Piemonte
Valle_di_Aosta
Liguria
Lombardia
Trentino_Südtirol
Friuli_Venezia_Giulia
Veneto
Emilia_Romagna
Toscana
Marche
Umbria
Lazio
Abruzzo
Molise
Campania
Puglia
Basilicata
Calabria
Sicilia
Sardegna
|
Regione amministrativa (7847 km2; 1.216.398 ab.;
219 comuni) dell'Italia nord-orient., confinante a N con l'Austria,
a E e a SE con la Slovenia; è limitata a W e a SW dal Veneto e si
affaccia a S al Mar Adriatico (golfo di Venezia). Capoluogo è
Trieste. Amministrativamente è divisa nelle province di
Pordenone,
Udine,
Gorizia e
Trieste, costituita quest'ultima dalla zona A del Territorio
Libero di Trieste, restituita il 5 ottobre 1954 all'amministrazione
civile dell'Italia – che non cessò mai di esercitare su di essa la
sua sovranità – e italiana a tutti gli effetti dopo l'accordo di
Osimo* (1975).
La regione, che fino al 1947 si chiamava solo
Venezia Giulia, ha subito alla fine della II guerra mondiale
profonde modifiche, in seguito alla cessione alla Iugoslavia delle
province di Fiume e di Pola e di vaste parti di quelle di Gorizia e
di Trieste, per cui è costituita attualmente dal Friuli e dai lembi
superstiti della Venezia Giulia, denominazione di origine dotta
proposta nel 1863 dal glottologo G. I. Ascoli e diffusasi durante la
I guerra mondiale, tanto che con questo nome furono designate a
partire dal 1918 le terre orientali annesse all'Italia. Per la sua
posizione di confine e le caratteristiche etnico-linguistiche della
sua popolazione, costituita in prevalenza da Ladini e poi da Veneti
e da Sloveni, la regione è retta da uno Statuto speciale (v.
capitolo diritto).
Geografia
Morfologicamente il F. è formato da
una parte montuosa a N (la Carnia) e da una regione pianeggiante a
S. La zona montuosa comprende il versante merid. delle Alpi Carniche
(m. Coglians, 2780 m) e il settore occid. delle Alpi Giulie (Jôf di
Montasio, 2753 m), rilievi elevati, costituiti in prevalenza da
rocce paleozoiche, ai quali si contrappone, a S del lungo solco
Tagliamento-Fella-Resia, il sistema prealpino friulano, costituito
in prevalenza da rocce calcareo-dolomitiche del Mesozoico e diviso
dal solco trasversale del Tagliamento in Prealpi Carniche a W e
Prealpi Giulie a E. Procedendo verso S, succedono i bassi rilievi
subalpini marnoso-arenacei e quindi l'ampia pianura friulana, divisa
in alta pianura, permeabile e ciottolosa, e bassa pianura,
impermeabile e fertile, separate dalla fascia delle risorgive. Le
coste sono basse a W, dove si aprono le lagune di Marano e di
Gradoalte e dirupate a E, là dove i rilievi del Carso Monfalconese e
del Carso Triestino si spingono fino al mare. Il clima presenta
caratteri molto diversi tra la fascia costiera, dove è marcato
l'influsso del mare, e i rilievi montuosi dell'interno: mentre le
temperature medie diminuiscono progressivamente dal mare verso N,
aumentano i valori pluviometrici fino a un massimo di oltre 3000 mm
in corrispondenza della fascia prealpina, per scendere a valori più
modesti (1500-1600 mm) nelle Alpi Carniche e nelle Alpi Giulie. I
mesi più piovosi sono quasi ovunque quelli autunnali e primaverili.
Il fiume principale è il Tagliamento, che riceve le acque del Fella
e segna nel suo tratto terminale il confine con il Veneto. Uno
sviluppo assai minore hanno i fiumi che nascono dal versante merid.
delle Prealpi, quali il Livenza, il Cellina, il Meduna, l'Arzino, il
Torre, il Natisone e lo Iudrio. Un cenno a parte meritano l'Isonzo e
il Timavo, di cui appartiene ora alla regione solo il corso
inferiore.
