Le Regioni italiane: la storia, il territorio, l'economia, l'arte, la cultura.

Friuli Venezia Giulia

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Regione amministrativa (7847 km2; 1.216.398 ab.; 219 comuni) dell'Italia nord-orient., confinante a N con l'Austria, a E e a SE con la Slovenia; è limitata a W e a SW dal Veneto e si affaccia a S al Mar Adriatico (golfo di Venezia). Capoluogo è Trieste. Amministrativamente è divisa nelle province di Pordenone, Udine, Gorizia e Trieste, costituita quest'ultima dalla zona A del Territorio Libero di Trieste, restituita il 5 ottobre 1954 all'amministrazione civile dell'Italia – che non cessò mai di esercitare su di essa la sua sovranità – e italiana a tutti gli effetti dopo l'accordo di Osimo* (1975).

La regione, che fino al 1947 si chiamava solo Venezia Giulia, ha subito alla fine della II guerra mondiale profonde modifiche, in seguito alla cessione alla Iugoslavia delle province di Fiume e di Pola e di vaste parti di quelle di Gorizia e di Trieste, per cui è costituita attualmente dal Friuli e dai lembi superstiti della Venezia Giulia, denominazione di origine dotta proposta nel 1863 dal glottologo G. I. Ascoli e diffusasi durante la I guerra mondiale, tanto che con questo nome furono designate a partire dal 1918 le terre orientali annesse all'Italia. Per la sua posizione di confine e le caratteristiche etnico-linguistiche della sua popolazione, costituita in prevalenza da Ladini e poi da Veneti e da Sloveni, la regione è retta da uno Statuto speciale (v. capitolo diritto).

Geografia

Morfologicamente il F. è formato da una parte montuosa a N (la Carnia) e da una regione pianeggiante a S. La zona montuosa comprende il versante merid. delle Alpi Carniche (m. Coglians, 2780 m) e il settore occid. delle Alpi Giulie (Jôf di Montasio, 2753 m), rilievi elevati, costituiti in prevalenza da rocce paleozoiche, ai quali si contrappone, a S del lungo solco Tagliamento-Fella-Resia, il sistema prealpino friulano, costituito in prevalenza da rocce calcareo-dolomitiche del Mesozoico e diviso dal solco trasversale del Tagliamento in Prealpi Carniche a W e Prealpi Giulie a E. Procedendo verso S, succedono i bassi rilievi subalpini marnoso-arenacei e quindi l'ampia pianura friulana, divisa in alta pianura, permeabile e ciottolosa, e bassa pianura, impermeabile e fertile, separate dalla fascia delle risorgive. Le coste sono basse a W, dove si aprono le lagune di Marano e di Gradoalte e dirupate a E, là dove i rilievi del Carso Monfalconese e del Carso Triestino si spingono fino al mare. Il clima presenta caratteri molto diversi tra la fascia costiera, dove è marcato l'influsso del mare, e i rilievi montuosi dell'interno: mentre le temperature medie diminuiscono progressivamente dal mare verso N, aumentano i valori pluviometrici fino a un massimo di oltre 3000 mm in corrispondenza della fascia prealpina, per scendere a valori più modesti (1500-1600 mm) nelle Alpi Carniche e nelle Alpi Giulie. I mesi più piovosi sono quasi ovunque quelli autunnali e primaverili. Il fiume principale è il Tagliamento, che riceve le acque del Fella e segna nel suo tratto terminale il confine con il Veneto. Uno sviluppo assai minore hanno i fiumi che nascono dal versante merid. delle Prealpi, quali il Livenza, il Cellina, il Meduna, l'Arzino, il Torre, il Natisone e lo Iudrio. Un cenno a parte meritano l'Isonzo e il Timavo, di cui appartiene ora alla regione solo il corso inferiore.

