Le Regioni italiane: la storia, il territorio, l'economia, l'arte, la cultura.

Lombardia

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Regione (23.857 km2; 8 milioni 940.594 ab.; capoluogo: Milano) dell'Italia settentrionale, confinante con la Svizzera a N e delimitata dal Piemonte a W, dall'Emilia-Romagna a S, dal Trentino-Alto Adige e dal Veneto a E, amministrativamente è divisa nelle province di Bergamo, Brescia, Como, Cremona, Lecco e Lodi (entrambe istituite nel 1992), Mantova, Milano, Pavia, Sondrio e Varese.

Nelle sue linee generali la Lombardia si presenta come un grande quadrilatero che si estende dallo spartiacque alpino al Po e dall'allineamento Verbano-Ticino a quello Benaco-Mincio. I confini della circoscrizione amministrativa, però, sono assai meno regolari. A SW la Lombardia comprende la Lomellina, alla destra del Ticino, e l'Oltrepò Pavese, a S del Po; a SE, in prov. di Mantova, due fasce pianeggianti alla destra del Po e alla sinistra del Mincio; a NE ne sono escluse le Valli Giudicarie. Ancor più irregolare e frutto di complesse vicende storiche è il confine sett. con la Svizzera, che lascia a quel Paese il territorio del Canton Ticino; più a E il confine segue la linea spartiacque tra il Mar Adriatico a S, il Mare del Nord e il Mar Nero a N, lasciando però in territorio elvetico l'alta Val Bregaglia e la Val di Poschiavo, tributarie del Po tramite l'Adda, e comprendendo in territorio lombardo le valli di Lei e di Livigno, che tributano rispettivamente al Mare del Nord tramite il Reno e al Mar Nero tramite i corsi dell'Inn e del Danubio.

Morfologia

La struttura morfologica del territorio è alquanto semplice nelle sue grandi linee: a N si eleva una fascia di alti rilievi montuosi, cui succede a S un'ampia fascia pianeggiante, che costituisce buona parte della sezione centr. della Padania. Un sistema di solchi vallivi longitudinali alla disposizione della catena alpina (Val di Corteno, media e bassa Valtellina, ecc.) separa i rilievi delle Alpi a N da quelli prealpini a S. Rientrano nei limiti amministrativi della Lombardia solo una parte piuttosto esigua delle Alpi Lepontine, costituita dal versante orient. della Catena Mesolcina, e un settore assai più esteso delle Alpi Retiche, separato dalle precedenti dal solco vallivo trasversale della Mera e del Liro e comprendente il gruppo montuoso del m. Disgrazia (3678 m), il versante merid. di quello del Bernina e, al limite con il Trentino-Alto Adige, parte dei due massicci dell'Ortles-Cevedale e dell'Adamello, separati dal Passo del Tonale. A S si elevano i rilievi preappenninici, costituiti in prevalenza da rocce calcaree. Della fascia prealpina fanno parte i rilievi della regione compresa tra i laghi Maggiore e di Como e specialmente la catena delle Alpi Orobie, profondamente incise da lunghe valli trasversali (Brembana, Seriana, Camonica, Trompia, Sabbia). Ai piedi dei rilievi prealpini succede verso S un sistema irregolare di basse e molli ondulazioni moreniche.

Idrologia

Graduale e spesso inavvertito è il passaggio dalla fascia collinare all'alta pianura lombarda, costituita da materiali incoerenti e permeabili e incisa profondamente dai solchi vallivi dei fiumi che scendono dalle Prealpi. Ancor più graduale è il passaggio alla bassa pianura impermeabile e ben irrigata, segnato dalla fascia dei fontanili o risorgive. Se si escludono le valli di Lei e di Livigno, l'intero territorio lombardo convoglia le sue acque al Po, che segna buona parte del confine amministrativo meridionale. Al Po scendono da sinistra i f. Sesia, Ticino, Lambro, Adda, Oglio e Mincio, da destra i t. Scrivia e Staffora e il f. Secchia. I principali fiumi alpini, e cioè il Ticino, l'Adda, l'Oglio e inoltre il Mincio, immissario del Lago di Garda con il nome di Sarca, scendono dalle Alpi lungo tronchi vallivi longitudinali e trasversali al sistema alpino, alimentano i vasti bacini lacustri prealpini (rispettivamente il Lago Maggiore o Verbano, il Lago di Como o Lario, il Lago d'Iseo o Sebino e il Lago di Garda o Benaco), che ne regolano il regime idrico, e attraversano infine la pianura con un corso orientato a SE. Di questi laghi solo quelli di Comoe d'Iseo sono interamente lombardi; il Lago Maggiore è posto invece al confine con la Svizzera, come il vicino Lago di Lugano (o Ceresio), e con il Piemonte; quello di Garda al confine con il Veneto e con il Trentino-Alto Adige. Altri bacini lacustri meno estesi sono il Lago d'Idro nella valle del Chiese e quelli di Varese, Annone, Pusiano e altri minori.