Popolazione
Tra il censimento del 1951 e quello
del 1981, i dati della popolazione residente hanno registrato
tendenze contraddittorie. L'incremento degli anni Settanta è stato
determinato dal saldo positivo del movimento migratorio: infatti, la
crisi economica internazionale, il miglioramento delle situazioni
locali, nonché il terremoto che ha colpito la regione il 6 maggio
1976 con la successiva fase di ricostruzione, hanno contribuito a
richiamare una parte della manodopera friulana emigrata, in
particolare, negli anni Cinquanta e Sessanta. Nell'ultimo decennio
il saldo migratorio ha continuato a mantenersi attivo, anche se i
rientri si sono ormai notevolmente ridotti. Il movimento naturale è
caratterizzato da una forte contrazione della natalità (attualmente
pari al 7,5‰), che non riesce a compensare l'elevata mortalità
(12,5‰): di conseguenza il saldo è negativo (-5‰) con un tasso
inferiore solo a quello della Liguria. La popolazione è distribuita
in modo assai irregolare. Scarsamente popolate sono le aree
montuose, l'alta pianura poco produttiva e la fascia costiera
lagunare; la popolazione si addensa in prevalenza nella regione del
basso Isonzo tra Gorizia, Palmanova e Monfalcone e nelle zone di
Trieste, Udine e Pordenone. Ingente è il flusso emigratorio.
L'elemento etnico-linguistico predominante, come s'è detto, è quello
friulano o ladino, seguito a notevole distanza da quello veneto; in
alcune valli alpine e prealpine, come in quella del Natisone, sono
numerosi anche gli Sloveni.
Economia
Fra le principali colture si pongono
il mais, pur in arretramento, la soia, confermatasi per rilevanza al
secondo posto grazie agli incentivi provenienti dalla C.E.E., la
barbabietola da zucchero e l'uva da vino, da cui si traggono anche
prodotti enologici apprezzati (Tocai e Pinot, grappa); seguono il
frumento, gli ortaggi e la frutta . Ancora piuttosto
sottodimensionato è l'allevamento che non riesce a soddisfare la
domanda di carne, mentre discreto è lo sviluppo della pesca,
particolarmente per quanto riguarda l'allevamento dei molluschi (con
pescato equivalente a ca. un ottavo del dato nazionale). Il settore
secondario, seguendo una tendenza evolutiva tipica delle economie
avanzate, dopo aver espresso dagli anni Cinquanta una notevole
dinamica di sviluppo, superiore alla media nazionale, nel più
recente periodo ha subito una riduzione del proprio peso economico,
in termini sia occupazionali che di partecipazione alla formazione
del reddito regionale; in crisi del resto sono risultati
principalmente i comparti assistiti di area triestina e giuliana
della siderurgia e della cantieristica (Trieste e Monfalcone),
soggetti a forte concorrenza internazionale. La presenza
industriale, presente nel periodo fra le due guerre nelle aree di
Trieste, Muggia, Monfalcone e nel distretto di Udine, è oggi diffusa
un po' ovunque nel pedemonte e in pianura, pur risultando più forte
nei capoluoghi e a Monfalcone; prevalgono le imprese di piccola e
media dimensione, soprattutto nella provincia di Udine e attive
principalmente nei comparti della meccanica, alimentare, del legno e
del mobile; aziende e impianti di grandi dimensioni sono localizzati
in prevalenza a Trieste, nella cui area portuale trova spazio anche
la petrolchimica. Dinamicità e una certa capacità innovativa del
settore manifatturiero costituiscono un punto di forza della
struttura produttiva regionale, fornendo la quasi totalità delle
esportazioni e determinando così il saldo attivo dell'interscambio.
Il settore terziario mostra una relativa specializzazione in
relazione al ruolo del sistema dei traffici e secondariamente al
fenomeno turistico. La regione ha avuto una funzione primaria nel
commercio con la Iugoslavia e lo ha tuttora con l'Austria, malgrado
lo svantaggio della distanza del F. dai più rilevanti centri
industriali e di mercato dell'Italia settentrionale. Notevole
impulso è stato dato dalla creazione del sistema autostradale. Più
tradizionalmente ha grande rilevanza nel settore terziario la
funzione portuale di Trieste, che ha dato origine a una più
ampia gamma di attività, fra cui quella delle compagnie di
assicurazione; dopo aver perseguito la specializzazione di scalo
petrolifero, il capoluogo ha cercato una maggiore e più produttiva
diversificazione che gli permetta di contrastare più attivamente la
concorrenza istriana. Dal potenziamento della viabilità ha tratto
vantaggio anche il turismo, quasi esclusivamente balneare e i cui
centri principali sono rappresentati da Grado e Lignano. Servizi di
livello superiore sono localizzati a Udine e Trieste, che si
qualificano anche come sedi universitarie.