Popolazione

Tra il censimento del 1951 e quello del 1981, i dati della popolazione residente hanno registrato tendenze contraddittorie. L'incremento degli anni Settanta è stato determinato dal saldo positivo del movimento migratorio: infatti, la crisi economica internazionale, il miglioramento delle situazioni locali, nonché il terremoto che ha colpito la regione il 6 maggio 1976 con la successiva fase di ricostruzione, hanno contribuito a richiamare una parte della manodopera friulana emigrata, in particolare, negli anni Cinquanta e Sessanta. Nell'ultimo decennio il saldo migratorio ha continuato a mantenersi attivo, anche se i rientri si sono ormai notevolmente ridotti. Il movimento naturale è caratterizzato da una forte contrazione della natalità (attualmente pari al 7,5‰), che non riesce a compensare l'elevata mortalità (12,5‰): di conseguenza il saldo è negativo (-5‰) con un tasso inferiore solo a quello della Liguria. La popolazione è distribuita in modo assai irregolare. Scarsamente popolate sono le aree montuose, l'alta pianura poco produttiva e la fascia costiera lagunare; la popolazione si addensa in prevalenza nella regione del basso Isonzo tra Gorizia, Palmanova e Monfalcone e nelle zone di Trieste, Udine e Pordenone. Ingente è il flusso emigratorio. L'elemento etnico-linguistico predominante, come s'è detto, è quello friulano o ladino, seguito a notevole distanza da quello veneto; in alcune valli alpine e prealpine, come in quella del Natisone, sono numerosi anche gli Sloveni.

Economia

Fra le principali colture si pongono il mais, pur in arretramento, la soia, confermatasi per rilevanza al secondo posto grazie agli incentivi provenienti dalla C.E.E., la barbabietola da zucchero e l'uva da vino, da cui si traggono anche prodotti enologici apprezzati (Tocai e Pinot, grappa); seguono il frumento, gli ortaggi e la frutta . Ancora piuttosto sottodimensionato è l'allevamento che non riesce a soddisfare la domanda di carne, mentre discreto è lo sviluppo della pesca, particolarmente per quanto riguarda l'allevamento dei molluschi (con pescato equivalente a ca. un ottavo del dato nazionale). Il settore secondario, seguendo una tendenza evolutiva tipica delle economie avanzate, dopo aver espresso dagli anni Cinquanta una notevole dinamica di sviluppo, superiore alla media nazionale, nel più recente periodo ha subito una riduzione del proprio peso economico, in termini sia occupazionali che di partecipazione alla formazione del reddito regionale; in crisi del resto sono risultati principalmente i comparti assistiti di area triestina e giuliana della siderurgia e della cantieristica (Trieste e Monfalcone), soggetti a forte concorrenza internazionale. La presenza industriale, presente nel periodo fra le due guerre nelle aree di Trieste, Muggia, Monfalcone e nel distretto di Udine, è oggi diffusa un po' ovunque nel pedemonte e in pianura, pur risultando più forte nei capoluoghi e a Monfalcone; prevalgono le imprese di piccola e media dimensione, soprattutto nella provincia di Udine e attive principalmente nei comparti della meccanica, alimentare, del legno e del mobile; aziende e impianti di grandi dimensioni sono localizzati in prevalenza a Trieste, nella cui area portuale trova spazio anche la petrolchimica. Dinamicità e una certa capacità innovativa del settore manifatturiero costituiscono un punto di forza della struttura produttiva regionale, fornendo la quasi totalità delle esportazioni e determinando così il saldo attivo dell'interscambio. Il settore terziario mostra una relativa specializzazione in relazione al ruolo del sistema dei traffici e secondariamente al fenomeno turistico. La regione ha avuto una funzione primaria nel commercio con la Iugoslavia e lo ha tuttora con l'Austria, malgrado lo svantaggio della distanza del F. dai più rilevanti centri industriali e di mercato dell'Italia settentrionale. Notevole impulso è stato dato dalla creazione del sistema autostradale. Più tradizionalmente ha grande rilevanza nel settore terziario la funzione portuale di Trieste, che ha dato origine a una più ampia gamma di attività, fra cui quella delle compagnie di assicurazione; dopo aver perseguito la specializzazione di scalo petrolifero, il capoluogo ha cercato una maggiore e più produttiva diversificazione che gli permetta di contrastare più attivamente la concorrenza istriana. Dal potenziamento della viabilità ha tratto vantaggio anche il turismo, quasi esclusivamente balneare e i cui centri principali sono rappresentati da Grado e Lignano. Servizi di livello superiore sono localizzati a Udine e Trieste, che si qualificano anche come sedi universitarie.