Clima

Il clima, di tipo semicontinentale, presenta notevoli differenze da zona a zona, dovute a fattori diversi quali specialmente l'altitudine, l'esposizione al sole, l'orientamento degli assi vallivi e la loro ampiezza, la presenza di bacini lacustri e di ghiacciai. Le regioni alpina e prealpina sono abbondantemente irrorate con massimi pluviometrici superiori ai 3000 mm e presentano accentuate escursioni termiche giornaliere; la fascia pedemontana, bene esposta al sole e ventilata, offre le migliori condizioni climatiche, mentre la pianura presenta caratteristiche tipicamente continentali con precipitazioni di media entità, prevalentemente primaverili e autunnali, nebbie persistenti e forti escursioni termiche annue.

Demografia

La Lombardia è la regione più popolosa fra quelle italiane; la sua popolazione rappresenta il 15,6% del totale nazionale, la sua densità demografica è di 375 ab. per km2, ma con estremi di 1907 ab. per km2 per la prov. di Milano e di 54 per quella di Sondrio. Lo sviluppo demografico negli ultimi decenni è stato intenso, determinato in larga misura dai movimenti immigratori da altre regioni italiane, specialmente dal Meridione. La popolazione si addensa nella fascia pedemontana e nell'alta pianura, mentre il velo demografico si assottiglia progressivamente verso la bassa pianura, prevalentemente agricola, e assai più bruscamente verso la regione montuosa, scarsamente abitata, entro la quale però si spingono lunghe e strette strisce di media densità in corrispondenza delle maggiori vallate alpine. Intenso permane il fenomeno dello spopolamento montano e della fuga dalla campagna, per cui le differenze nella distribuzione demografica tendono sempre più ad accentuarsi. Il comune di Milano e il suo hinterland sono quelli che hanno avuto la dinamica demografica più intensa. Tuttavia, negli ultimi anni, l'accentramento demografico (ma anche quello industriale) su Milano ha ceduto il posto a un più ampio distribuirsi degli insediamenti abitativi (e delle attività secondarie), sia sull'ampia regione-città, espansasi a N del capoluogo, sia in alcune città intermedie, come Brescia e Bergamo.

