Piemonte
Valle_di_Aosta
Liguria
Lombardia
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Veneto
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Marche
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Lazio
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Molise
Campania
Puglia
Basilicata
Calabria
Sicilia
Sardegna
|
Regione (23.857 km2; 8 milioni 940.594 ab.;
capoluogo: Milano) dell'Italia settentrionale, confinante con la
Svizzera a N e delimitata dal Piemonte a W, dall'Emilia-Romagna a S,
dal Trentino-Alto Adige e dal Veneto a E, amministrativamente è
divisa nelle province di
Bergamo,
Brescia,
Como,
Cremona,
Lecco e
Lodi (entrambe istituite nel 1992),
Mantova,
Milano,
Pavia,
Sondrio
e
Varese.
Nelle sue linee generali la Lombardia si presenta
come un grande quadrilatero che si estende dallo spartiacque alpino
al Po e dall'allineamento Verbano-Ticino a quello Benaco-Mincio. I
confini della circoscrizione amministrativa, però, sono assai meno
regolari. A SW la Lombardia comprende la Lomellina, alla destra del
Ticino, e l'Oltrepò Pavese, a S del Po; a SE, in prov. di Mantova,
due fasce pianeggianti alla destra del Po e alla sinistra del
Mincio; a NE ne sono escluse le Valli Giudicarie. Ancor più
irregolare e frutto di complesse vicende storiche è il confine sett.
con la Svizzera, che lascia a quel Paese il territorio del Canton
Ticino; più a E il confine segue la linea spartiacque tra il Mar
Adriatico a S, il Mare del Nord e il Mar Nero a N, lasciando però in
territorio elvetico l'alta Val Bregaglia e la Val di Poschiavo,
tributarie del Po tramite l'Adda, e comprendendo in territorio
lombardo le valli di Lei e di Livigno, che tributano rispettivamente
al Mare del Nord tramite il Reno e al Mar Nero tramite i corsi dell'Inn
e del Danubio.
Morfologia
La struttura morfologica del
territorio è alquanto semplice nelle sue grandi linee: a N si eleva
una fascia di alti rilievi montuosi, cui succede a S un'ampia fascia
pianeggiante, che costituisce buona parte della sezione centr. della
Padania. Un sistema di solchi vallivi longitudinali alla
disposizione della catena alpina (Val di Corteno, media e bassa
Valtellina, ecc.) separa i rilievi delle Alpi a N da quelli
prealpini a S. Rientrano nei limiti amministrativi della Lombardia
solo una parte piuttosto esigua delle Alpi Lepontine, costituita dal
versante orient. della Catena Mesolcina, e un settore assai più
esteso delle Alpi Retiche, separato dalle precedenti dal solco
vallivo trasversale della Mera e del Liro e comprendente il gruppo
montuoso del m. Disgrazia (3678 m), il versante merid. di quello del
Bernina e, al limite con il Trentino-Alto Adige, parte dei due
massicci dell'Ortles-Cevedale e dell'Adamello, separati dal Passo
del Tonale. A S si elevano i rilievi preappenninici, costituiti in
prevalenza da rocce calcaree. Della fascia prealpina fanno parte i
rilievi della regione compresa tra i laghi Maggiore e di Como e
specialmente la catena delle Alpi Orobie, profondamente incise da
lunghe valli trasversali (Brembana, Seriana, Camonica, Trompia,
Sabbia). Ai piedi dei rilievi prealpini succede verso S un sistema
irregolare di basse e molli ondulazioni moreniche.
Idrologia
Graduale e spesso inavvertito è il
passaggio dalla fascia collinare all'alta pianura lombarda,
costituita da materiali incoerenti e permeabili e incisa
profondamente dai solchi vallivi dei fiumi che scendono dalle Prealpi. Ancor più graduale è il passaggio alla bassa pianura
impermeabile e ben irrigata, segnato dalla fascia dei fontanili o
risorgive. Se si escludono le valli di Lei e di Livigno, l'intero
territorio lombardo convoglia le sue acque al Po, che segna buona
parte del confine amministrativo meridionale. Al Po scendono da
sinistra i f. Sesia, Ticino, Lambro, Adda, Oglio e Mincio, da destra
i t. Scrivia e Staffora e il f. Secchia. I principali fiumi alpini,
e cioè il Ticino, l'Adda, l'Oglio e inoltre il Mincio, immissario
del Lago di Garda con il nome di Sarca, scendono dalle Alpi lungo
tronchi vallivi longitudinali e trasversali al sistema alpino,
alimentano i vasti bacini lacustri prealpini (rispettivamente il
Lago Maggiore o Verbano, il Lago di Como o Lario, il Lago d'Iseo o
Sebino e il Lago di Garda o Benaco), che ne regolano il regime
idrico, e attraversano infine la pianura con un corso orientato a
SE. Di questi laghi solo quelli di Comoe d'Iseo sono interamente
lombardi; il Lago Maggiore è posto invece al confine con la
Svizzera, come il vicino Lago di Lugano (o Ceresio), e con il
Piemonte; quello di Garda al confine con il Veneto e con il
Trentino-Alto Adige. Altri bacini lacustri meno estesi sono il Lago
d'Idro nella valle del Chiese e quelli di Varese, Annone, Pusiano e
altri minori.