Diritto
La regione è
amministrata con uno Statuto speciale che le riconosce una
particolare forma e condizione di autonomia in ossequio alle sue
particolari condizioni geografiche, etniche e storiche. Lo Statuto è
stato introdotto dalla legge 31 gennaio 1963, n. 1. Esso riconosce
in particolare l'assoluta parità di diritti e di trattamento a tutti
i cittadini, a qualunque gruppo linguistico appartengano, e
salvaguarda nel contempo le caratteristiche etniche dei singoli
gruppi. Organi amministrativi regionali sono: il consiglio, la
giunta e il presidente. Il consiglio viene eletto a suffragio
universale e con sistema proporzionale in ragione di un consigliere
ogni 20.000 abitanti. Suoi compiti sono: l'esercizio della potestà
legislativa secondo le competenze proprie alla regione;
l'approvazione del bilancio; la formulazione di progetti di legge,
che competono al Parlamento nazionale ma abbiano particolare
attinenza agli interessi della regione. Presidente e giunta sono
eletti dal consiglio fra i suoi membri, a scrutinio segreto. Compiti
del presidente sono: la promulgazione delle leggi regionali, la
presidenza nei vari organi amministrativi regionali. La giunta si
compone del presidente e degli assessori, posti a capo dei vari
settori amministrativi. Suoi compiti sono: deliberare sui
regolamenti riguardanti l'esecuzione delle leggi regionali,
esercitare l'attività amministrativa, amministrare il patrimonio
proprio alla regione, predisporre il bilancio. Alla regione sono
riconosciuti: una parte delle entrate tributarie dello Stato, il
diritto a imporre tributi propri, lo sfruttamento del proprio
patrimonio, il controllo sugli enti locali, l'istituzione di nuovi
comuni, la facoltà di decentrare parte del proprio potere alle
province e ai comuni, l'istituzione, nelle province stesse, di
circondari in funzione di un maggiore decentramento.
Archeologia
Le più antiche testimonianze
archeologiche sono costituite dai resti attribuibili alla facies
culturale del Neolitico antico di Fagnigola. Vanno segnalate le
interessanti stratigrafie delle caverne del Carso Triestino, che
attestano una civiltà neoeneolitica ricca di ceramica (caverna
Teresiana presso Duino, caverne della Val Rosandra e della Pocala
presso Aurisina; la caverna di San Canziano nel Carso è oggi in
territorio sloveno) e che hanno fornito anche reperti anteriori
(oggetti di tipo musteriano della Pocala). Tipici della Venezia
Giulia sono i castellieri, villaggi fortificati la cui occupazione
si data tra la media Età del Bronzo e la prima Età del Ferro; in
quest'epoca le loro necropoli ricche di bronzi si inquadrano
nell'ambito della civiltà paleoveneta (Santa Lucia di Tolmino, i cui
materiali sono al Museo di Trieste). Le città romane più importanti
del Friuli furono, oltre ad Aquileia, Iulium Carnicum (Zuglio) e
Forum Iulii (Cividale), che ha dato nome al Friuli e che è più
famosa per i suoi resti longobardi. Le numerose strade romane
attestano l'importanza commerciale della regione. Dal Veneto
giungono ad Aquileia le vie Annia e Postumia; altre strade vanno da
Aquileia verso il Norico (via Iulia Augusta), la Pannonia, l'Istria,
la Dalmazia. La via Flavia metteva in collegamento Trieste con Pola.
Importanti monumenti di architettura romana hanno Trieste (basilica,
teatro), Aquileia (porto fluviale e necropoli con caratteristici
monumenti funerari a edicola cuspidata). Nella scultura, accanto a
moltissime statue, rilievi, ritratti di buon artigianato locale,
sono presenti anche opere di arte colta. Eccezionali per ricchezza e
raffinatezza i mosaici, di cui rimangono testimonianze soprattutto
ad Aquileia, che si distinse anche per la produzione di gemme
intagliate, di paste vitree, di vetri lavorati. Particolarmente
abbondante in tutta la regione la documentazione epigrafica.