Economia

Fornendo ca. un quinto del reddito nazionale, la Lombardia è la regione più ricca fra quelle italiane. Tale primato è stato raggiunto e consolidato ormai da molti decenni grazie alla fertilità dei suoi terreni, che hanno favorito lo sviluppo di un'agricoltura moderna fortemente meccanizzata, all'eccellente posizione alla convergenza di alcune fra le principali direttrici dei traffici, nell'ambito della Padania e fra l'Italia centro-sett. e i Paesi d'Oltralpe, e all'intraprendenza dei suoi abitanti, che hanno approfittato di tale favorevole congiuntura per avviare per tempo un processo industriale che, iniziato nel secolo scorso innestandosi su un'antica e apprezzata tradizione artigianale, non ha conosciuto finora pause o incertezze. Il sistema produttivo vanta quindi una notevole diversificazione che permette a ogni settore di essere presente in forma articolata e completa, sia per la gamma di prodotti e servizi offerti sia dimensionalmente; notevole è altresì la sua apertura agli scambi internazionali. Al di là dei primati raggiunti da ciascuno di essi in termini quantitativi, la supremazia assunta nel contesto italiano si esprime comunque con grande risalto nella concentrazione di centri di comando di interesse nazionale e internazionale che pongono la Lombardia in posizione di interlocutrice a pari livello con le regioni forti europee, facendone quasi un elemento di mediazione fra i due spazi. Nel confronto intersettoriale il primato ha un peso, oggi molto ridotto, nella considerazione sia occupazionale sia di contributo alla formazione del reddito, segnando in assoluto i minimi valori in Italia (rispettivamente 3,3% e 1,8%), equivalenti a quelli delle realtà estere a economia più evoluta: la limitatezza di tali dati percentuali riflette appunto una solidità di strutture inversamente proporzionale, basata su un'elevata meccanizzazione, sul ricorso a qualificati servizi e quindi sull'investimento di ingenti capitali che trova riscontro nel raggiungimento del livello massimo di produttività registrato. Esistono certo sensibili squilibri, accentuati proprio dallo sviluppo urbano-industriale del dopoguerra, fra le aree di pianura più direttamente stimolate dai mercati delle grandi città, più in generale la bassa pianura irrigua, e le zone montane che hanno subito da decenni un sensibile esodo rurale e l'abbandono delle attività, ma la dinamica e la ricchezza delle prime domina sulle difficoltà delle seconde. Principali beni agricoli sono il granoturco (24% del raccolto italiano), il frumento, il riso (37%), la soia, gli ortaggi, la frutta e l'uva da vino (Oltrepò Pavese e Valtellina), ma principalmente foraggi, ottenuti in grande quantità nella bassa pianura fertile e fittamente irrigata da una rete capillare di canali d'irrigazione, alimentati da grandi opere di canalizzazione (Naviglio della Martesana, canale Villoresi, Naviglio Grande). La considerevole disponibilità di foraggi favorisce l'allevamento bovino e conseguentemente l'industria casearia (Melzo, Lodi, ecc.) i cui sottoprodotti danno vita a un rilevante allevamento suino. La zootecnia vanta quindi in entrambi gli orientamenti il massimo numero di capi su scala nazionale (rispettivamente 2 e 3 milioni, pari al 23% e 32% del dato complessivo). Connesso a tale intensa valorizzazione delle risorse agricole è l'uso di rilevanti quantità di prodotti chimici che spesso hanno creato problemi di tipo ambientale. L'industria ha più che in ogni altra regione specializzazione manifatturiera; il comparto energetico, grazie anche all'abbondanza di risorse idriche (pressoché integralmente sfruttate, con il 25% della produzione italiana), raggiunge comunque in tal senso una posizione di rilievo, pur non essendo sufficiente a soddisfare i bisogni locali. L'industria propriamente detta è fiorente in ogni settore, particolarmente in quello metalmeccanico, che produce autoveicoli, motocicli, materiale ferroviario e aeronautico, apparecchiature elettriche ed elettroniche, motori, macchine e strumenti vari; nella siderurgia, sviluppata in prevalenza a Milano, Sesto San Giovanni, Dalmine e Lovere; nel settore tessile (Legnano, Gallarate, Busto Arsizio), che è stato nel secolo scorso la matrice dell'attività industriale lombarda; in quelli chimico, petrolchimico (Milano, Rho, Cologno Monzese, Villasanta), alimentare (latticini, dolciumi, olio di semi, birra), grafico-editoriale (Milano, Bergamo), calzaturiero (Vigevano) e del mobile (Brianza). Essa ha sperimentato negli ultimi decenni una riduzione relativa del proprio ruolo sia occupazionale (oltre un sesto dei lavoratori) sia economico ma continua a impiegare un quarto ca. degli addetti in Italia. Passato attraverso una larga ristrutturazione che ne ha elevato i contenuti tecnologici, l'apparato produttivo durante gli anni Ottanta ha subito episodi di deindustrializzazione nel nucleo dell'area metropolitana milanese, mentre si è ulteriormente espanso ai suoi margini. Il settore terziario ha ormai un ruolo preponderante, soprattutto in termini di capacità d'occupazione: nonostante il suo peso percentuale nella formazione del reddito (58,7%) risulti fra i più modesti nella graduatoria interregionale, esso si qualifica per il rilievo dei servizi destinabili alla vendita di rango superiore, e in particolare finanziario. Egemone anche a livello nazionale, il polo di Milano accentra funzioni direzionali di ogni genere; vi sono localizzate le maggiori aziende bancarie, editoriali, della grande distribuzione, di trasporto, ecc. e un particolare sviluppo hanno assunto più di recente le attività collegate al settore dei mezzi di comunicazione di massa, quelle connesse al mondo della moda e pubblicitarie; vi trovano sede la prima borsa valori italiana e le più importanti rassegne fieristiche, settorialmente molto diversificate; nella regione infine si concentra buona parte della spesa italiana per la ricerca scientifica, in particolare di quella applicata, condotta all'interno delle aziende con grande beneficio per il sistema produttivo e per le sue capacità d'esportazione (oltre il 30% del valore nazionale). Tutt'altro che trascurabile è l'apporto economico fornito dal movimento turistico, che ha i suoi punti di forza nelle stazioni di soggiorno lacuale e montano e nei maggiori centri d'arte e di storia, fra i quali specialmente Milano e, in minor misura, Bergamo e Pavia. Un cenno merita infine la fitta ed efficiente rete di vie di comunicazione stradale, autostradale e ferroviaria, che fa di Milano il maggior nodo italiano dei traffici terrestri, al quale convergono anche alcune linee di portata internazionale, come quelle provenienti da Parigi e Losanna via Sempione e da Basilea e Zurigo via San Gottardo.

