il più noto e di gran lunga il più apprezzato è l'aglianico del Vulture.