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Regione (4438 km2; 320.916 ab.) dell'Italia
centro-merid., bagnata dal Mar Adriatico a NE e delimitata
dall'Abruzzo a N, dal Lazio a W, dalla Campania a S e dalla Puglia a
SE. Capoluogo regionale è Campobasso: amministrativamente è divisa
nelle due province di
Campobasso e di
Isernia.
Territorio e popolazione
Il territorio del
Molise si stende dalla costa adriatica al crinale appenninico,
spingendosi per buon tratto anche sul versante tirrenico della
catena, in quanto comprende gli alti bacini imbriferi del Volturno e
del Tammaro. I suoi confini sono in buona parte artificiali, dovuti
per lo più a complesse vicende feudali e amministrative; limiti non
convenzionali sono i corsi del Trigno e del Fortore, che segnano
buona parte del confine rispettivamente con l'Abruzzo e con la
Puglia, e i massicci calcarei della Meta, delle Mainarde e del
Matese, divisi amministrativamente con il Lazio e la Campania. I
rilievi appenninici, costituiti in prevalenza da rocce mioceniche,
ma anche cretaciche e giurassiche, presentano l'orientamento
generale dell'Appennino Abruzzese, di cui però non ripetono la
disposizione a catene parallele, ma anzi offrono un andamento
piuttosto irregolare. Procedendo verso l'Adriatico, alle formazioni
mioceniche e al movimentato paesaggio montuoso dell'Appennino vero e
proprio succedono le ondulazioni subappenniniche, dai profili
arrotondati, costituite prevalentemente da arenarie e argille
plioceniche, soggette a frequenti fenomeni di erosione. Il paesaggio
collinare si attenua a mano a mano che ci si avvicina al mare e
trapassa gradualmente alla cimosa litoranea, chiusa da un costa non
di rado alta e pittoresca ma importuosa, generalmente uniforme, se
si eccettuano i modesti apparati deltizi del Trigno e del Biferno e
il piccolo promontorio di Termoli.
A causa delle rilevanti differenze ambientali tra
la fascia costiera e i rilievi dell'interno e della diversa distanza
dal mare, il clima molisano presenta una gamma assai varia di
caratteristiche, da quelle tipicamente marittime del litorale
(modeste escursioni termiche, temperature miti in ogni stagione,
scarse precipitazioni) a quelle continentali dell'interno montuoso
(notevoli differenze termiche tra le stagioni opposte e tra lanotte
e il dì, intense precipitazioni atmosferiche, anche a carattere
nevoso, superiori nelle aree più elevate ai 3000 mm). Le piogge sono
per lo più frequenti e intense nei mesi autunnali e primaverili, ma
di breve durata, mentre sono più prolungate in quelli invernali, con
massimi in novembre e minimi in luglio. L'unico fra i maggiori fiumi
molisani che scorra interamente nel territorio regionale è il
Biferno, che sfocia nell'Adriatico fra Termoli e Campomarino.
All'Adriatico scendono, anch'essi incidendo valli trasversali al
sistema appenninico e fra loro sub-parallele, pure il Trigno e il
Fortore, che scorrono per lungo tratto, come si è detto prima, al
limite del territorio regionale. Sul versante tirrenico scendono
invece il Volturno e il Tammaro, che interessano la regione molisana
solo col settore superiore del loro bacino imbrifero. Tutti i corsi
d'acqua risentono molto delle variazioni stagionali delle
precipitazioni e hanno quindi un regime torrentizio.
La consistenza demografica regionale, che aveva
conosciuto incrementi sensibili nel trentennio 1921-51, raggiungendo
appunto alla data del censimento del 1951 la massima espansione (406
823 ab.), ha subito nei decenni seguenti contrazioni vistose. Solo
negli anni Settanta si è cominciata a registrare un'inversione di
tendenza (con un 2,7% di ab. in più nel censimento del 1981 rispetto
al precedente). Il fenomeno è per lo più dovuto al rientro di
emigrati, i quali, tuttavia, non sempre tornano nei paesi d'origine,
ma preferiscono i comuni della fascia costiera o le aree
urbano-industriali dell'interno (Boiano, Campobasso, Isernia,
Venafro). Nel corso degli anni Ottanta l'aumento della popolazione
si è mantenuto costante, con un ulteriore incremento di ca. 8000
unità (al 1990), dovuto in larga misura al saldo migratorio
positivo, mentre il saldo naturale è andato via via riducendosi.