Storia

In età storica, la Lombardia fu abitata da popolazioni celtiche, i Galli, o celtizzate, come, pare, gli Orobi, che si erano stabiliti nella fascia prealpina. Tra tutte predominò la stirpe degli Insubri, stanziati nella zona centrale, dai quali derivò il nome di Insubria, con cui era designata nell'antichità. Quando Boi, Insubri e altri Galli compirono un'incursione oltre Appennino (225 a. C.), in Etruria, Attilio Regolo inflisse loro, a Talamone, una sconfitta così grave che non riuscirono a difendere il proprio territorio dalla penetrazione delle legioni romane. Esse avanzarono tra il Chiese e l'Oglio e, forzato il passaggio dell'Adda, sconfissero gli Insubri presso Milano (222 a. C.), la loro capitale. Questa campagna diede ai Romani il possesso dell'Italia settentrionale. Per stabilirvisi durevolmente fondarono alcune colonie, tra cui, in Lombardia, Cremona (218 a. C.). All'arrivo di Annibale, nello stesso anno, la zona dovette essere abbandonata e i Galli, parteggiando per i Cartaginesi, ripresero la loro indipendenza. Risottomessi nel 191 a. C., furono romanizzati rapidamente. Le bonifiche e la centuriazione dell'agro, la quale con le suddivisioni perpendicolari caratterizza ancora le campagne lombarde, trasformarono terreni incolti e paludosi in fertili campi. L'invasione dei Cimbri (101 a. C.) non scosse la fedeltà degli abitanti, ai quali, dopo la guerra sociale (90-82 a. C.), fu concesso lo ius Latii. Tra l'82 e il 75 a. C. la Valle Padana fu ordinata in un'unica provincia, la Gallia Cisalpina. La conquista della zona montana fu più tarda e venne conclusa all'epoca di Augusto. Nei sec. III e IV d. C. Milano, per il suo valore strategico nelle guerre contro i barbari, divenne sede imperiale. Accomunata alle sorti dell'impero durante le invasioni dei popoli germanici, fu devastata da numerosi passaggi, finché i Longobardi vi si stanziarono più stabilmente (sec. VI-VIII). Cominciò allora a essere chiamato Longobardia tutto il territorio occupato da loro, per distinguerlo da quello rimasto ai Bizantini (Romania). Più tardi la denominazione si restrinse: nell'888 la marca di Lombardia (divisa in contee) comprendeva la zona tra le linee del Ticino-Trebbia, del Mincio-Panaro, delle Alpi e degli Appennini, per poi (950) limitarsi verso sud al Po e verso ovest all'Oglio. Dopo un periodo di lotte tra feudatari e vescovi, tra imperatori e pontefici, nei centri abitati cominciò a emergere l'elemento cittadino, che, liberatosi dalla tutela vescovile, creò i Comuni già dal sec. XI. Primeggiarono Milano, Pavia, Lodi, Crema, Cremona, Como, Bergamo, Brescia. Quando, a cominciare dalla seconda metà del sec. XIII, si costituirono le signorie, la regione divenne politicamente meno frazionata. Verso oriente, penetrò in Lombardia la conquista degli Scaligeri (sec. XIV), mentre da Milano si allargava quella dei Visconti, fino a comprendere tutta la regione, meno Mantova. Con Gian Galeazzo (1378-1402) il dominio visconteo raggiunse la massima estensione con vasti territori anche fuori della Lombardia. Alla morte di Gian Galeazzo andarono staccandosi le parti periferiche, alcune delle quali, lombarde come Brescia e Bergamo, furono sottomesse da Venezia (1433), che nel sec. XVI raggiunse anche Cremona e la Ghiara o Gera d'Adda. Nello stesso secolo Bellinzona e il Ticino passarono agli Svizzeri, la Valtellina ai Grigioni. Mentre la parte soggetta a Venezia non conobbe la dominazione straniera fino alla Pace di Campoformido (1797), la parte a ovestdell'Adda subì il dominio spagnolo dal 1535 e austriaco dal 1714. Nello stesso anno furono ceduti i territori al di là del Ticino ai Savoia, ma fu acquistato il Mantovano. I confini amministrativi della Lombardia corrisposero pressappoco a quelli attuali quando nel 1797 le fu annessa la Valtellina e nel 1815 il territorio fino al Mincio. La sua storia durante il Risorgimento, allorché fece parte del Lombardo-Veneto*, è storia d'Italia per la sua funzione di primaria importanza. Liberata nel 1859, fu tra le prime regioni che composero il Regno d'Italia.