Clima
Il clima, di tipo semicontinentale,
presenta notevoli differenze da zona a zona, dovute a fattori
diversi quali specialmente l'altitudine, l'esposizione al sole,
l'orientamento degli assi vallivi e la loro ampiezza, la presenza di
bacini lacustri e di ghiacciai. Le regioni alpina e prealpina sono
abbondantemente irrorate con massimi pluviometrici superiori ai 3000
mm e presentano accentuate escursioni termiche giornaliere; la
fascia pedemontana, bene esposta al sole e ventilata, offre le
migliori condizioni climatiche, mentre la pianura presenta
caratteristiche tipicamente continentali con precipitazioni di media
entità, prevalentemente primaverili e autunnali, nebbie persistenti
e forti escursioni termiche annue.
Demografia
La Lombardia è la regione più
popolosa fra quelle italiane; la sua popolazione rappresenta il
15,6% del totale nazionale, la sua densità demografica è di 375 ab.
per km2, ma con estremi di 1907 ab. per km2 per la prov. di Milano e
di 54 per quella di Sondrio. Lo sviluppo demografico negli ultimi
decenni è stato intenso, determinato in larga misura dai movimenti
immigratori da altre regioni italiane, specialmente dal Meridione.
La popolazione si addensa nella fascia pedemontana e nell'alta
pianura, mentre il velo demografico si assottiglia progressivamente
verso la bassa pianura, prevalentemente agricola, e assai più
bruscamente verso la regione montuosa, scarsamente abitata, entro la
quale però si spingono lunghe e strette strisce di media densità in
corrispondenza delle maggiori vallate alpine. Intenso permane il
fenomeno dello spopolamento montano e della fuga dalla campagna, per
cui le differenze nella distribuzione demografica tendono sempre più
ad accentuarsi. Il comune di Milano e il suo hinterland sono quelli
che hanno avuto la dinamica demografica più intensa. Tuttavia, negli
ultimi anni, l'accentramento demografico (ma anche quello
industriale) su Milano ha ceduto il posto a un più ampio
distribuirsi degli insediamenti abitativi (e delle attività
secondarie), sia sull'ampia regione-città, espansasi a N del
capoluogo, sia in alcune città intermedie, come Brescia e
Bergamo.
Economia
Fornendo ca. un quinto del reddito
nazionale, la Lombardia è la regione più ricca fra quelle italiane.
Tale primato è stato raggiunto e consolidato ormai da molti decenni
grazie alla fertilità dei suoi terreni, che hanno favorito lo
sviluppo di un'agricoltura moderna fortemente meccanizzata,
all'eccellente posizione alla convergenza di alcune fra le
principali direttrici dei traffici, nell'ambito della Padania e fra
l'Italia centro-sett. e i Paesi d'Oltralpe, e all'intraprendenza dei
suoi abitanti, che hanno approfittato di tale favorevole congiuntura
per avviare per tempo un processo industriale che, iniziato nel
secolo scorso innestandosi su un'antica e apprezzata tradizione
artigianale, non ha conosciuto finora pause o incertezze. Il sistema
produttivo vanta quindi una notevole diversificazione che permette a
ogni settore di essere presente in forma articolata e completa, sia
per la gamma di prodotti e servizi offerti sia dimensionalmente;
notevole è altresì la sua apertura agli scambi internazionali. Al di
là dei primati raggiunti da ciascuno di essi in termini
quantitativi, la supremazia assunta nel contesto italiano si esprime
comunque con grande risalto nella concentrazione di centri di
comando di interesse nazionale e internazionale che pongono la
Lombardia in posizione di interlocutrice a pari livello con le
regioni forti europee, facendone quasi un elemento di mediazione fra
i due spazi. Nel confronto intersettoriale il primato ha un peso,
oggi molto ridotto, nella considerazione sia occupazionale sia di
contributo alla formazione del reddito, segnando in assoluto i
minimi valori in Italia (rispettivamente 3,3% e 1,8%), equivalenti a
quelli delle realtà estere a economia più evoluta: la limitatezza di
tali dati percentuali riflette appunto una solidità di strutture
inversamente proporzionale, basata su un'elevata meccanizzazione,
sul ricorso a qualificati servizi e quindi sull'investimento di
ingenti capitali che trova riscontro nel raggiungimento del livello
massimo di produttività registrato. Esistono certo sensibili
squilibri, accentuati proprio dallo sviluppo urbano-industriale del
dopoguerra, fra le aree di pianura più direttamente stimolate dai
mercati delle grandi città, più in generale la bassa pianura
irrigua, e le zone montane che hanno subito da decenni un sensibile
esodo rurale e l'abbandono delle attività, ma la dinamica e la
ricchezza delle prime domina sulle difficoltà delle seconde.