Arte
La regione è ricca di resti paleocristiani
e altomedievali. Nei sec. IV e V importanti basiliche paleocristiane
sorsero ad Aquileia (la basilica di Teodoro, ca. 320, di cui resta
il pavimento a mosaico), Grado (S. Maria delle Grazie e duomo del
sec. V) e Trieste (S. Giusto), tutte distrutte o ricostruite in
epoca successiva. Del sec. VI rimangono notevoli edifici di
carattere schiettamente ravennate (complesso basilicale di Grado). A
Cividale si conserva un nucleo importante di sculture longobarde
(altare di Ratchis, databile tra il 734 e il 774 battistero di
Callisto); e uno dei più discussi monumenti dell'arte altomedievale,
il tempietto longobardo, eretto nel sec. VIII ma decorato
probabilmente nel successivo con affreschi e stucchi
classicheggianti riferibili alla rinascita carolingia.
L'architettura romanica della regione restò a lungo fedele alla
tradizione basilicale paleocristiana e ravennate (basilica di
Aquileia, eretta nella prima metà del sec. XI, con affresco absidale
coevo del 1031; S. Silvestro e S. Giusto di Trieste, sec. XI-XII).
Solo nel Friuli si incontrano forme romaniche più genuine (S. Maria
di Castello a Udine, con affreschi del sec. XII affini ai mosaici di
S. Marco a Venezia). Nei secoli successivi l'influenza di Venezia
divenne sempre più forte e gli influssi italiani e tedeschi si
mescolarono in varia misura. Il duomo di Aquileia (1365-81) fu
completato in forme gotiche, mentre residui romanici ed elementi
gotici italiani e tedeschi si trovano nel duomo di Spilimbergo, in
quello di Gemona e in quello di Venzone. Carattere tedesco hanno il
portale del duomo di Udine e gli edifici del territorio dei conti di
Gorizia (S. Spirito di Gorizia, S. Ulrico di Tolmino). Dopo la
conquista di Udine (1420), tutta la regione entrò nell'orbita della
civiltà veneziana. Il centro di Udine acquistò l'aspetto
rinascimentale che ancora conserva (loggia di S. Giovanni, di
Bernardino da Morcote, 1533; torre dell'Orologio, 1527; castello, di
Giovanni Fontana, 1517; palazzo Antonini, del Palladio). Nel campo
della pittura fiorì una scuola friulana tributaria di quella veneta:
i maggiori rappresentanti furono i pittori di Tolmezzo (tra cui
soprattutto Gianfrancesco da Tolmezzo) e Martino da Udine detto il
Pellegrino da San Daniele. Nel sec. XVI G. A. de' Sacchis detto il
Pordenone superò con la sua arte la dimensione regionale, mentre una
schiera di minori (il Florigerio, l'Amalteo, G. B. Grassi, i
Floreani, i Secante) ne divulgarono il linguaggio. Dopo la Pace di
Worms (1521) Venezia rinunciò all'espansione verso oriente,
lasciando agli Asburgo Trieste e Gorizia, e si limitò a rafforzare i
confini (fortezza di Palmanova, fondata nel 1593, uno dei capolavori
dell'architettura militare del sec. XVI). Nel territorio controllato
da Venezia fiorì l'arte barocca e rococò. Le più cospicue
testimonianze architettoniche sono palazzo Belgrano di Udine, la
villa Manin di Passariano, la chiesa di S. Antonio di Udine. Per
decorare chiese e palazzi furono chiamati i maggiori pittori di
Venezia: Tiepolo (duomo, palazzo arcivescovile, oratorio della
Purità a Udine), F. Fontebasso, G. A. Guardi (Madonna del Rosario
nella chiesa di Belvedere presso Aquileia). Notevoli artisti locali
furono G. Carneo nel sec. XVII e N. Grassi nel sec. XVIII. Con la
caduta della Repubblica di Venezia (1797) e l'annessione all'Austria
il Friuli decadde, mentre Trieste, divenuta porto franco nel 1719 e
potenziata successivamente da Maria Teresa in funzione antiveneziana
(porto settecentesco e città teresiana), acquistò importanza sempre
maggiore, assumendo un caratteristico volto ottocentesco (palazzi e
chiese neoclassici di G. N. Pertsch, A. Mollari, P. Nobile; edifici
neogotici, neorinascimentali ed eclettici, tra cui la sinagoga di R.
e A. Berlam, 1910). Tra i pittori locali del periodo
neoclassico-romantico si ricordano G. L. Gatteri, C. Dell'Acqua, i
Tominz. In seguito alcuni pittori triestini si sono legati alla
scuola veneziana (Fragiacomo), altri hanno risentito piuttosto dei
movimenti artistici d'oltralpe.