Archeologia

Le tracce di una precoce presenza etrusca sono state rinvenute soprattutto nel Mantovano. La penetrazione gallica in Lombardia nei sec. V e IV a. C. (gli Insubri occuparono la zona di Milano, i Cenomani quella di Brescia) ha lasciato una documentazione archeologica assai diffusa – falere argentee di Manerbio al Museo di Brescia, necropoli del Canton Ticino, di Somma Lombardo e di Arsago Serpio (Varese), di Carzaghetto presso Canneto sull'Oglio, di Castiglione delle Stiviere, ecc. –, più abbondante nelle zone alpine o prealpine, occupate per ultime dai Romani. Non molti monumenti romani della Lombardia restano oggi in vista, anche se alcune città come Como, Brescia e Pavia (Ticinum) conservano ancora il reticolato antico. L'importanza di Cremona, colonia romana già nel 218 a. C., è attestata p. es. solo dai suoi ricchi mosaici; Milano, oltre alle colonne di S. Lorenzo, del sec. II d. C., conserva tratti delle mura massiminianee e resti di grandiosi edifici come il teatro, l'anfiteatro, il circo, una lunga via porticata, edifici termali. A Brescia sussiste il complesso del Capitolium, del teatro e degli altri edifici del foro, che rappresenta una delle più notevoli realizzazioni dell'arte flavia, e a Sirmione restano le grotte di Catullo, la più grande villa romana dell'Italia settentrionale. Si aggiungano, per l'età repubblicana, l'edificio sacro a più celle sotto il Capitolium bresciano, adorno di pitture e mosaici e, per l'età romana più tarda, la grandiosa villa-palazzo a mosaici del sec. IV d. C. di Desenzano del Garda. La scultura è rappresentata da alcune opere notevoli (la Vittoria di Brescia, Brescia, Museo Archeologico; ritratti di marmo e bronzo) e da interessanti stele funerarie di vigorosa arte locale. Ricche fabbriche di vetri ebbero le zone del Pavese e, nel Canton Ticino, di Locarno. Notevole esempio di toreutica è la patera argentea di Parabiago, forse già di età teodosiana (Milano, Museo Archeologico).