Principali beni agricoli sono il granoturco (24% del raccolto
italiano), il frumento, il riso (37%), la soia, gli ortaggi, la
frutta e l'uva da vino (Oltrepò Pavese e Valtellina), ma
principalmente foraggi, ottenuti in grande quantità nella bassa
pianura fertile e fittamente irrigata da una rete capillare di
canali d'irrigazione, alimentati da grandi opere di canalizzazione
(Naviglio della Martesana, canale Villoresi, Naviglio Grande). La
considerevole disponibilità di foraggi favorisce l'allevamento
bovino e conseguentemente l'industria casearia (Melzo, Lodi, ecc.) i
cui sottoprodotti danno vita a un rilevante allevamento suino. La
zootecnia vanta quindi in entrambi gli orientamenti il massimo
numero di capi su scala nazionale (rispettivamente 2 e 3 milioni,
pari al 23% e 32% del dato complessivo). Connesso a tale intensa
valorizzazione delle risorse agricole è l'uso di rilevanti quantità
di prodotti chimici che spesso hanno creato problemi di tipo
ambientale. L'industria ha più che in ogni altra regione
specializzazione manifatturiera; il comparto energetico, grazie
anche all'abbondanza di risorse idriche (pressoché integralmente
sfruttate, con il 25% della produzione italiana), raggiunge comunque
in tal senso una posizione di rilievo, pur non essendo sufficiente a
soddisfare i bisogni locali. L'industria propriamente detta è
fiorente in ogni settore, particolarmente in quello metalmeccanico,
che produce autoveicoli, motocicli, materiale ferroviario e
aeronautico, apparecchiature elettriche ed elettroniche, motori,
macchine e strumenti vari; nella siderurgia, sviluppata in
prevalenza a Milano, Sesto San Giovanni, Dalmine e Lovere; nel
settore tessile (Legnano, Gallarate, Busto Arsizio), che è stato nel
secolo scorso la matrice dell'attività industriale lombarda; in
quelli chimico, petrolchimico (Milano, Rho, Cologno Monzese,
Villasanta), alimentare (latticini, dolciumi, olio di semi, birra),
grafico-editoriale (Milano, Bergamo), calzaturiero (Vigevano) e del
mobile (Brianza). Essa ha sperimentato negli ultimi decenni una
riduzione relativa del proprio ruolo sia occupazionale (oltre un
sesto dei lavoratori) sia economico ma continua a impiegare un
quarto ca. degli addetti in Italia. Passato attraverso una larga
ristrutturazione che ne ha elevato i contenuti tecnologici,
l'apparato produttivo durante gli anni Ottanta ha subito episodi di
deindustrializzazione nel nucleo dell'area metropolitana milanese,
mentre si è ulteriormente espanso ai suoi margini. Il settore
terziario ha ormai un ruolo preponderante, soprattutto in termini di
capacità d'occupazione: nonostante il suo peso percentuale nella
formazione del reddito (58,7%) risulti fra i più modesti nella
graduatoria interregionale, esso si qualifica per il rilievo dei
servizi destinabili alla vendita di rango superiore, e in
particolare finanziario. Egemone anche a livello nazionale, il polo
di Milano accentra funzioni direzionali di ogni genere; vi sono
localizzate le maggiori aziende bancarie, editoriali, della grande
distribuzione, di trasporto, ecc. e un particolare sviluppo hanno
assunto più di recente le attività collegate al settore dei mezzi di
comunicazione di massa, quelle connesse al mondo della moda e
pubblicitarie; vi trovano sede la prima borsa valori italiana e le
più importanti rassegne fieristiche, settorialmente molto
diversificate; nella regione infine si concentra buona parte della
spesa italiana per la ricerca scientifica, in particolare di quella
applicata, condotta all'interno delle aziende con grande beneficio
per il sistema produttivo e per le sue capacità d'esportazione
(oltre il 30% del valore nazionale). Tutt'altro che trascurabile è
l'apporto economico fornito dal movimento turistico, che ha i suoi
punti di forza nelle stazioni di soggiorno lacuale e montano e nei
maggiori centri d'arte e di storia, fra i quali specialmente Milano
e, in minor misura, Bergamo e Pavia. Un cenno merita infine la fitta
ed efficiente rete di vie di comunicazione stradale, autostradale e
ferroviaria, che fa di Milano il maggior nodo italiano dei traffici
terrestri, al quale convergono anche alcune linee di portata
internazionale, come quelle provenienti da Parigi e Losanna via
Sempione e da Basilea e Zurigo via San Gottardo.