Diritto

La regione è amministrata con uno Statuto speciale che le riconosce una particolare forma e condizione di autonomia in ossequio alle sue particolari condizioni geografiche, etniche e storiche. Lo Statuto è stato introdotto dalla legge 31 gennaio 1963, n. 1. Esso riconosce in particolare l'assoluta parità di diritti e di trattamento a tutti i cittadini, a qualunque gruppo linguistico appartengano, e salvaguarda nel contempo le caratteristiche etniche dei singoli gruppi. Organi amministrativi regionali sono: il consiglio, la giunta e il presidente. Il consiglio viene eletto a suffragio universale e con sistema proporzionale in ragione di un consigliere ogni 20.000 abitanti. Suoi compiti sono: l'esercizio della potestà legislativa secondo le competenze proprie alla regione; l'approvazione del bilancio; la formulazione di progetti di legge, che competono al Parlamento nazionale ma abbiano particolare attinenza agli interessi della regione. Presidente e giunta sono eletti dal consiglio fra i suoi membri, a scrutinio segreto. Compiti del presidente sono: la promulgazione delle leggi regionali, la presidenza nei vari organi amministrativi regionali. La giunta si compone del presidente e degli assessori, posti a capo dei vari settori amministrativi. Suoi compiti sono: deliberare sui regolamenti riguardanti l'esecuzione delle leggi regionali, esercitare l'attività amministrativa, amministrare il patrimonio proprio alla regione, predisporre il bilancio. Alla regione sono riconosciuti: una parte delle entrate tributarie dello Stato, il diritto a imporre tributi propri, lo sfruttamento del proprio patrimonio, il controllo sugli enti locali, l'istituzione di nuovi comuni, la facoltà di decentrare parte del proprio potere alle province e ai comuni, l'istituzione, nelle province stesse, di circondari in funzione di un maggiore decentramento.

Archeologia

Le più antiche testimonianze archeologiche sono costituite dai resti attribuibili alla facies culturale del Neolitico antico di Fagnigola. Vanno segnalate le interessanti stratigrafie delle caverne del Carso Triestino, che attestano una civiltà neoeneolitica ricca di ceramica (caverna Teresiana presso Duino, caverne della Val Rosandra e della Pocala presso Aurisina; la caverna di San Canziano nel Carso è oggi in territorio sloveno) e che hanno fornito anche reperti anteriori (oggetti di tipo musteriano della Pocala). Tipici della Venezia Giulia sono i castellieri, villaggi fortificati la cui occupazione si data tra la media Età del Bronzo e la prima Età del Ferro; in quest'epoca le loro necropoli ricche di bronzi si inquadrano nell'ambito della civiltà paleoveneta (Santa Lucia di Tolmino, i cui materiali sono al Museo di Trieste). Le città romane più importanti del Friuli furono, oltre ad Aquileia, Iulium Carnicum (Zuglio) e Forum Iulii (Cividale), che ha dato nome al Friuli e che è più famosa per i suoi resti longobardi. Le numerose strade romane attestano l'importanza commerciale della regione. Dal Veneto giungono ad Aquileia le vie Annia e Postumia; altre strade vanno da Aquileia verso il Norico (via Iulia Augusta), la Pannonia, l'Istria, la Dalmazia. La via Flavia metteva in collegamento Trieste con Pola. Importanti monumenti di architettura romana hanno Trieste (basilica, teatro), Aquileia (porto fluviale e necropoli con caratteristici monumenti funerari a edicola cuspidata). Nella scultura, accanto a moltissime statue, rilievi, ritratti di buon artigianato locale, sono presenti anche opere di arte colta. Eccezionali per ricchezza e raffinatezza i mosaici, di cui rimangono testimonianze soprattutto ad Aquileia, che si distinse anche per la produzione di gemme intagliate, di paste vitree, di vetri lavorati. Particolarmente abbondante in tutta la regione la documentazione epigrafica.