Folclore
Zona prevalentemente montana, dove più
a lungo sopravvivono tradizioni e costumi, il F., per la sua
posizione geografica, ha subito notevole influsso dalla vicinanza e
dagli scambi con Iugoslavi e Tedeschi. Come esempio tipico del
diffondersi di usi stranieri si può ricordare lis cidulis, rotelle
di abete o di faggio forate nel centro, messe nel fuoco e poi fatte
ruzzolare giù da un'altura in occasione del Capodanno o di altre
feste d'inizio d'anno o di stagione: nell'atto del lancio, il
giovane indica la persona a cui la rotella è indirizzata, in genere
con significato di fidanzamento. L'usanza, che si conserva a
Pontebba, Arta, Prato Carnico, Ovaro, ecc., proviene dai Paesi
tedeschi dove è largamente diffusa, al pari della Svizzera, della
Francia e dell'Inghilterra. Essa ha evidente scopo propiziatorio di
fertilità e di abbondanza. Come dovunque in Italia, anche nel Friuli
sono molto sentite le feste religiose che conservano, accanto alle
manifestazioni liturgiche, celebrazioni di origine pagana. Grandi
falò su cui è innalzata una croce vengono accesi a Villalta di
Chions (Udine) alla vigilia dell'Epifania, dove al senso religioso
si allea l'intenzione propiziatoria per il nuovo raccolto. A
Cividale l'Epifania viene invece celebrata con la famosa “messa
dello spadone” secondo un rituale che risale al sec. XIV:
sull'esempio degli imperatori franchi e tedeschi, un diacono col
capo coperto da un elmo benedice i fedeli con uno spadone. La
tradizione dei falò è viva in tutta la regione e se all'Epifania si
vuol propiziare il rinascere in genere di tutta la vegetazione, nel
giorno di San Giovanni il fuoco ha il compito di allontanare le
bufere, le tempeste, le avversità del tempo che possano guastare le
messi. Danze e canti sono diffusi sia nell'area friulana sia in
quella della Venezia Giulia. Assai nota la villotta, canto lirico
monostrofico con quartine di ottonari a rime alterne o variamente
rimate, e la furlana, danza che si balla in tutto l'oriente montano
dell'Italia, in ritmo di sei ottavi. Poco portati ormai i bellissimi
costumi, che si possono ammirare nei due musei di arti e tradizioni
popolari di Udine e di Tolmezzo, dove sono raccolti anche stupendi
esemplari dell'artigianato regionale: ferri battuti, rami sbalzati,
legni scolpiti, intagliati e intarsiati, mobili rustici, tele e
tessuti fatti a mano (tradizione oggi pressoché spenta) e le
ceramiche. In tutta l'area giuliana risaltano invece le tradizioni
legate ai costumi marinari, alle credenze dove la fantasia si allea
ad antiche superstizioni. Le leggende del “gatto marino” che regala
pesci d'oro a chi gli dà farina, olio e biscotti, del “folletto”
capace di rompere il timone, stracciare le vele, chiamare saette,
del “serpente” che avviluppa le barche e impedisce ai bragozzi di
navigare, e del “sione” (comune a tutto il folclore adriatico),
terribile nembo che scaglia le barche sulla spiaggia, sono ancora
narrate con le relative formule di scongiuro. Sempre legato alla
tradizione antica il carnevale di Trieste, che si conclude col rogo
del fantoccio che lo simboleggia. Tra le celebrazioni più care e più
radicate va ricordata la processione del “perdono di Barbana” che si
svolge a Grado la prima domenica di luglio dal lontano 1327, anno di
terribile pestilenza che ispirò agli scampati un voto ancora
osservato, e che porta una fila ininterrotta di barche a recare
un'antica immagine bizantina della Madonna fino al santuario
dell'isola di Barbana lungo i canali della laguna. Nenie, canti,
filastrocche fanno spesso da accompagnamento a feste e consuetudini,
come quella dei bambini di Trieste che nel periodo natalizio, a
gruppi di tre, in ricordo dei Re Magi vanno a chiedere doni anziché
portarli, mentre a Pasqua ragazzi e adulti portano in chiesa i
tipici dolci, le “pinze” e le “titole”, affinché vengano benedetti.
Se molte tradizioni vanno a poco a poco illanguidendosi nella
memoria, la cucina regionale resta tuttavia saldamente ancorata a
quelle che sono le vecchie ricette.