Storia
In età storica, la Lombardia fu abitata
da popolazioni celtiche, i Galli, o celtizzate, come, pare, gli
Orobi, che si erano stabiliti nella fascia prealpina. Tra tutte
predominò la stirpe degli Insubri, stanziati nella zona centrale,
dai quali derivò il nome di Insubria, con cui era designata
nell'antichità. Quando Boi, Insubri e altri Galli compirono
un'incursione oltre Appennino (225 a. C.), in Etruria, Attilio
Regolo inflisse loro, a Talamone, una sconfitta così grave che non
riuscirono a difendere il proprio territorio dalla penetrazione
delle legioni romane. Esse avanzarono tra il Chiese e l'Oglio e,
forzato il passaggio dell'Adda, sconfissero gli Insubri presso
Milano (222 a. C.), la loro capitale. Questa campagna diede ai
Romani il possesso dell'Italia settentrionale. Per stabilirvisi
durevolmente fondarono alcune colonie, tra cui, in Lombardia,
Cremona (218 a. C.). All'arrivo di Annibale, nello stesso anno, la
zona dovette essere abbandonata e i Galli, parteggiando per i
Cartaginesi, ripresero la loro indipendenza. Risottomessi nel 191 a.
C., furono romanizzati rapidamente. Le bonifiche e la centuriazione
dell'agro, la quale con le suddivisioni perpendicolari caratterizza
ancora le campagne lombarde, trasformarono terreni incolti e
paludosi in fertili campi. L'invasione dei Cimbri (101 a. C.) non
scosse la fedeltà degli abitanti, ai quali, dopo la guerra sociale
(90-82 a. C.), fu concesso lo ius Latii. Tra l'82 e il 75 a. C. la
Valle Padana fu ordinata in un'unica provincia, la Gallia Cisalpina.
La conquista della zona montana fu più tarda e venne conclusa
all'epoca di Augusto. Nei sec. III e IV d. C. Milano, per il suo
valore strategico nelle guerre contro i barbari, divenne sede
imperiale. Accomunata alle sorti dell'impero durante le invasioni
dei popoli germanici, fu devastata da numerosi passaggi, finché i
Longobardi vi si stanziarono più stabilmente (sec. VI-VIII).
Cominciò allora a essere chiamato Longobardia tutto il territorio
occupato da loro, per distinguerlo da quello rimasto ai Bizantini
(Romania). Più tardi la denominazione si restrinse: nell'888 la
marca di Lombardia (divisa in contee) comprendeva la zona tra le
linee del Ticino-Trebbia, del Mincio-Panaro, delle Alpi e degli
Appennini, per poi (950) limitarsi verso sud al Po e verso ovest
all'Oglio. Dopo un periodo di lotte tra feudatari e vescovi, tra
imperatori e pontefici, nei centri abitati cominciò a emergere
l'elemento cittadino, che, liberatosi dalla tutela vescovile, creò i
Comuni già dal sec. XI. Primeggiarono Milano, Pavia, Lodi, Crema,
Cremona, Como, Bergamo, Brescia. Quando, a cominciare dalla seconda
metà del sec. XIII, si costituirono le signorie, la regione divenne
politicamente meno frazionata. Verso oriente, penetrò in Lombardia
la conquista degli Scaligeri (sec. XIV), mentre da Milano si
allargava quella dei Visconti, fino a comprendere tutta la regione,
meno Mantova. Con Gian Galeazzo (1378-1402) il dominio visconteo
raggiunse la massima estensione con vasti territori anche fuori
della Lombardia. Alla morte di Gian Galeazzo andarono staccandosi le
parti periferiche, alcune delle quali, lombarde come Brescia e
Bergamo, furono sottomesse da Venezia (1433), che nel sec. XVI
raggiunse anche Cremona e la Ghiara o Gera d'Adda. Nello stesso
secolo Bellinzona e il Ticino passarono agli Svizzeri, la Valtellina
ai Grigioni. Mentre la parte soggetta a Venezia non conobbe la
dominazione straniera fino alla Pace di Campoformido (1797), la
parte a ovestdell'Adda subì il dominio spagnolo dal 1535 e austriaco
dal 1714. Nello stesso anno furono ceduti i territori al di là del
Ticino ai Savoia, ma fu acquistato il Mantovano. I confini
amministrativi della Lombardia corrisposero pressappoco a quelli
attuali quando nel 1797 le fu annessa la Valtellina e nel 1815 il
territorio fino al Mincio. La sua storia durante il Risorgimento,
allorché fece parte del Lombardo-Veneto*, è storia d'Italia per la
sua funzione di primaria importanza. Liberata nel 1859, fu tra le
prime regioni che composero il Regno d'Italia.