Arte

La regione è ricca di resti paleocristiani e altomedievali. Nei sec. IV e V importanti basiliche paleocristiane sorsero ad Aquileia (la basilica di Teodoro, ca. 320, di cui resta il pavimento a mosaico), Grado (S. Maria delle Grazie e duomo del sec. V) e Trieste (S. Giusto), tutte distrutte o ricostruite in epoca successiva. Del sec. VI rimangono notevoli edifici di carattere schiettamente ravennate (complesso basilicale di Grado). A Cividale si conserva un nucleo importante di sculture longobarde (altare di Ratchis, databile tra il 734 e il 774 battistero di Callisto); e uno dei più discussi monumenti dell'arte altomedievale, il tempietto longobardo, eretto nel sec. VIII ma decorato probabilmente nel successivo con affreschi e stucchi classicheggianti riferibili alla rinascita carolingia. L'architettura romanica della regione restò a lungo fedele alla tradizione basilicale paleocristiana e ravennate (basilica di Aquileia, eretta nella prima metà del sec. XI, con affresco absidale coevo del 1031; S. Silvestro e S. Giusto di Trieste, sec. XI-XII). Solo nel Friuli si incontrano forme romaniche più genuine (S. Maria di Castello a Udine, con affreschi del sec. XII affini ai mosaici di S. Marco a Venezia). Nei secoli successivi l'influenza di Venezia divenne sempre più forte e gli influssi italiani e tedeschi si mescolarono in varia misura. Il duomo di Aquileia (1365-81) fu completato in forme gotiche, mentre residui romanici ed elementi gotici italiani e tedeschi si trovano nel duomo di Spilimbergo, in quello di Gemona e in quello di Venzone. Carattere tedesco hanno il portale del duomo di Udine e gli edifici del territorio dei conti di Gorizia (S. Spirito di Gorizia, S. Ulrico di Tolmino). Dopo la conquista di Udine (1420), tutta la regione entrò nell'orbita della civiltà veneziana. Il centro di Udine acquistò l'aspetto rinascimentale che ancora conserva (loggia di S. Giovanni, di Bernardino da Morcote, 1533; torre dell'Orologio, 1527; castello, di Giovanni Fontana, 1517; palazzo Antonini, del Palladio). Nel campo della pittura fiorì una scuola friulana tributaria di quella veneta: i maggiori rappresentanti furono i pittori di Tolmezzo (tra cui soprattutto Gianfrancesco da Tolmezzo) e Martino da Udine detto il Pellegrino da San Daniele. Nel sec. XVI G. A. de' Sacchis detto il Pordenone superò con la sua arte la dimensione regionale, mentre una schiera di minori (il Florigerio, l'Amalteo, G. B. Grassi, i Floreani, i Secante) ne divulgarono il linguaggio. Dopo la Pace di Worms (1521) Venezia rinunciò all'espansione verso oriente, lasciando agli Asburgo Trieste e Gorizia, e si limitò a rafforzare i confini (fortezza di Palmanova, fondata nel 1593, uno dei capolavori dell'architettura militare del sec. XVI). Nel territorio controllato da Venezia fiorì l'arte barocca e rococò. Le più cospicue testimonianze architettoniche sono palazzo Belgrano di Udine, la villa Manin di Passariano, la chiesa di S. Antonio di Udine. Per decorare chiese e palazzi furono chiamati i maggiori pittori di Venezia: Tiepolo (duomo, palazzo arcivescovile, oratorio della Purità a Udine), F. Fontebasso, G. A. Guardi (Madonna del Rosario nella chiesa di Belvedere presso Aquileia). Notevoli artisti locali furono G. Carneo nel sec. XVII e N. Grassi nel sec. XVIII. Con la caduta della Repubblica di Venezia (1797) e l'annessione all'Austria il Friuli decadde, mentre Trieste, divenuta porto franco nel 1719 e potenziata successivamente da Maria Teresa in funzione antiveneziana (porto settecentesco e città teresiana), acquistò importanza sempre maggiore, assumendo un caratteristico volto ottocentesco (palazzi e chiese neoclassici di G. N. Pertsch, A. Mollari, P. Nobile; edifici neogotici, neorinascimentali ed eclettici, tra cui la sinagoga di R. e A. Berlam, 1910). Tra i pittori locali del periodo neoclassico-romantico si ricordano G. L. Gatteri, C. Dell'Acqua, i Tominz. In seguito alcuni pittori triestini si sono legati alla scuola veneziana (Fragiacomo), altri hanno risentito piuttosto dei movimenti artistici d'oltralpe.

