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Regione (5416 km2; 1.701.788 ab.) dell'Italia
sett., affacciata a S al Mar Ligure e delimitata dal territorio
francese a W, dal Piemonte e dall'Emilia-Romagna a N, dalla Toscana
a E. Capoluogo regionale è
Genova: amministrativamente è divisa nelle province di Genova,
Imperia,
La Spezia e
Savona. Il nome Liguria, di origine antichissima, deriva dai
Liguri, che furono i primi abitatori non solo dell'odierna regione
amministrativa, ma anche di un vastissimo territorio esteso tra il
Rodano e l'Arno. Nella divisione dell'Italia fatta in età augustea,
la IX Regio Liguria aveva un'estensione assai maggiore di quella
attuale, comprendendo anche il versante sett. dell'Appennino fino al
Po. Anche in seguito il termine fu impiegato a lungo a indicare una
regione più vasta dell'attuale, come è attestato dalla presenza di
toponimi con l'apposizione “ligure” al di fuori degli odierni
confini amministrativi.
Geografia fisica - La Liguria, la meno estesa,
dopo la Valle d'Aosta, fra le regioni dell'Italia sett., si estende
ad arco dalla foce della Roia a quella della Magra, comprendendo il
versante meridionale delle Alpi Liguri e dell'Appennino Ligure
separati dal Colle di Cadibona (limite convenzionale tra il sistema
alpino e quello appenninico), nonché un vasto settore del versante
padano. Non ha confini naturali, ma tuttavia presenta una sua
individualità geografica. Il territorio è prevalentemente montuoso o
collinare, con stretti lembi pianeggianti lungo alcuni tratti
costieri o in corrispondenza di alcune basse valli alluvionali. I
rilievi più elevati sorgono nel settore occid. della regione (m.
Saccarello, 2200 m), dove il paesaggio assume aspetti decisamente
montani; procedendo verso E, le altitudini diminuiscono e nel
paesaggio prevalgono sempre più profili morbidi, interrotti di tanto
in tanto da sproni rocciosi. Se nell'insieme la struttura della
regione appare piuttosto semplice, essa risulta invece assai
articolata e con una grande varietà di aspetti se la si considera
più analiticamente.
Idrografia - Numerose valli incidono i rilievi
montuosi. Quelle del versante meridionale sono in gran parte
trasversali all'orientamento del rilievo e sono percorse da corsi
d'acqua dal regime per lo più torrentizio; le maggiori, percorse
dall'Arroscia, dal Lavagna e dal Vara, si sviluppano invece
longitudinalmente. A N della fascia di displuvio il rilievo è inciso
dalle alte valli di alcuni corsi d'acqua tributari del Po: le
principali sono quelle del Tanaro, della Bormida di Millesimo, della
Bormida di Spigno, della Scrivia, della Trebbia e dell'Aveto .
Questi corsi d'acqua hanno un regime abbastanza regolare; non così
quelli che tributano al Mar Ligure, caratterizzati in genere da
percorsi brevi, pendenze sensibili, bacini di modesta ampiezza e
alimentazione idrica quasi esclusivamente pluviale e molto
irregolare, per cui presentano un regime marcatamente torrentizio
con forti variazioni fra le massime, in autunno e in primavera, e le
minime, nei mesi estivi e in quelli invernali.
Clima - L'esposizione a Mezzogiorno di buona
parte del territorio, la disposizione dei rilievi montuosi a
protezione contro gli influssi continentali padani e il lungo
sviluppo della fascia costiera sono i fattori principali che rendono
particolarmente mite il clima di buona parte della Liguria. Sul
versante meridionale le condizioni del clima sono tipicamente
mediterranee, con limitate escursioni termiche, inverni dolci ed
estati fresche e ventilate; nelle aree più elevate dell'interno e
sul versante padano il clima assume caratteri sempre più
continentali. Le precipitazioni vanno crescendo da W a E: negli alti
bacini della Trebbia e dell'Aveto superano i 2000 mm annui, in
alcuni settori perfino i 3000 mm.