Tuttavia il progresso demografico della regione presenta profonde
differenze sul piano territoriale e se da una parte un quarto dei
comuni molisani ha beneficiato di questa sia pur modesta ripresa,
dall'altra parte sono divenute ca. 50 le unità amministrative con
una popolazione inferiore ai 1000 abitanti. L'incremento della
popolazione, dunque, si è concentrato in quei comuni che già in
passato erano tra i meno colpiti dallo spopolamento. La regione
accoglie piccole ma significative isole etnico-linguistiche,
rappresentate da Albanesi e Slavi.
L'economia
La regione conserva un carattere
agricolo piuttosto spiccato pur dopo l'esodo rurale che vi ha avuto
luogo negli ultimi decenni: tale condizione ne conferma la storica
arretratezza, connessa a una morfologia che ne ha sempre accentuato
l'isolamento, così come nel passato ha fatto il fenomeno
dell'emigrazione. Il più deciso inserimento nei processi nazionali
di mutamento nei modi di vita e di urbanizzazione che si è avviato
dal 1955 ha assunto del resto forme piuttosto negative,
concretandosi nella disgregazione della pastorizia e
dell'agricoltura di sussistenza ma non nel parallelo sviluppo di
attività produttive moderne dimensionalmente adeguate: allo
spopolamento delle campagne e alla creazione di flussi migratori
verso le altre regioni e verso l'estero si è contrapposta infatti
quasi solo la crescita burocratica dei due o tre centri propriamente
urbani, accentuata dalla creazione della Regione e dalla
provincializzazione (Isernia diviene capoluogo provinciale nel
1970). Tra questi ultimi i due capoluoghi di Campobasso e Isernia
assolvono ancora appunto la funzione di località di servizio per
aree arretrate, con profili occupazionali dominati dalla pubblica
amministrazione, mentreunico polo industriale è rappresentato dal
centro costiero di Termoli: si tratta comunque di realtà incapaci di
stimolare lo sviluppo regionale e di costituire aree di gravitazione
dotate di un certo grado di autonomia, nel quadro di uno spazio che
viene solo marginalmente coinvolto anche da influenze esterne di
carattere metropolitano. Malgrado taluni limitati progressi, il
Molise rimane quindi una regione a economia periferica e assistita,
dipendente in buona parte dai flussi della spesa pubblica, con un
reddito pro capite inferiore del 30% a quello medio italiano e un
corrispettivo livello di disoccupazione un po' più alto (sebbene non
così elevato come nel resto del Mezzogiorno); la carenza di servizi
e di infrastrutture di rango superiore costituisce un limite
significativo per la sua futura evoluzione, reso ancor più evidente
dal tendenziale arretramento di un settore turistico già debole, che
non ha saputo fornire alla trasformazione regionale alcun
significativo contributo. L'agricoltura, nonostante il
ridimensionamento della sua partecipazione alla formazione del
reddito (8%), ha peso ancora rilevante in termini occupazionali
(20%). La ridotta fertilità dei terreni, la morfologia prevalente,
la scarsità di irrigazione, l'insufficiente meccanizzazione, la
frammentazione fondiaria, lo scarso ricorso a forme cooperative di
gestione e l'invecchiamento dei conduttori condizionano notevolmente
la produttività dell'agricoltura molisana, fra le più basse in
assoluto del Paese. Gli orientamenti produttivi presentano inoltre
una specializzazione piuttosto limitata; colture più diffuse sono
quelle cerealicole (frumento e mais), le ortofrutticole (lungo il
litorale) e quelle della vite, dell'olivo, del tabacco e del
girasole; l'allevamento è di modesto interesse e in declino (anche
nel tradizionale settore degli ovini), così come la pesca, mentre
permane una certa attività forestale e di lavorazione del legno.