Folclore

Zona prevalentemente montana, dove più a lungo sopravvivono tradizioni e costumi, il F., per la sua posizione geografica, ha subito notevole influsso dalla vicinanza e dagli scambi con Iugoslavi e Tedeschi. Come esempio tipico del diffondersi di usi stranieri si può ricordare lis cidulis, rotelle di abete o di faggio forate nel centro, messe nel fuoco e poi fatte ruzzolare giù da un'altura in occasione del Capodanno o di altre feste d'inizio d'anno o di stagione: nell'atto del lancio, il giovane indica la persona a cui la rotella è indirizzata, in genere con significato di fidanzamento. L'usanza, che si conserva a Pontebba, Arta, Prato Carnico, Ovaro, ecc., proviene dai Paesi tedeschi dove è largamente diffusa, al pari della Svizzera, della Francia e dell'Inghilterra. Essa ha evidente scopo propiziatorio di fertilità e di abbondanza. Come dovunque in Italia, anche nel Friuli sono molto sentite le feste religiose che conservano, accanto alle manifestazioni liturgiche, celebrazioni di origine pagana. Grandi falò su cui è innalzata una croce vengono accesi a Villalta di Chions (Udine) alla vigilia dell'Epifania, dove al senso religioso si allea l'intenzione propiziatoria per il nuovo raccolto. A Cividale l'Epifania viene invece celebrata con la famosa “messa dello spadone” secondo un rituale che risale al sec. XIV: sull'esempio degli imperatori franchi e tedeschi, un diacono col capo coperto da un elmo benedice i fedeli con uno spadone. La tradizione dei falò è viva in tutta la regione e se all'Epifania si vuol propiziare il rinascere in genere di tutta la vegetazione, nel giorno di San Giovanni il fuoco ha il compito di allontanare le bufere, le tempeste, le avversità del tempo che possano guastare le messi. Danze e canti sono diffusi sia nell'area friulana sia in quella della Venezia Giulia. Assai nota la villotta, canto lirico monostrofico con quartine di ottonari a rime alterne o variamente rimate, e la furlana, danza che si balla in tutto l'oriente montano dell'Italia, in ritmo di sei ottavi. Poco portati ormai i bellissimi costumi, che si possono ammirare nei due musei di arti e tradizioni popolari di Udine e di Tolmezzo, dove sono raccolti anche stupendi esemplari dell'artigianato regionale: ferri battuti, rami sbalzati, legni scolpiti, intagliati e intarsiati, mobili rustici, tele e tessuti fatti a mano (tradizione oggi pressoché spenta) e le ceramiche. In tutta l'area giuliana risaltano invece le tradizioni legate ai costumi marinari, alle credenze dove la fantasia si allea ad antiche superstizioni. Le leggende del “gatto marino” che regala pesci d'oro a chi gli dà farina, olio e biscotti, del “folletto” capace di rompere il timone, stracciare le vele, chiamare saette, del “serpente” che avviluppa le barche e impedisce ai bragozzi di navigare, e del “sione” (comune a tutto il folclore adriatico), terribile nembo che scaglia le barche sulla spiaggia, sono ancora narrate con le relative formule di scongiuro. Sempre legato alla tradizione antica il carnevale di Trieste, che si conclude col rogo del fantoccio che lo simboleggia. Tra le celebrazioni più care e più radicate va ricordata la processione del “perdono di Barbana” che si svolge a Grado la prima domenica di luglio dal lontano 1327, anno di terribile pestilenza che ispirò agli scampati un voto ancora osservato, e che porta una fila ininterrotta di barche a recare un'antica immagine bizantina della Madonna fino al santuario dell'isola di Barbana lungo i canali della laguna. Nenie, canti, filastrocche fanno spesso da accompagnamento a feste e consuetudini, come quella dei bambini di Trieste che nel periodo natalizio, a gruppi di tre, in ricordo dei Re Magi vanno a chiedere doni anziché portarli, mentre a Pasqua ragazzi e adulti portano in chiesa i tipici dolci, le “pinze” e le “titole”, affinché vengano benedetti. Se molte tradizioni vanno a poco a poco illanguidendosi nella memoria, la cucina regionale resta tuttavia saldamente ancorata a quelle che sono le vecchie ricette.