Geografia umana - La popolazione ligure, negli
ultimi decenni, ha registrato un costante decremento, passando da
1.853.578 ab. nel 1971 a 1.807.893 ab. nel 1981, a 1.701.788 ab. nel
1991. Come in altre regioni italiane, tale calo è dovuto al saldo
naturale negativo, non più compensato dal saldo migratorio. Infatti
a un coefficiente di natalità di poco superiore al 6‰ (è del 9,8
quello nazionale) si contrappone un coefficiente di mortalità del
13,2‰ (di 4 punti superiore a quello nazionale, che è del 9,3‰). Dal
canto loro i movimenti migratori sono diminuiti: in particolare,
risultano irrilevanti i flussi di popolazione tra le quattro
province liguri, mentre un po' più sensibili rimangono quelli dai
comuni delle aree montane interne a scarso reddito verso i comuni
costieri, dove migliori sono le condizioni di vita e maggiori le
offerte di lavoro sia nel settore industriale sia in quello delle
molteplici attività connesse con il turismo. Di segno positivo,
anche se molto contenuto, sono gli scambi con l'esterno; quasi la
metà dei flussi riguarda le altre regioni italiane. La densità
demografica è molto elevata (314 ab./km2), la più elevata anzi fra
le regioni italiane dopo la Campania e la Lombardia; ma tale valore
non rispecchia affatto la reale distribuzione della popolazione, che
si addensa lungo la Riviera di Ponente e la Riviera di Levante e
specialmente nei più grossi centri urbani: infatti lungo un arco di
200 km, vive accentrato in centri compatti più o meno grandi ca.
l'85% dei residenti liguri. Sui rilievi dell'interno il velo
demografico si assottiglia sensibilmente passando a valori inferiori
ai 50 ab./km2 e in alcune zone a valori al di sotto dei 25 ab./km2.
Economia - La conformazione del territorio ligure
ha sempre spinto l'economia locale a orientarsi prevalentemente
verso il mare, ovvero al commercio, e secondariamente alla
valorizzazione intensiva dello spazio utile dell'immediato
entroterra ottenuta, nei tempi più recenti, attraverso una forte
specializzazione nelle colture pregiate. Nell'ultimo secolo anche
l'industria è riuscita ad avere sviluppi significativi, tanto da
individuare nella regione uno dei vertici del cosiddetto “triangolo
industriale” italiano delineatosi nel dopoguerra, andando però
incontro in ultimo a fenomeni involutivi. Pieno e continuo sviluppo
ha conosciuto il turismo , la cui capillare presenza nei centri
costieri contribuisce a fare della Liguria una delle realtà
socio-economiche italiane a più forte predominanza terziaria (oltre
il 72% della forza lavoro e di creazione di reddito). Malgrado gli
indubbi punti di forza del sistema produttivo, la crisi che ha
colpito negli ultimi decenni alcuni comparti (industria pesante e
trasporti in primo luogo) e, più in generale, la congestione del
capoluogo regionale, hanno limitato la dinamica di crescita
dell'economia ligure rispetto a quella di altre parti del Paese,
pure tradizionalmente meno ricche e sviluppate: il prodotto interno
lordo pro capite si attesta infatti solo al settimo posto su scala
nazionale, superando nel Settentrione unicamente quello friulano,
così come più elevato è il tasso di disoccupazione rispetto anche al
valore medio dell'Italia centrale. Il settore primario ha conosciuto
un esodo rurale molto intenso dalle aree montuose interne,
costituenti il 65% ca. della superficie territoriale, ed è giunto
negli anni Novanta a svolgere un ruolo particolarmente ridotto: esso
nel confronto interregionale pone la Liguria agli ultimi posti nella
considerazione sia occupazionale (5,6% nel 1990, superiore solo ai
dati lombardo, friulano, toscano e laziale) sia di partecipazione al
processo di accumulazione (2,4%, superiore solo ai dati lombardo e