Archeologia
Le tracce di una precoce presenza
etrusca sono state rinvenute soprattutto nel Mantovano. La
penetrazione gallica in Lombardia nei sec. V e IV a. C. (gli Insubri
occuparono la zona di Milano, i Cenomani quella di Brescia) ha
lasciato una documentazione archeologica assai diffusa – falere
argentee di Manerbio al Museo di Brescia, necropoli del Canton
Ticino, di Somma Lombardo e di Arsago Serpio (Varese), di
Carzaghetto presso Canneto sull'Oglio, di Castiglione delle Stiviere,
ecc. –, più abbondante nelle zone alpine o prealpine, occupate per
ultime dai Romani. Non molti monumenti romani della Lombardia
restano oggi in vista, anche se alcune città come Como, Brescia e
Pavia (Ticinum) conservano ancora il reticolato antico. L'importanza
di Cremona, colonia romana già nel 218 a. C., è attestata p. es.
solo dai suoi ricchi mosaici; Milano, oltre alle colonne di S.
Lorenzo, del sec. II d. C., conserva tratti delle mura massiminianee
e resti di grandiosi edifici come il teatro, l'anfiteatro, il circo,
una lunga via porticata, edifici termali. A Brescia sussiste il
complesso del Capitolium, del teatro e degli altri edifici del foro,
che rappresenta una delle più notevoli realizzazioni dell'arte
flavia, e a Sirmione restano le grotte di Catullo, la più grande
villa romana dell'Italia settentrionale. Si aggiungano, per l'età
repubblicana, l'edificio sacro a più celle sotto il Capitolium
bresciano, adorno di pitture e mosaici e, per l'età romana più
tarda, la grandiosa villa-palazzo a mosaici del sec. IV d. C. di
Desenzano del Garda. La scultura è rappresentata da alcune opere
notevoli (la Vittoria di Brescia, Brescia, Museo Archeologico;
ritratti di marmo e bronzo) e da interessanti stele funerarie di
vigorosa arte locale. Ricche fabbriche di vetri ebbero le zone del
Pavese e, nel Canton Ticino, di Locarno. Notevole esempio di
toreutica è la patera argentea di Parabiago, forse già di età
teodosiana (Milano, Museo Archeologico).
Arte
Nella seconda metà del sec. IV Milano,
capitale dell'Impero romano d'Occidente, diventò uno dei massimi
centri dell'arte paleocristiana. Il vescovo Ambrogio promosse
un'edilizia religiosa che presenta caratteristiche particolari,
dovute a ragioni di culto (S. Nazzaro, S. Simpliciano, S. Lorenzo).
Ma più dell'architettura e della pittura restano testimonianze della
scultura e delle arti applicate, attestanti una ripresa del gusto
classicistico. Nei sec. VII e VIII, con la dominazione longobarda,
sorsero palazzi e chiese, per lo più perduti, a Corteolona, Pavia,
Monza, Castelseprio, Brescia. I lapicidi dei laghi lombardi crearono
una caratteristica scultura a rilievo, in cui la tradizione
paleocristiana è reinterpretata con un senso nuovo della linea in
tensione. Cospicue sono pure le testimonianze dell'oreficeria
longobarda. Al periodo longobardo risale infine, con ogni
probabilità, anche l'eccezionale ciclo di affreschi della chiesa di
S. Maria foris portam di Castelseprio, opera di un pittore
bizantino. Nei successivi periodi carolingio e ottoniano la
Lombardia risentì dell'influenza dell'arte d'Oltralpe. I cicli di
affreschi di Galliano e Civate, le miniature, le oreficerie, gli
avori dei sec. X e XI si inseriscono in un gusto schiettamente
“occidentale”, ben distinto dall'arte bizantineggiante del resto
dell'Italia. Nell'architettura si sviluppò la tipica decorazione
lombarda ad archetti e lesene e nelle cripte il sistema strutturale
pilastro-volta a crociera che trova la sua più organica applicazione
nella chiesa di S. Ambrogio a Milano . La scuola lombarda di
architettura fu la più importante del romanico in Italia. Oltre al
prototipo milanese si ricordano il gruppo delle chiese pavesi del
sec. XII (S. Michele, S. Pietro in Ciel d'Oro) e il gruppo comasco,
che preferisce la copertura lignea (S. Abbondio, S. Fedele). Alla
fine del sec. XII e agli inizi del XIII le chiese cistercensi (Chiaravalle
Milanese, Cerreto Lodigiano) e i broletti comunali (Milano, Pavia,
Como, Brescia) posero le premesse dell'architettura gotica lombarda,
caratterizzata dal gusto della parete piana, dal moderato
verticalismo, dall'uso pittorico del cotto, dai sostegni sottili