Arte

Nella seconda metà del sec. IV Milano, capitale dell'Impero romano d'Occidente, diventò uno dei massimi centri dell'arte paleocristiana. Il vescovo Ambrogio promosse un'edilizia religiosa che presenta caratteristiche particolari, dovute a ragioni di culto (S. Nazzaro, S. Simpliciano, S. Lorenzo). Ma più dell'architettura e della pittura restano testimonianze della scultura e delle arti applicate, attestanti una ripresa del gusto classicistico. Nei sec. VII e VIII, con la dominazione longobarda, sorsero palazzi e chiese, per lo più perduti, a Corteolona, Pavia, Monza, Castelseprio, Brescia. I lapicidi dei laghi lombardi crearono una caratteristica scultura a rilievo, in cui la tradizione paleocristiana è reinterpretata con un senso nuovo della linea in tensione. Cospicue sono pure le testimonianze dell'oreficeria longobarda. Al periodo longobardo risale infine, con ogni probabilità, anche l'eccezionale ciclo di affreschi della chiesa di S. Maria foris portam di Castelseprio, opera di un pittore bizantino. Nei successivi periodi carolingio e ottoniano la Lombardia risentì dell'influenza dell'arte d'Oltralpe. I cicli di affreschi di Galliano e Civate, le miniature, le oreficerie, gli avori dei sec. X e XI si inseriscono in un gusto schiettamente “occidentale”, ben distinto dall'arte bizantineggiante del resto dell'Italia. Nell'architettura si sviluppò la tipica decorazione lombarda ad archetti e lesene e nelle cripte il sistema strutturale pilastro-volta a crociera che trova la sua più organica applicazione nella chiesa di S. Ambrogio a Milano . La scuola lombarda di architettura fu la più importante del romanico in Italia. Oltre al prototipo milanese si ricordano il gruppo delle chiese pavesi del sec. XII (S. Michele, S. Pietro in Ciel d'Oro) e il gruppo comasco, che preferisce la copertura lignea (S. Abbondio, S. Fedele). Alla fine del sec. XII e agli inizi del XIII le chiese cistercensi (Chiaravalle Milanese, Cerreto Lodigiano) e i broletti comunali (Milano, Pavia, Como, Brescia) posero le premesse dell'architettura gotica lombarda, caratterizzata dal gusto della parete piana, dal moderato verticalismo, dall'uso pittorico del cotto, dai sostegni sottili degli interni delle chiese (sec. XIII: cattedrali di Crema, Lodi, Cremona; sec. XIV: S. Gottardo di Milano, duomo di Mortara, chiesa del Carmine di Pavia; sec. XV: Certosa di Pavia). A sé sta il duomo di Milano (fondato nel 1386), in parte opera di maestranze tedesche della cerchia dei Parler. Nella scultura dominarono i Maestri Campionesi; in pittura fu decisivo il soggiorno milanese di Giotto, chiamato da Azzone Visconti, e dei giotteschi senesizzanti Stefano e Giusto dei Menabuoi. Su questi esempi si sviluppò, a partire dalla metà del secolo, una scuola lombarda di pittura, che per l'attenzione ai dati di costume, il tono descrittivo, la finezza del colore e del chiaroscuro, prepara il gotico internazionale (Giovanni da Milano; cicli anonimi di Mocchirolo, Lentate, Lodi, Viboldone, Solaro), che ha il suo più efficace mezzo di diffusione nelle miniature di Giovannino de' Grassi, Michelino da Besozzo, Belbello da Pavia. L'architettura del Rinascimento si affermò in Lombardia a ondate successive. Dapprima (ca. 1450-70) le novità importate dagli architetti toscani (Filarete, Michelozzo) vennero realizzate in modo riduttivo da maestranze gotiche. Nei decenni successivi un gruppo di architetti locali diede vita a un “rinascimento lombardo” che innestò il lessico classicheggiante in una struttura ancora tardo-gotica, con un effetto di pittoresco decorativismo (l'Amadeo a Bergamo e a Pavia, i Rodari a Como). Infine una generazione di architetti formatisi sul Bramante lombardo (Dolcebuono, Bramantino) diffuse in Lombardia edifici “bramanteschi” a pianta centrale. Anche in scultura prevalse a lungo un goticismo più o meno ammantato di forme classiche (Amadeo), talora con influenze nordiche (i Mantegazza). Invece in pittura il bresciano V. Foppa, formatosi nell'ambiente donatelliano di Padova, non solo ruppe con il decorativismo tardo-gotico, ma superò le stesse premesse del razionalismo fiorentino per una pittura atmosferica e illusionistica. La pittura atmosferica, che è conquista lombarda, influenzò lo stesso Leonardo, a Milano nel 1482-99. Per il sec. XVI, più che al gruppo dei leonardeschi (A. de Predis, C. da Sesto, M. d'Oggiono) conviene fare riferimento al Bramantino e a Gaudenzio Ferrari, che per influsso dell'arte d'Oltralpe si fecero esponenti di un precoce manierismo. A Cremona si formò una scuola locale che risente dell'Emilia (Boccaccio e C. Boccaccino, i Campi); a Brescia e a Bergamo una scuola legata a quella veneta (Palma il Vecchio, G. Savoldo, Romanino, Moretto). La seconda metà del sec. XVI e la prima del XVII furono dominate dalle figure dei cardinali Carlo e Federico Borromeo, che fecero di Milano,anche sotto il profilo artistico, il centro più vivo della Controriforma in Italia. Mentre nella seconda metà del Cinquecento prevalse un manierismo esteriore di diretta derivazione romana (gli architetti G. Alessi, P. Tibaldi e M. Bassi; i pittori A. Figino, G. Lomazzo e lo stesso Pellegrini; lo scultore Leone Leoni), nei primi decenni del sec. XVII fiorì in Lombardia la più importante scuola neomanieristica italiana, legata all'ultimo manierismo internazionale (Cerano, Morazzone, G. C. Procaccini, Francesco del Cairo). In architettura F. Maria Richini e Fabio Mangone svilupparono gli esempi cinquecenteschi. Una caratteristica dell'arte lombarda cinque-secentesca sono i sacri monti (Varese, Varallo) in cui pittura, scultura e architettura si fondono in complessi di un realismo “popolare” e di grande efficacia illusionistica. Dopo la peste del 1630 la pittura lombarda cessò di avere una reale importanza. Solo nel primo Settecento essa recuperò l'antica vocazione al realismo, ma in una accezione nuova, illuministica (il bergamasco Fra' Galgario, il bresciano Giacomo Ceruti detto il Pitocchetto). Una brillante architettura rococò si sviluppò a Milano, Lodi, Crema, Pavia e nelle zone di villeggiatura, come la Brianza, i laghi, la campagna bresciana. Con la dominazione austriaca, quindi con Napoleone e nuovamente come capitale del Lombardo-Veneto, Milano non solo accentrò ogni attività artistica della regione, ma si pose come centro culturale di importanza nazionale.