valdostano). Malgrado ciò lastruttura del sistema agricolo mantiene
una certa robustezza, che si esprime in una produttività superiore
alla media italiana grazie alla specializzazione colturale e alla
qualità dei prodotti. Le colture sono intensive e pregiate , sempre
di reddito elevato: predominano gli orientamenti floricolo (oltre il
50% del vendibile lordo; soprattutto garofani e rose) e
ortofrutticolo (primizie, pesche), che trovano sede sulle coste e
nelle vallate digradanti verso il mare, spesso basati sulla
coltivazione in serra . Di rilievo non per volumi produttivi ma per
qualità sono infine le tradizionali colture dell'olivo (Riviera di
Ponente) e dell'uva da vino (Cinque Terre) . La zootecnia è presenza
marginale, così come sottodimensionata in relazione all'estensione
costiera rimane la pesca, disincentivata dall'attrazione della forza
lavoro da parte di altre occupazioni marinare e penalizzata da varie
e prolungate forme di inquinamento (ne proviene solo il 4% del
pescato nazionale). Il settore secondario negli ultimi anni ha
subito un sensibile ridimensionamento, tanto da far arretrare la
Liguria per il suo rilievo economico e occupazionale dietro la
maggior parte delle altre regioni: si è trattato del resto non solo
di una crescita più modesta di quella del settore terziario, ma
anche del verificarsi nell'area metropolitana di fenomeni di
deindustrializzazione. Ruolo limitato hanno le attività estrattive,
riguardanti i soli materiali da costruzione (nota l'ardesia di
Lavagna), mentre significativa al contrario è la specializzazione
nell'industria energetica (da centrali termiche legate alla funzione
portuale), che riesce a esportare elettricità pari al doppio del
consumo interno. Fra le attività manifatturiere prevalgono le
branche fornitrici di prodotti di base: siderurgia (polo a ciclo
integrale di Cornigliano ), metallurgia e petrolchimica, concentrate
fra Genova e Savona, dopo essere state elementi di forza della
struttura produttiva regionale ne costituiscono però oggi fattori di
debolezza, ostacolandone la riconversione. In crisi è pure la grande
cantieristica; sono altresì presenti aziende che operano
nell'elettromeccanica e nella trasformazione alimentare (oleifici e
pastifici, che tendono però a essere controllati da gruppi esterni).
Nel settore terziario essenziale, anche per lo sviluppo storico
attuato, è la funzione portuale, rispetto sia ad altre attività di
servizio (assicurazioni, finanza, trasporti, ecc.) sia a quelle
industriali: fulcri ne sono i bacini di Genova e Savona, naturali
sbocchi al mare dell'industria padana. Il porto di Genova
(nonostante la grave crisi degli ultimi anni dovuta in parte
all'affermarsi del porto di Livorno) vanta comunque il primato fra
quelli italiani per movimento complessivo qualificandosi come uno
dei maggiori in Europa, mentre quello di Savona, più legato all'area
torinese, risulta specializzato nell'importazione di combustibili:
entrambi risentono comunque della concorrenza di altri porti
mediterranei (soprattutto di quello di Marsiglia), non potendo
contare su adeguate infrastrutture di trasporto, ostacolate dalla
stessa morfologia del territorio, e non avendo goduto di tempestivi
interventi di ammodernamento organizzativo e delle attrezzature.
Elemento trainante nell'economia regionale è stato anche il turismo
, favorito dalla bellezza dei paesaggi e dalla mitezza del clima;
caratterizzato dall'estendersi più del fenomeno della seconda casa
che della ricettività alberghiera, tendenzialmente di alto livello,
esso ha sfruttato oltre misura le risorse ambientali, fino a creare
situazioni di degrado lungo quasi l'intero litorale (eccezione è la
zona delle Cinque Terre, a causa dell'isolamento da vie di
traffico).