degli interni delle chiese (sec. XIII: cattedrali di Crema, Lodi,
Cremona; sec. XIV: S. Gottardo di Milano, duomo di Mortara, chiesa
del Carmine di Pavia; sec. XV: Certosa di Pavia). A sé sta il duomo
di Milano (fondato nel 1386), in parte opera di maestranze tedesche
della cerchia dei Parler. Nella scultura dominarono i Maestri
Campionesi; in pittura fu decisivo il soggiorno milanese di Giotto,
chiamato da Azzone Visconti, e dei giotteschi senesizzanti Stefano e
Giusto dei Menabuoi. Su questi esempi si sviluppò, a partire dalla
metà del secolo, una scuola lombarda di pittura, che per
l'attenzione ai dati di costume, il tono descrittivo, la finezza del
colore e del chiaroscuro, prepara il gotico internazionale (Giovanni
da Milano; cicli anonimi di Mocchirolo, Lentate, Lodi, Viboldone,
Solaro), che ha il suo più efficace mezzo di diffusione nelle
miniature di Giovannino de' Grassi, Michelino da Besozzo, Belbello
da Pavia. L'architettura del Rinascimento si affermò in Lombardia a
ondate successive. Dapprima (ca. 1450-70) le novità importate dagli
architetti toscani (Filarete, Michelozzo) vennero realizzate in modo
riduttivo da maestranze gotiche. Nei decenni successivi un gruppo di
architetti locali diede vita a un “rinascimento lombardo” che
innestò il lessico classicheggiante in una struttura ancora
tardo-gotica, con un effetto di pittoresco decorativismo (l'Amadeo a
Bergamo e a Pavia, i Rodari a Como). Infine una generazione di
architetti formatisi sul Bramante lombardo (Dolcebuono, Bramantino)
diffuse in Lombardia edifici “bramanteschi” a pianta centrale. Anche
in scultura prevalse a lungo un goticismo più o meno ammantato di
forme classiche (Amadeo), talora con influenze nordiche (i
Mantegazza). Invece in pittura il bresciano V. Foppa, formatosi
nell'ambiente donatelliano di Padova, non solo ruppe con il
decorativismo tardo-gotico, ma superò le stesse premesse del
razionalismo fiorentino per una pittura atmosferica e
illusionistica. La pittura atmosferica, che è conquista lombarda,
influenzò lo stesso Leonardo, a Milano nel 1482-99. Per il sec. XVI,
più che al gruppo dei leonardeschi (A. de Predis, C. da Sesto, M. d'Oggiono)
conviene fare riferimento al Bramantino e a Gaudenzio Ferrari, che
per influsso dell'arte d'Oltralpe si fecero esponenti di un precoce
manierismo. A Cremona si formò una scuola locale che risente
dell'Emilia (Boccaccio e C. Boccaccino, i Campi); a Brescia e a
Bergamo una scuola legata a quella veneta (Palma il Vecchio, G.
Savoldo, Romanino, Moretto). La seconda metà del sec. XVI e la prima
del XVII furono dominate dalle figure dei cardinali Carlo e Federico
Borromeo, che fecero di Milano,anche sotto il profilo artistico, il
centro più vivo della Controriforma in Italia. Mentre nella seconda
metà del Cinquecento prevalse un manierismo esteriore di diretta
derivazione romana (gli architetti G. Alessi, P. Tibaldi e M. Bassi;
i pittori A. Figino, G. Lomazzo e lo stesso Pellegrini; lo scultore
Leone Leoni), nei primi decenni del sec. XVII fiorì in Lombardia la
più importante scuola neomanieristica italiana, legata all'ultimo
manierismo internazionale (Cerano, Morazzone, G. C. Procaccini,
Francesco del Cairo). In architettura F. Maria Richini e Fabio
Mangone svilupparono gli esempi cinquecenteschi. Una caratteristica
dell'arte lombarda cinque-secentesca sono i sacri monti (Varese,
Varallo) in cui pittura, scultura e architettura si fondono in
complessi di un realismo “popolare” e di grande efficacia
illusionistica. Dopo la peste del 1630 la pittura lombarda cessò di
avere una reale importanza. Solo nel primo Settecento essa recuperò
l'antica vocazione al realismo, ma in una accezione nuova,
illuministica (il bergamasco Fra' Galgario, il bresciano Giacomo
Ceruti detto il Pitocchetto). Una brillante architettura rococò si
sviluppò a Milano, Lodi, Crema, Pavia e nelle zone di villeggiatura,
come la Brianza, i laghi, la campagna bresciana. Con la dominazione
austriaca, quindi con Napoleone e nuovamente come capitale del
Lombardo-Veneto, Milano non solo accentrò ogni attività artistica
della regione, ma si pose come centro culturale di importanza
nazionale.