Gastronomia

La cucina friulana e quella triestina, che convivono in questa regione, denunciano un fondo comune: la cucina veneta. Un posto larghissimo sulle mense della regione hanno le zuppe, le minestre e i minestroni di fagioli, rape e ogni sorta di verdure, invariabilmente conditi con lardo affumicato, che hanno il loro più tipico esempio nella iota. Tra i piatti di carne vanno citati come specialità d'importazione il gulasch, di origine ungherese, e la costoletta alla viennese, del tutto simile a quella alla milanese ma tagliata nella coscia di vitello. Della carne di maiale si fa largo consumo sia fresca, sia insaccata (luganiga del Carso), sia come prosciutto crudo, stagionato all'aria (celebre quello di San Daniele del Friuli). Il pesce compare raramente sulle mense della regione; fa eccezione Trieste con alcune prelibate specialità: il brodetto, il pesce in savòr, il fritto di scampi. Cibo tipico, popolare in tutto il F., è la brovada, rape bianche fermentate sotto vinacce e trinciate in listerelle, come i crauti; servono di contorno al cotechino (il prelibato musett) e al lesso, insieme alle salse a base di frutta, di semi aromatici e di cren, di derivazione austriaca. Anche la squisita pasticceria risente l'influenza dei Paesi limitrofi; si ricordano la gubana e il pressnitz (dolci pasquali), la potiza natalizia, i chifeleti, gli strucoli, ecc., tutti di pasta dolce e ripieni generalmente di uva secca, noci, mandorle, pinoli, ecc. Ottimi sono anche i vini genuini di produzione locale, dai bianchi (tocai, sauvignon, pinot grigio, picolit, vini del Collio) ai rossi (cabernet, pinot nero, merlot, refosco). Non mancano inoltre i liquori, tra cui il nocino goriziano, lo slivovitz originario della Croazia (distillato dalle prugne), grappe di vinaccia di ottima qualità.

Storia del Friuli

Nel sec. V a. C. il territorio del F. fu invaso dai Carni e agli inizi del sec. II dai Galli, contro i quali i Veneti chiesero l'intervento dei Romani: questi debellarono gli invasori e nel 181 a. C. fondarono la colonia di Aquileia che, divenuta ben presto una delle più fiorenti dell'Impero, riuscì a respingere le invasioni dei Cimbri (101 a. C.), dei Quadi e dei Marcomanni (167 d. C.). Superstite alle devastazioni germaniche dei secoli successivi, Aquileia fu però saccheggiata e quasi completamente distrutta da Attila nel 452. I Longobardi, che presero possesso del territorio friulano tra il 568 e il 570, posero la loro capitale a Forum Iulii, l'odierna Cividale, che nel sec. VII fu gravemente danneggiata dalle incursioni degli Avari e degli Slavi. Carlo Magno annesse la regione alla Marca d'Austria, suddivisa nell'828 nei quattro margraviati di Verona o del F., di Istria-Carniola, di Carinzia e della Bassa Pannonia: nel 1077 Enrico IV affidò il governo del margraviato al patriarca di Aquileia, coadiuvato da un Parlamento di laici ed ecclesiastici e di rappresentanti dei Comuni. Nella prima metà del sec. XIII il patriarca Bertoldo di Andechs fondò Udine: la rivalità con Cividale sorse ben presto e culminò nel 1382, quando Udine chiese l'aiuto di Venezia a sostegno del patriarca Filippo di Alençon. Nel 1419 Cividale capitolò a Venezia, di cui in seguito il F. seguì le sorti: nel 1797 il Trattato di Campoformio lo assegnò con l'Istria all'Austria. Parte del Regno Italico dal 1805 al 1814, con la Restaurazione tornò all'Austria, a cui restò fino al 1918, tranne la provincia di Udine che fu riconquistata dall'Italia nel 1866. Durante la II guerra mondiale gli Slavi occuparono Trieste, Gorizia e l'Istria: il trattato di pace del 1947 assegnò alla Iugoslavia le province di Fiume e di Pola e gran parte di quella di Gorizia e costituì il Territorio Libero di Trieste. Nel 1947 il F. è stato incluso nella regione amministrativa Friuli-Venezia Giulia.