Storia - All'inizio dell'epoca storica i Ligyes o
Ligures occupavano una vasta zona estendentesi dalla Francia
meridionale ai corsi del Serchio, del Po e del Ticino, lungo tutto
l'arco dell'Appennino sett. fino al Mar Tirreno e sui due versanti
delle Alpi Occidentali. Venuti in contatto con Etruschi, Fenici e
Greci, nel sec. III a. C. si divisero in due blocchi: i Genuates si
allearono con Roma, mentre le tribù della Riviera di Ponente si
schierarono con Cartagine; l'occupazione di Clastidium (oggi
Casteggio) presso Voghera (197 a. C.), la sottomissione dei Liguri
Friniati (187-180 a. C.), le spedizioni contro gli Ingauni, i Liguri
Stazielli (173 a. C.), i Valeati, gli Oxobii e altre tribù ribelli,
le costruzioni delle grandi vie Postumia, Aemilia Scauri e Iulia
Augusta furono le principali tappe della colonizzazione romana della
regione che, con parte del Piemonte, ebbe il nono posto
nell'ordinamento augusteo e nell'89 a. C. ottenne la cittadinanza
romana. Centri principali erano Genova, Vado, Portofino, Sestri
Levante, Ventimiglia, Albenga e Luni. Dopo la caduta dell'Impero
romano, nel 538 d. C. la Liguria divenne provincia bizantina
(Provincia Marittima Italorum) e subì poi invasioni da parte degli
Eruli e dei Goti. Nel 643 fu sottomessa dai Longobardi di Rotari e
frequenti si fecero lungo le coste liguri le scorrerie dei Saraceni
e dei Normanni. Verso la metà del sec. X Berengario II suddivise la
Liguria nelle tre marche dell'Obertenga (a E), dell'Aleramica (al
centro) e dell'Arduinica (a W), che nei due secoli seguenti si
frazionarono a loro volta in un gran numero di feudi più o meno
estesi. In età comunale risorsero i grandi centri costieri, prima
fra tutti Genova; questa, nel tentativo di sottomettere tutto il
retroterra e le due riviere, riuscì a stabilire propri capisaldi a
Taggia e a Sanremo (979), a Portovenere (1113), a Ventimiglia
(1140), a Porto Maurizio (1184), a Diano (1195); nel 1256 si
piegarono anche Lerici e Trebbiano, nel 1279 Oneglia e più tardi
Sarzana e Pietrasanta. Nel 1284 la “Superba” Genova sconfisse alla
Meloria la flotta pisana. La lotta per la supremazia non fu però
facile: i centri della Riviera di Ponente si allearono infatti
contro Genova prima con Federico II di Svevia e poi con Carlo d'Angiò.
Nel 1313 le rivalità tra guelfi e ghibellini portarono alla lotta
civile all'interno di Genova; i ghibellini, espulsi dalla città
(1317), si ritirarono a Savona a organizzare l'opposizione, trovando
alleate Albenga, Lerici, Chiavari e Finale, e la lotta fra le due
fazioni continuò con sorti alterne fino al 1528; nel frattempo a
Genova, dopo l'istituzione del dogato (1339), si susseguirono le
dominazioni di Giovanni Visconti (1353), di Carlo VI di Francia
(1396), del marchese del Monferrato e poi di nuovo dei Visconti
(1421) e dei Francesi e si inasprì la rivalità con Venezia. Nel
1528, infine, Genova trionfò su Savona e la Liguria trovò la sua
quasi completa unità sotto l'energica dittatura di Andrea Doria
(1528-60). Attaccata nel 1648 dai Francesi e occupata nel 1746 dagli
Austriaci (cacciativi dalla rivolta popolare di “Balilla”), nel
1797, con la Rivoluzione francese, la Repubblica di Genova scomparve
e venne creata la Repubblica Ligure, che nel 1805 fu aggregata
all'Impero francese e divisa nei dipartimenti di Montenotte (con
capol. Savona), di Genova e degli Appennini (con capol. Chiavari).
Nel 1815 il Congresso di Vienna decise che la Liguria, col nome di
Ducato di Genova, fosse annessa al Regno sabaudo. Grande parte ebbe
infine il popolo ligure nel movimento risorgimentale e nella
Resistenza al nazifascismo.
Archeologia - La necropoli ligure del 700 a. C.
rinvenuta a Chiavari (con tombe a cassetta entro recinti di pietra e
grande varietà di urne funerarie) e il sepolcreto di Genova del sec.
V-IV a. C. (con vasi figurati importati dalla Grecia) smentiscono in
parte l'arretratezza dei Liguri di cui parlano gli autori classici.