Folclore
Sovvertito dalla civiltà del benessere
e dei consumi e dalle forti immigrazioni del secolo attuale, un
ricco patrimonio di tradizioni si è disperso sotto il peso
concomitante di una cultura fortemente massificata. Il ritmo nuovo
portato dalla trasformazione radicale degli antichi sistemi di
produzione ha agito in profondo anche nell'ambiente agricolo. I
precetti, i metodi e la perpetua fatica degli antichi lavori si
riflettono in una fitta serie di proverbi e nei canti di lavoro e di
protesta che la cultura popolare aggiorna e modifica per esprimere i
nuovi disagi. Ricco e vivace è infatti il repertorio dei canti
sociali e politici nel pur vasto quadro regionale della canzone
popolare, che si esprime prevalentemente nella forma epica e
narrativa propria dell'Italia settentrionale e che comprende
stornelli, contrasti, ballate (come la notissima Donna lombarda),
indovinelli, scioglilingua, ninne-nanne, ecc. Un patrimonio
sorprendentemente attivo di musica strumentale si manifesta
attraverso i suonatori di violino del carnevale di Bagolino
(Brescia) e quelli di piffero a Cegni di Santa Margherita di
Staffora. Una singolare vitalità contraddistingue tuttora gli atti
di fede sia nel preternaturale magico, sia nel soprannaturale
religioso. Particolare udienza raccoglie infatti, da un lato, la
figura del medicone o guaritore, portatore di una medicina popolare
basata su forme di scongiuro o sull'uso di impiastri e decotti;
considerevole adesione incontrano, dall'altro, le storie di fatti
miracolosi e di apparizioni, o l'attribuzione di proprietà curative
ad acque sorgive, che sono all'origine di una vasta fioritura di
santuari (Sacro Monte di Varese, Imbersago, Tirano, Caravaggio,
Monte Castello di Tignale, vari centri del Lodigiano, ecc.).
Manifestazioni di schietto folclore caratterizzano innumerevoli
feste patronali o di santi protettori, fra cui si distinguono la
festa di Sant'Ambrogio a Milano (con annessa fiera detta degli oh
bej, oh bej), la sagra lacustre di San Giovanni all'isola Comacina,
la festa dei santi Pietro e Paolo al monastero bresciano di S.
Pietro in Oliveto (con la fiera dei perulì, i primi frutti di una
varietà di pere) e quelle di San Siro aPavia e di San Cristoforo a
Milano (con benedizione delle automobili a Porta Ticinese). Ancora a
Milano si citano la processione del Santo Chiodo, calato dall'alto
del duomo da cinque prelati rinchiusi in una specie di ascensore (nigula);
la festa del Perdono, con esposizione dei quadri dei benefattori del
già Ospedale Maggiore, e le feste dei santi Giorgio, Aquilino ed
Eligio, rispettivamente protettori dei lattai, dei facchini e degli
orafi. Massima ricorrenza del calendario religioso, la celebrazione
del Natale ha perduto gli aspetti più visibilmente connessi con le
usanze del mondo contadino (come l'azione propiziatrice di bruciare
il ceppo sul focolare) ma conserva, accentuata dalle moderne forme
consumistiche, la tradizione gastronomica (è d'obbligo il panettone
di Milano), oltre a quella cattolica del presepio e a quella di
derivazione nordica dell'albero (anche di plastica) adorno di luci,
sfere colorate e doni. In alcune zone (Cremonese, Bergamasco e
Bresciano) il regalo e lo scambio dei doni sono anticipati alla
festa di Santa Lucia (13 dicembre). L'anno nuovo è salutato, come
dovunque ormai, con brindisi augurali, veglioni danzanti o banchetti
(tra i piatti, come nel successivo pranzo di mezzogiorno, le
lenticchie, perché “portano buono”). In qualche misura permane la
credenza che il primo incontro mattutino sia di auspicio per tutto
l'anno: questo sarà buono se la prima persona incontrata è un uomo,
cattivo se una donna. Scarse sono le sopravvivenze degli antichi
cortei con a capo i Re Magi, per l'Epifania: a Bellano, con un falò
sul molo; a Milano, in S. Eustorgio, con le reliquie leggendarie dei
tre monarchi. In disuso anche le manifestazioni legate alla Pasqua,
tra le quali si cita la plurisecolare processione del Venerdì santo
a Como. Vivace e diffusissima è la partecipazione alle scampagnate
di Pasquetta, il Lunedì dell'Angelo. Qualche rilievo conservano
anche le manifestazioni legate ad altre ricorrenze come la festa di
Sant'Antonio abate (con benedizione delle automobili, così come un
tempo degli animali); la festa di San Biagio, con relativa