Folclore

Sovvertito dalla civiltà del benessere e dei consumi e dalle forti immigrazioni del secolo attuale, un ricco patrimonio di tradizioni si è disperso sotto il peso concomitante di una cultura fortemente massificata. Il ritmo nuovo portato dalla trasformazione radicale degli antichi sistemi di produzione ha agito in profondo anche nell'ambiente agricolo. I precetti, i metodi e la perpetua fatica degli antichi lavori si riflettono in una fitta serie di proverbi e nei canti di lavoro e di protesta che la cultura popolare aggiorna e modifica per esprimere i nuovi disagi. Ricco e vivace è infatti il repertorio dei canti sociali e politici nel pur vasto quadro regionale della canzone popolare, che si esprime prevalentemente nella forma epica e narrativa propria dell'Italia settentrionale e che comprende stornelli, contrasti, ballate (come la notissima Donna lombarda), indovinelli, scioglilingua, ninne-nanne, ecc. Un patrimonio sorprendentemente attivo di musica strumentale si manifesta attraverso i suonatori di violino del carnevale di Bagolino (Brescia) e quelli di piffero a Cegni di Santa Margherita di Staffora. Una singolare vitalità contraddistingue tuttora gli atti di fede sia nel preternaturale magico, sia nel soprannaturale religioso. Particolare udienza raccoglie infatti, da un lato, la figura del medicone o guaritore, portatore di una medicina popolare basata su forme di scongiuro o sull'uso di impiastri e decotti; considerevole adesione incontrano, dall'altro, le storie di fatti miracolosi e di apparizioni, o l'attribuzione di proprietà curative ad acque sorgive, che sono all'origine di una vasta fioritura di santuari (Sacro Monte di Varese, Imbersago, Tirano, Caravaggio, Monte Castello di Tignale, vari centri del Lodigiano, ecc.). Manifestazioni di schietto folclore caratterizzano innumerevoli feste patronali o di santi protettori, fra cui si distinguono la festa di Sant'Ambrogio a Milano (con annessa fiera detta degli oh bej, oh bej), la sagra lacustre di San Giovanni all'isola Comacina, la festa dei santi Pietro e Paolo al monastero bresciano di S. Pietro in Oliveto (con la fiera dei perulì, i primi frutti di una varietà di pere) e quelle di San Siro aPavia e di San Cristoforo a Milano (con benedizione delle automobili a Porta Ticinese). Ancora a Milano si citano la processione del Santo Chiodo, calato dall'alto del duomo da cinque prelati rinchiusi in una specie di ascensore (nigula); la festa del Perdono, con esposizione dei quadri dei benefattori del già Ospedale Maggiore, e le feste dei santi Giorgio, Aquilino ed Eligio, rispettivamente protettori dei lattai, dei facchini e degli orafi. Massima ricorrenza del calendario religioso, la celebrazione del Natale ha perduto gli aspetti più visibilmente connessi con le usanze del mondo contadino (come l'azione propiziatrice di bruciare il ceppo sul focolare) ma conserva, accentuata dalle moderne forme consumistiche, la tradizione gastronomica (è d'obbligo il panettone di Milano), oltre a quella cattolica del presepio e a quella di derivazione nordica dell'albero (anche di plastica) adorno di luci, sfere colorate e doni. In alcune zone (Cremonese, Bergamasco e Bresciano) il regalo e lo scambio dei doni sono anticipati alla festa di Santa Lucia (13 dicembre). L'anno nuovo è salutato, come dovunque ormai, con brindisi augurali, veglioni danzanti o banchetti (tra i piatti, come nel successivo pranzo di mezzogiorno, le lenticchie, perché “portano buono”). In qualche misura permane la credenza che il primo incontro mattutino sia di auspicio per tutto l'anno: questo sarà buono se la prima persona incontrata è un uomo, cattivo se una donna. Scarse sono le sopravvivenze degli antichi cortei con a capo i Re Magi, per l'Epifania: a Bellano, con un falò sul molo; a Milano, in S. Eustorgio, con le reliquie leggendarie dei tre monarchi. In disuso anche le manifestazioni legate alla Pasqua, tra le quali si cita la plurisecolare processione del Venerdì santo a Como. Vivace e diffusissima è la partecipazione alle scampagnate di Pasquetta, il Lunedì dell'Angelo. Qualche rilievo conservano anche le manifestazioni legate ad altre ricorrenze come la festa di Sant'Antonio abate (con benedizione delle automobili, così come un tempo degli animali); la festa di San Biagio, con relativa “benedizione della gola” e consumo di un panettone appositamente conservato da Natale; la festa di San Giuseppe; il Ferragosto, che a Milano svuota letteralmente la città. Pressoché scomparso è il carattere di grande kermesse popolare che distingueva, anche in Lombardia, il Carnevale: rimangono, ma ormai affidate alla letteratura, alcune maschere tipiche, come le figure di Meneghin e Cecca a Milano e del trigozzuto Gioppino a Bergamo, da cui trasse origine anche il celeberrimo Arlecchino. Il repertorio delle tradizioni di remota ascendenza rituale si ripropone negli appuntamenti gastronomici: nelle pubbliche distribuzioni di polenta o minestrone con salsicce in vari centri; di polenta e merluzzo a Retorbido, nell'Oltrepò pavese; in sfilate di carri allegorici che si concludono con la lettura di un “testamento” e in pochi superstiti falò di fantocci di paglia in Lomellina (Sommo, Zerbolò) e a Bergamo, dove si brucia il poer Piero e si rasga (sega) la vecchia Quaresima. Un rogo della “vecchia” si accende anche a Ponte di Legno, in Val Camonica, il giovedì di mezza Quaresima (giovedì de la meza). A Milano (e nella sua diocesi) il Carnevale conserva il privilegio, legato al calendario liturgico del rito ambrosiano, di un'appendice che si prolunga fino al primo sabato di Quaresima. Nell'arco della vita individuale alla gestazione e alla nascita si perpetuano credenze, divinazioni e forme di precettistica spicciola e frequente è ancora l'uso di assegnare al neonato il nome dei nonni o di altri congiunti. Regole certamente non più ferree e definitive guidano le fasi del fidanzamento, del matrimonio e del rito funebre. In un'area così capillarmente legata a forme di consolidata produzione industriale è difficile individuare il confine della produzione artigianale, anche se tipica: emblematica appare in questo senso, p. es., la lavorazione del mobile diffusissima in Brianza fino a livello familiare. Altrettanto si può dire della produzione tessile, un tempo basata sulla coltivazione casalinga del baco da seta. Più riconducibili alle forme proprie dell'espressione artigianale sono la confezione dei merletti a Cantù; la produzione di forbici e coltelli a Premana e una certa produzione dolciaria familiare. Vetrina di queste e di altre innumerevoli attività produttive sono le numerose fiere il cui arco qualitativo ed espositivo va dalla “fiera di Sinigallia” (settimanale “mercatino delle pulci”) alla Fiera Campionaria (entrambe a Milano). Quasi scomparse sono le forme dell'abbigliamento tradizionale. Eccezionale è invece il patrimonio dell'architettura rurale nelle tipologie prevalenti della casa a “corte” della pianura (più edifici attorno a uno spazio chiuso), della casa a portico e loggiati sovrapposti della fascia collinare e montana, della casa alpina in pietra e legno. Un'ingente documentazione delle manifestazioni della cultura popolare è stata raccolta dall'Istituto “Ernesto De Martino” di Milano.