In età romana la Liguria, attraversata dal percorso dell'attuale via
Aurelia, della via Aemilia Scauri sino aSavona e quindi della via
Iulia Augusta, era un importante passaggio tra Roma e le province
galliche e iberiche. A La Turbie, poco oltre il confine con la
Francia, è il grandioso monumento eretto da Augusto (6 a. C.) a
ricordo della sottomissione di 45 popoli alpini, dall'Adriatico al
Tirreno. Tra i centri archeologici più importanti sono Albium
Intemelium (Ventimiglia) e soprattutto Luni presso Ortonovo, la più
antica colonia romana in territorio ligure (177 a. C.).
Arte - Al sec. V risale probabilmente il più
importante edificio paleocristiano della regione, il battistero di
Albenga, che conserva all'interno un mosaico coevo. Nel periodo
romanico la Liguria non ebbe una scuola regionale autonoma. Dapprima
prevalse l'influenza lombarda (S. Paragorio di Noli, sec. XI), poi
quella provenzale (volta a botte in S. Donato di Genova), borgognona
(torri nolari di S. Donato a Genova e di S. Fruttuoso a Portofino) e
soprattutto pisano-lucchese, cui si deve il diffondersi del
paramento murario a fasce bianche e nere e il prevalere della
struttura basilicale (S. Maria di Castello e l'originario duomo di
S. Lorenzo a Genova). Si formò così nella regione uno stile che, pur
accogliendo elementi gotici, resta nella sostanza tardoromanico (S.
Stefano, S. Giovanni di Prè a Genova, S. Salvatore dei Fieschi
presso Lavagna, SS. Giacomo e Filippo di Andora, tutte del sec. XIII).
La facciata del duomo di Genova, a due torri, tre portali, atrio e
loggia all'interno, è un esempio di architettura gotica di tipo
francese (seconda metà del sec. XIII). Assai ricca l'architettura
civile dei sec. XIII-XV, caratterizzata da edifici a paramento
bicromo e logge aperte a pianterreno (Genova, Taggia, Chiavari) e da
torri (Noli, Albenga, Savona), spesso coronate da più ordini di
archetti (Genova, Lerici). La storia della scultura gotica in
Liguria è fatta prevalentemente di apporti esterni, francesi
(portali del duomo di Genova, sec. XIII), pisani (tomba di
Margherita di Brabante, di Giovanni Pisano, 1314, di cui si
conservano parti nella Galleria di palazzo Bianco a Genova; tomba di
Guarnerio degli Antelminelli, figlio di Castruccio Castracani, in S.
Francesco a Sarzana, di Giovanni di Balduccio) e lombardi (i maestri
Antelami). Lo stesso si può dire della pittura. Alla fine del sec.
XIII operava a Genova il pistoiese Manfredino d'Alberto, nel 1393-98
il senese Taddeo di Bartolo (da cui dipende il maggior pittore
locale, Niccolò da Voltri, notizie 1385-1417), nel 1400-16 il pisano
Turino Vanni. Nel sec. XV l'architettura restò legata alle forme
tradizionali. Il Rinascimento si affermò invece nella scultura, per
il tramite dei maestri lombardi (cappella di S. Giovanni Battista
nel duomo di Genova, di Domenico ed Elia Gaggini, 1450-65) e toscani
(Benedetto di Rovezzano, Matteo Civitali, Andrea Sansovino), e nella
pittura, dove tennero il campo i fiamminghi (Annunciazione di Giusto
di Ravensburg in S. Maria di Castello a Genova, 1451) e i lombardi
(il pavese Donato de' Bardi, attivo nel secondo quarto del secolo;
il bresciano Vincenzo Foppa, attivo a Genova e a Savona tra il 1461
e il 1490; il milanese Carlo Braccesco; i piemontesi Giovanni Mazone
e Luca Baudo). Influenze fiamminghe giunsero indirettamente anche
dalla Provenza (Ludovico Brea). Nei primi decenni del sec. XVI
operavano ancora a Genova il pavese Pier Francesco Sacchi
(aggiornato su Leonardo) e i fiamminghi Gerard David e Joos van
Cleve. Ma nel 1528 il principato di Andrea Doria segnò insieme il
rapido aggiornamento sulla cultura artistica romana (e quindi la
fine della tradizione lombardofiammingo-provenzale) e
l'accentramento a Genova di ogni attività artistica.Solo nel campo
delle arti applicate la produzione continuò, sempre più ricca e
qualitativamente elevata, sino alla grande fioritura
sei-settecentesca, anche negli altri centri della regione (ceramiche
di Savona, Albisola, Genova; argenti di Savona, Genova, Campo
Ligure; damaschi di Zoagli; merletti di Rapallo e Santa Margherita;
“mezzari” di Sampierdarena; mobili intarsiati, scolpiti e dorati,
ecc.).