L'industria in senso moderno ha iniziato a svilupparsi solo negli
anni Settanta, raggiungendo presto i livelli medi del Meridione: la
sua struttura è basata essenzialmente su piccole imprese a carattere
artigianale operanti soprattutto nei comparti alimentare,
dell'abbigliamento, metalmeccanico e dei materiali da costruzione.
Unico polo industriale può essere considerato quello di Termoli, che
concentra un terzo ca. dell'occupazione manifatturiera: al proprio
centro per importanza esso vede nello stabilimento FIAT (motori) il
solo impianto regionale tecnologicamente avanzato e di grandi
dimensioni, fattore di attrazione per aziende minori. Nel complesso
il settore secondario assorbe il 26% della forza lavoro e
contribuisce alla formazione del reddito per il 29%; in arretramento
dopo la conclusione delle grandi opere pubbliche (ultima la
superstrada Campobasso-Termoli) vi risulta l'industria delle
costruzioni, ancora sottovalutate le potenzialità di valorizzazione
idroelettrica del territorio. Il settore terziario è caratterizzato
dalla preponderante presenza della pubblica amministrazione; poca
efficienza vi esprime il commercio, ancorato a una struttura
tradizionale molto frammentata. Deficienze della rete stradale e
ferroviaria hanno ostacolato lo sviluppo del turismo, essenzialmente
basato su attrattive naturali che le lente dinamiche di crescita
economica hanno preservato in modo quasi integrale; di genere
soprattutto balneare (Termoli e Campomarino), esso presenta
attrezzature ricettive e alberghiere esigue e ha sperimentato
nell'ultimo decennio una flessione delle presenze che tende a
sanzionarne l'emarginazione dai circuiti nazionali.
Storia
Anticamente abitato dai Sanniti dai
quali derivò il nome di Sannio, il territorio del Molise, dopo le
devastazioni dei Goti (535-553), nel 570 fu annesso al ducato
longobardo di Benevento. Il sec. X vide il consolidamento di alcune
signorie feudali dopo la divisione del Ducato di Benevento (847).
Sorsero così le contee di Venafro (964), di Larino (975), di
Trivento (992) e agli inizi del sec. XI di Bojano, Isernia,
Campomarino, sulle quali, con l'aiuto dei Normanni, prevalse più
tardi (ca. 1053) quella di Bojano. Primo signore fu Rodolfo; tra i
suoi successori, Ugo II (1128-68) nel 1144 assunse il titolo di
conte, ma, venuto a contesa con Ruggero II di Sicilia, dovette
cedergli alcuni feudi. In seguito a una serie di matrimoni fra le
due case, l'integrità del Molise fu però conservata fino al sec.
XIII, quando la contea passò a Tommaso di Segni, conte di Celano.
Costui la cedette a sua volta a Federico II: dal 1221 al 1538 fu
quindi sede con la Terra di Lavoro di un giustiziariato e intorno al
1531 fu aggregato alla Capitanata. Eretto in provincia autonoma nel
1806, fu aggregato a Larino nel 1811 da G. Murat. Durante la II
guerra mondiale fu scelto dagli Alleati per lo sbarco sulle coste
italiane che avvenne a Termoli. Dal 1963 il Molise è regione
autonoma.
Arte
Oltre a numerosi resti preistorici, che
attestano che la regione fu abitata già nel periodo paleolitico, il
Molise conserva notevoli avanzi italici, relativi ai Sanniti Pentri
e Frentani, e di età romana. Tra i più importanti si ricordano il
maestoso santuario italico di Pietrabbondante, l'anfiteatro e i
mosaici di Larino, i resti di un tempio e di mausolei a Isernia,
quelli di mura e dell'anfiteatro a Venafro, e soprattutto la città
romana di Saepinum, in corso di scavo ad Altilia. I periodi che
maggiormente hanno lasciato traccia nei vari centri della regione
del Molise sono il romanico e il gotico, espressi soprattutto nella
documentazione dell'architettura religiosa (chiese e abbazie) e
della scultura a questa connessa. Distruzioni varie succedutesi nel
corso dei secoli hanno però sensibilmente diminuito o alterato la
consistenza di questo patrimonio artistico. Centro di testimonianze
artistiche della regione molisana è la città di Campobasso, dove
l'arte romanica e gotica sussistono in alcuni elementi
architettonici conservatisi nelle chiese di S. Bartolomeo e di S.