“benedizione della gola” e consumo di un panettone appositamente
conservato da Natale; la festa di San Giuseppe; il Ferragosto, che a
Milano svuota letteralmente la città. Pressoché scomparso è il
carattere di grande kermesse popolare che distingueva, anche in
Lombardia, il Carnevale: rimangono, ma ormai affidate alla
letteratura, alcune maschere tipiche, come le figure di Meneghin e
Cecca a Milano e del trigozzuto Gioppino a Bergamo, da cui trasse
origine anche il celeberrimo Arlecchino. Il repertorio delle
tradizioni di remota ascendenza rituale si ripropone negli
appuntamenti gastronomici: nelle pubbliche distribuzioni di polenta
o minestrone con salsicce in vari centri; di polenta e merluzzo a
Retorbido, nell'Oltrepò pavese; in sfilate di carri allegorici che
si concludono con la lettura di un “testamento” e in pochi
superstiti falò di fantocci di paglia in Lomellina (Sommo, Zerbolò)
e a Bergamo, dove si brucia il poer Piero e si rasga (sega) la
vecchia Quaresima. Un rogo della “vecchia” si accende anche a Ponte
di Legno, in Val Camonica, il giovedì di mezza Quaresima (giovedì de
la meza). A Milano (e nella sua diocesi) il Carnevale conserva il
privilegio, legato al calendario liturgico del rito ambrosiano, di
un'appendice che si prolunga fino al primo sabato di Quaresima.
Nell'arco della vita individuale alla gestazione e alla nascita si
perpetuano credenze, divinazioni e forme di precettistica spicciola
e frequente è ancora l'uso di assegnare al neonato il nome dei nonni
o di altri congiunti. Regole certamente non più ferree e definitive
guidano le fasi del fidanzamento, del matrimonio e del rito funebre.
In un'area così capillarmente legata a forme di consolidata
produzione industriale è difficile individuare il confine della
produzione artigianale, anche se tipica: emblematica appare in
questo senso, p. es., la lavorazione del mobile diffusissima in
Brianza fino a livello familiare. Altrettanto si può dire della
produzione tessile, un tempo basata sulla coltivazione casalinga del
baco da seta. Più riconducibili alle forme proprie dell'espressione
artigianale sono la confezione dei merletti a Cantù; la produzione
di forbici e coltelli a Premana e una certa produzione dolciaria
familiare. Vetrina di queste e di altre innumerevoli attività
produttive sono le numerose fiere il cui arco qualitativo ed
espositivo va dalla “fiera di Sinigallia” (settimanale “mercatino
delle pulci”) alla Fiera Campionaria (entrambe a Milano). Quasi
scomparse sono le forme dell'abbigliamento tradizionale. Eccezionale
è invece il patrimonio dell'architettura rurale nelle tipologie
prevalenti della casa a “corte” della pianura (più edifici attorno a
uno spazio chiuso), della casa a portico e loggiati sovrapposti
della fascia collinare e montana, della casa alpina in pietra e
legno. Un'ingente documentazione delle manifestazioni della cultura
popolare è stata raccolta dall'Istituto “Ernesto De Martino” di
Milano.
Gastronomia L'abbondanza di prodotti
alimentari, caratteristica saliente della Lombardia, ha originato
una cucina ricca, robusta e gustosa in tutta la regione. Ognuna
delle undici province ha preparazioni proprie ben definite, alcune
delle quali sono considerate rappresentative della cucina italiana:
l'ossobuco, la costoletta, il risotto alla milanese; la faraona alla valcuviana; la zuppa alla pavese, il risotto alla certosina. Altre
specialità provinciali o regionali sono la busecca*, la cassoeula*,
la polenta taragna, i pizzoccheri, la luganega, ecc. La fiorente
industria lattiera e casearia produce, oltre all'ottimo burro,
numerosi tipi di formaggio di cui gli esempi più esplicativi sono il
mascarpone, il lodigiano, il gorgonzola, la robiola, il Bel Paese,
ecc. Anche la salumeria produce specialità di preparazione sia
industriale sia casalinga: dalla valtellinese bresaola alle
salamelle del Mantovano, dal cotechino al salame crudo di Varzi;
oltre il panettone, anche gli amaretti di Saronno e il torrone di
Cremona hanno diffusione nazionale. Sondrio, Brescia, Mantova e
Pavia sono le province che danno la maggior produzione di vini,
alcuni dei quali veramente pregiati: il sassella, l'inferno, il
franciacorta, il lugana; e i vini dell'Oltrepò: barbacarlo, canneto,
frecciarossa, ecc. |