Folclore - Aperti agli scambi e agli influssi di
culture esotiche, specie orientali, nella fascia costiera e
ristretti per secoli nelle tradizioni di un'economia agricola e
silvo-pastorale basata sull'autosufficienza nella fascia montana,
dove si riscontrano penetrazioni delle confinanti culture provenzale
e padana, i Liguri hanno conservato, nelle manifestazioni della
propria vita sociale, un carattere tuttavia alquanto unitario,
esemplificato nell'indole sobria e taciturna, cui fa da valvola di
sfogo il proverbiale “mugugno”, e in un forte sentimento religioso.
Al repertorio di credenze e consuetudini del mondo rurale si rifanno
le poche sopravvivenze, peraltro in via di estinzione, dell'interno,
dove la chiusa economia contadina si riflette nelle forme stesse
dell'architettura spontanea (dalle case coi tetti di ardesia a
quelle del litorale, ai barchi, o capanni per il fieno, con il tetto
mobile di paglia sorretto da quattro pali); nell'uso talvolta di
attrezzi arcaici come le lese, o slitte per il trasporto dei covoni;
nell'alimentazione (con cibi e dolci tradizionali come la farinata,
le focaccine di farro e le torte di castagne); nelle leggende che
parlano di lupi (Cinque Terre), di streghe (montagna savonese) o di
Re Magi che la notte dell'Epifania passano sui monti (Val Nervina);
nelle forme superstiti di medicina popolare (Valle dell'Entella,
ecc.); nelle manifestazioni che accompagnano gli sponsali
(soprattutto rumori e suoni irriverenti nel caso di nozze tra
vedovi); nella canzone popolare (canti lirici ed epico-lirici con
influssi provenzali in Val Nervina, stornelli nelle vallate
orientali); nelle reminiscenze dei maggi drammatici (Val di Vara) e
nelle forme di danza; nella religiosità che in passato spingeva i
pastori delle Alpi Marittime al santuario di Monte Bego.
Nell'angusta fascia costiera un vivo folclore marinaro anima
l'emporio di Genova come la ciaza del villaggio, la strada centrale
(un tempo fosso scavalcato da ponti) su cui prospettano schiere di
case a vivaci colori (Portofino, Cinque Terre) e il dedalo di vicoli
(carugi) e gradinate (arpaie). Testimonianze del secolare rapporto
col mare sono nelle canzoni popolari che parlano di antiche paure e
di naufragi; nelle leggende cristiane legate a sante reliquie che si
dicono portate o miracolosamente arrivate dall'Oriente (come
l'ampolla col sangue di Cristo che si vuole arrivata a Luni nel 782
su un naviglio senza equipaggio e senza vela e ora conservata nella
cattedrale di Sarzana) o a immagini ritenute miracolose (come il
quadro della Madonna di Lampedusa, presso Fiumara di Taggia, che
servì da vela a un certo Anfosso per sfuggire agli infedeli
dall'isola di Lampedusa); nella devozione di santi protettori
invocati dai marinai durante la tempesta (soprattutto la Vergine,
ricorrente con varie denominazioni in affreschi e tabernacoli su
porte e case di tutta la regione: oltre 47.000 soltanto a Genova) e
celebrati in una serie innumerevole di santuari, mete di solenni
pellegrinaggi e non di rado ricchi di oggetti, raffigurazioni di
scampati naufragi e modelli di navi offerti in ex voto; infine nelle
forme di esorcizzazione presenti sia negli scongiuri pronunciati per
“tagliare” le trombe marine sia nelle grandi feste marinare che
comprendono processioni e gare di barche, fiaccolate e la
benedizione delle onde (Alassio, Noli, Savona, Camogli, San