Giorgio (romaniche), nella chiesa di S. Leonardo e nella porta di S.
Cristina (detta anche Mancina). Del sec. XV, dopo la ricostruzione
di Campobasso (distrutta dal terremoto), rimangono il castello
Monforte e resti delle mura di cinta. In forme tardobarocche si
sviluppò la città bassa, caratterizzata anche da alcuni edifici
neoclassici (la cattedrale, opera di B. Musenga, 1829).
Folclore
I Molisani conservano ancora usi e
costumi antichi, sia pure spesso modificati dalle concezioni
moderne. Evidenti gli influssi dell'Europa orientale, con cui i
commerci hanno radici antiche, così come reciproco fu l'influsso tra
Romani e Molisani. Nelle province di Campobasso e di Isernia si
usano ancora gli zampitti, calzari di cuoio annodati con
striscioline di pelle, di origine romana. Dei bellissimi costumi
regionali restano tracce in alcuni paesi, specie nella valle del
Biferno, dove vengono indossati in occasione di alcune festività.
Caratteristica degli abiti sono la pieghettatura, la ricchezza dei
ricami e le maniche staccabili, che ai primi caldi vengono
abbandonate. Se i costumi femminili variano da paese a paese, gli
abiti maschili, indossati ora soltanto nelle grandi feste, hanno una
foggia comune: giacca corta con colletto di velluto, pantaloni fino
al ginocchio, fermati da due bottoni, cappello nero con sottogola.
Forte, nel molisano, il sentimento religioso, che esteriormente si
manifesta in processioni (celebri quelle di Venafro, di Capracotta,
di Larino), in sacre rappresentazioni e in pellegrinaggi. Tra tutte
le feste va segnalata quella del Corpus Domini di Campobasso in cui
Misteri o Miracoli sono rappresentati ormai da due secoli con eguale
passione. Famoso, fra tutti i Misteri, quello di Sant'Antonio abate.
Si tratta di una specie di “quadro vivente” con personaggi sacri
portati a spalla su grandi barelle da sei uomini che di tanto in
tanto si danno il cambio. Danze (specie la tarantella) e canti
costituiscono una bella tradizione di tutto il Molise, specie della
valle dell'alto Volturno. Da segnalare la Canzone d'amore di Boiano,
il Pianto di S. Nicola di San Polo Matese. Tra le feste più sentite
sono naturalmente quelle del Natale (celebre la fiaccolata di Agnone)
e della Pasqua. La Domenica delle Palme è stata scelta per lo
scambio dei regali tra fidanzati. Celebratissime, la festa profana
del Calendimaggio e la festa di San Giovanni. Le feste agricole e
profane (assai noto il carnevale di Scapoli) sono celebrate anche
dalla poesia popolare e vivificate da racconti leggendari. Sempre di
gran pregio l'artigianato, specie nella regione di Campobasso, dove
prospera l'industria dell'acciaio traforato. Diffuso è il pizzo
lavorato al tombolo e ancora in uso sono la tessitura a mano, la
produzione di ceramica, di terracotta, di stoviglie, di coltelli, di
forbici (specie a Frosolone), tutto generalmente venduto nelle fiere
dei santi patroni.
Gastronomia Le usanze gastronomiche del Molise,
separato dall'Abruzzo da una demarcazione puramente formale, sono
affini a quelle abruzzesi esistendo strette analogie in fatto di
colture agrarie, allevamento di bestiame, preparazione di latticini,
lavorazione di carne suina. Tra le carni predominano quelle di
agnello e capretto preparate allo spiedo o alla cacciatora con
copioso peperoncino rosso; abbondanti i legumi e le verdure
consumati crudi o cotti (sedani, finocchi, broccoli neri, peperoni),
ed esclusiva della cucina molisana la zuppa di ortiche. Nel settore
dolciario si distinguono i caragnoli e i picellati, aromatizzati con
cannella, garofano, odore di scorza di arancia. In tutta la regione
sono prodotti vini bianchi e rossi. |