Gastronomia

L'abbondanza di prodotti alimentari, caratteristica saliente della Lombardia, ha originato una cucina ricca, robusta e gustosa in tutta la regione. Ognuna delle undici province ha preparazioni proprie ben definite, alcune delle quali sono considerate rappresentative della cucina italiana: l'ossobuco, la costoletta, il risotto alla milanese; la faraona alla valcuviana; la zuppa alla pavese, il risotto alla certosina. Altre specialità provinciali o regionali sono la busecca*, la cassoeula*, la polenta taragna, i pizzoccheri, la luganega, ecc. La fiorente industria lattiera e casearia produce, oltre all'ottimo burro, numerosi tipi di formaggio di cui gli esempi più esplicativi sono il mascarpone, il lodigiano, il gorgonzola, la robiola, il Bel Paese, ecc. Anche la salumeria produce specialità di preparazione sia industriale sia casalinga: dalla valtellinese bresaola alle salamelle del Mantovano, dal cotechino al salame crudo di Varzi; oltre il panettone, anche gli amaretti di Saronno e il torrone di Cremona hanno diffusione nazionale. Sondrio, Brescia, Mantova e Pavia sono le province che danno la maggior produzione di vini, alcuni dei quali veramente pregiati: il sassella, l'inferno, il franciacorta, il lugana; e i vini dell'Oltrepò: barbacarlo, canneto, frecciarossa, ecc.