Gastronomia
La cucina friulana e quella
triestina, che convivono in questa regione, denunciano un fondo
comune: la cucina veneta. Un posto larghissimo sulle mense della
regione hanno le zuppe, le minestre e i minestroni di fagioli, rape
e ogni sorta di verdure, invariabilmente conditi con lardo
affumicato, che hanno il loro più tipico esempio nella iota. Tra i
piatti di carne vanno citati come specialità d'importazione il
gulasch, di origine ungherese, e la costoletta alla viennese, del
tutto simile a quella alla milanese ma tagliata nella coscia di
vitello. Della carne di maiale si fa largo consumo sia fresca, sia
insaccata (luganiga del Carso), sia come prosciutto crudo,
stagionato all'aria (celebre quello di San Daniele del Friuli). Il
pesce compare raramente sulle mense della regione; fa eccezione
Trieste con alcune prelibate specialità: il brodetto, il pesce in
savòr, il fritto di scampi. Cibo tipico, popolare in tutto il F., è
la brovada, rape bianche fermentate sotto vinacce e trinciate in
listerelle, come i crauti; servono di contorno al cotechino (il
prelibato musett) e al lesso, insieme alle salse a base di frutta,
di semi aromatici e di cren, di derivazione austriaca. Anche la
squisita pasticceria risente l'influenza dei Paesi limitrofi; si
ricordano la gubana e il pressnitz (dolci pasquali), la potiza
natalizia, i chifeleti, gli strucoli, ecc., tutti di pasta dolce e
ripieni generalmente di uva secca, noci, mandorle, pinoli, ecc.
Ottimi sono anche i vini genuini di produzione locale, dai bianchi
(tocai, sauvignon, pinot grigio, picolit, vini del Collio) ai rossi
(cabernet, pinot nero, merlot, refosco). Non mancano inoltre i
liquori, tra cui il nocino goriziano, lo slivovitz originario della
Croazia (distillato dalle prugne), grappe di vinaccia di ottima
qualità.
Storia del Friuli Nel sec. V a. C. il
territorio del F. fu invaso dai Carni e agli inizi del sec. II dai
Galli, contro i quali i Veneti chiesero l'intervento dei Romani:
questi debellarono gli invasori e nel 181 a. C. fondarono la colonia
di Aquileia che, divenuta ben presto una delle più fiorenti
dell'Impero, riuscì a respingere le invasioni dei Cimbri (101 a.
C.), dei Quadi e dei Marcomanni (167 d. C.). Superstite alle
devastazioni germaniche dei secoli successivi, Aquileia fu però
saccheggiata e quasi completamente distrutta da Attila nel 452. I
Longobardi, che presero possesso del territorio friulano tra il 568
e il 570, posero la loro capitale a Forum Iulii, l'odierna Cividale,
che nel sec. VII fu gravemente danneggiata dalle incursioni degli
Avari e degli Slavi. Carlo Magno annesse la regione alla Marca
d'Austria, suddivisa nell'828 nei quattro margraviati di Verona o
del F., di Istria-Carniola, di Carinzia e della Bassa Pannonia: nel
1077 Enrico IV affidò il governo del margraviato al patriarca di
Aquileia, coadiuvato da un Parlamento di laici ed ecclesiastici e di
rappresentanti dei Comuni. Nella prima metà del sec. XIII il
patriarca Bertoldo di Andechs fondò Udine: la rivalità con Cividale
sorse ben presto e culminò nel 1382, quando Udine chiese l'aiuto di
Venezia a sostegno del patriarca Filippo di Alençon. Nel 1419
Cividale capitolò a Venezia, di cui in seguito il F. seguì le sorti:
nel 1797 il Trattato di Campoformio lo assegnò con l'Istria
all'Austria. Parte del Regno Italico dal 1805 al 1814, con la
Restaurazione tornò all'Austria, a cui restò fino al 1918, tranne la
provincia di Udine che fu riconquistata dall'Italia nel 1866.
Durante la II guerra mondiale gli Slavi occuparono Trieste, Gorizia
e l'Istria: il trattato di pace del 1947 assegnò alla Iugoslavia le
province di Fiume e di Pola e gran parte di quella di Gorizia e
costituì il Territorio Libero di Trieste. Nel 1947 il F. è stato
incluso nella regione amministrativa Friuli-Venezia Giulia. |