Fruttuoso, dove si pratica la devozione al “Cristo degli abissi”,
Sestri Levante, Portovenere, La Spezia, base del “palio del golfo”,
Lerici). All'attività peschereccia si ricollega la moderna sagra del
paese di Camogli, con distribuzione di pesce fritto in un gigantesco
padellone; all'attività floricola che è base dell'economia dell'Imperiese
è legata con funzioni promozionali la “battaglia dei fiori” di
Ventimiglia. Decadute sono invece le manifestazioni un tempo
suscitate dal carnevale, ricordato a Genova dalle maschere locali di
Geppin, di Nena e del Marchese. Tra le ricorrenze religiose
dell'arco annuale conservano particolare rilievo le celebrazioni
della settimana santa (soprattutto nelle processioni di Savona,
Triora e Pigna), mentre forme di drammaturgia popolare permangono
nella rappresentazione annuale, a Varazze, di scene della vita di
Santa Caterina da Siena. Nel canto popolare, peculiare della Liguria
e, in modi molto elaborati, dell'area genovese, è il trallallero,
una forma particolarmente complessa di polivocalità eseguita da vere
e proprie “squadre di canto”. Una cospicua attività artigianale si
esprime nella produzione di ceramiche (talvolta con la
collaborazione di famosi pittori e scultori contemporanei) ad
Albisola, di vetri artistici (fin dal sec. XI) ad Altare, di pizzi a
tombolo a Santa Margherita Ligure e dintorni, di sedie (assai note
per leggerezza ed eleganza) e di macramé (asciugamani di lino con
frange lavorate a mano) a Chiavari, di velluti a Zoagli, di fustagni
e coperte di lana a Borzonasca in Val d'Aveto, di utensili in legno
nelle Cinque Terre. Tra le istituzioni culturali si cita, per le
documentazioni e gli studi condotti anche sulle manifestazioni della
cultura popolare della regione, l'Istituto internazionale di studi
liguri presso il Museo Bicknell di Bordighera.
Gastronomia - Il panorama gastronomico della
Liguria rispecchia fedelmente quello di Genova, salvo le varianti e
le specialità delle due riviere che convergono nella metropoli
marinara. Il carattere dominante di questa cucina è dato dall'olio,
fornito dagli oliveti della regione. Tipico è anche l'impiego di una
estesa gamma di erbe aromatiche, di funghi, pinoli, tartufi, che
danno sapore e profumo spiccato alle vivande (il pesto, il tocco, l'agliata,
il preboggion) e servono a condire minestroni e trenette, a riempire
ravioli e pansoti. Su tutta la Riviera si fa grande uso di pesce,
sia in frittura sia nelle zuppe di pesce e crostacei che presentano
varianti secondo le località: dalla bouillabaisse di Ventimiglia,
Bordighera e Sanremo al ciuppin di Savona, dalla zuppa di datteri di
La Spezia e di Portovenere alla buridda. Le verdure sono presenti
nel cappone magro e nelle torte salate: la tradizionale torta
pasqualina e le varie focacce alla salvia, alle olive, ai pinoli,
ecc. Poca parte ha invece la carne in genere, rappresentata dalla
cima ripiena, e quasi assenti sono le specialità suine. Tra i dolci
più diffusi, i ravioli dolci, il pan dolce, i biscotti all'anice, i
marzapani e i canditi, frutto di una fiorente industria da Genova a
Savona. La viticoltura e la produzione del vino sono limitate. La
Val Polcevera produce il tipo più apprezzato: il coronata; nella
provincia di La Spezia è celebre il vino delle Cinque Terre, e
soprattutto lo sciacchetrà, mentre nella Riviera di Ponente si
ricordano il pigato d'Albenga, il vermentino e il rossese di
Dolceacqua. |