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|
Regione (19.348 km2; 3 milioni 970.525 ab.)
dell'Italia merid., bagnata dal Mar Adriatico a N e a E e dal Mar
Ionio a S e delimitata dal Molise a NW, dalla Campania e dalla
Basilicata a W Capoluogo regionale è Bari. Amministrativamente è
divisa nelle 5 province di
Bari,
Brindisi,
Foggia,
Lecce e
Taranto.
Scienze filologico-letterarie: origine del
termine
Il termine Puglia deriva direttamente dalla denominazione
latina di Apulia, con cui era definita in età romana la regione
bagnata dal Mar Adriatico, e compresa tra il corso del f. Biferno e
l'Istmo Messapico (o Soglia Messapica), corrispondente alla linea
Taranto-Francavilla Fontana-Brindisi. Nei primi secoli del Medioevo
il termine cadde in disuso, ma successivamente fu ripreso in età
normanna a indicare organismi politici sempre più estesi e nel sec.
XII designava l'Italia merid. continentale in contrapposizione al
termine Lombardia, che in quell'epoca era usato come equivalente di
Italia settentrionale. Il termine cadde nuovamente in disuso e fu
sostituito dalle tre unità amministrative di Capitanata, Terra di
Bari e Terra d'Otranto (con capoluoghi rispettivamente Foggia, Bari
e Lecce). Queste tre circoscrizioni provinciali furono mantenute
anche dal Regno d'Italia, ma nel 1923 fu creata la nuova prov. di
Taranto e nel 1927 quella di Brindisi.
Morfologia
Benché sia costituita da regioni
morfologiche diverse con caratteristiche ben definite, la Puglia
conserva una sua precisa unità, conferitale da una costante litologica e strutturale. Prevalgono infatti nel paesaggio pugliese
le linee orizzontali e le forme molli e dolci, che solo raramente
assumono aspetti montuosi anche nelle zone più elevate; tali profili
sono dovuti alla grande diffusione di rocce calcaree mesozoiche e
cenozoiche, disposte in potenti strati orizzontali o suborizzontali.
Ne consegue una struttura idrografica estremamente povera in
superficie, alla quale però corrisponde uno sviluppo considerevole
dei fenomeni carsici. Uniformi sono anche le caratteristiche
climatiche, tipicamente mediterranee, e in larga misura anche le
forme di insediamento e dell'economia regionale. Da N a S si
succedono gradualmente senza netti contrasti quattro regioni
geografiche: il Gargano, il Tavoliere ,le Murge e il Salento o
Penisola Salentina, alle quali si possono aggiungere il cosiddetto
Appennino di Capitanata, cioè quella fascia appenninica che si
innalza nei 1152 m dei Monti della Daunia chiudendo a W il
Tavoliere, e la pianura costiera che si stende ad anfiteatro
nell'immediato retroterra di Taranto. Il Gargano, formato in
prevalenza da calcari mesozoici, è un tozzo promontorio limitato da
faglie, che si presenta compatto con una superficie ondulata e
pendii ripidi o terrazzati. Tra i corsi del Candelaro e dell'Ofanto
e i rilievi appenninici si stende il Tavoliere, così chiamato dalle
Tabulae Censoriae, cioè il libro in cui erano registrati gli estesi
pascoli in possesso del fisco; si tratta di una grande pianura, la
più vasta del Meridione, che si affaccia al Mar Adriatico sia a W
del Gargano sia a SE (golfo di Manfredonia) con coste basse,
sabbiose e orlate da dune costiere; queste costituiscono un serio
ostacolo al deflusso al mare dei pochi fiumi che attraversano la
regione. Procedendo verso SE, succede oltre il corso dell'Ofanto e
fino all'Istmo Messapico la regione tabulare delle Murge, formata da
potenti banchi calcarei, che a SW precipitano rapidamente verso la
cosiddetta Fossa Bradanica, in territorio lucano, mentre digradano
dolcemente e in forma di ampie terrazze d'origine tettonica verso la
costa adriatica. Assai simile è il paesaggio della Penisola
Salentina, a SE della Soglia Messapica: anche qui si ritrovano gli
stessi ripiani calcarei, gli stessi profili orizzontali e la
mancanza pressoché totale di corsi d'acqua superficiali.
Idrografia
I fiumi principali sono il Fortore e
l'Ofanto, alle due estremità del Tavoliere; entrambi nascono
dall'Appennino e si gettano nel Mar Adriatico. Gli altri maggiori
corsi d'acqua, e cioè il Candelaro, il Cervaro e il Carapelle,
scendono pure dall'Appennino e attraversano stancamente il Tavoliere
con portate modeste e regime tipicamente torrentizio. Assai meno
rilevanti i modestissimi corsi d'acqua superficiali che interessano
il Gargano, le Murge e il Salento, dove invece sono assai vistosi i
fenomeni carsici superficiali e ipogei (grotte di Castellana). Dei
bacini lacustri, i più vasti e interessanti sono i due laghi
costieri di Lesina e Varano, ai piedi del versante nord-occid. del
Gargano.
Clima
Il clima è ovunque tipicamente
mediterraneo, con variazioni dovute alle altitudini diverse da zona
a zona: gli inverni sono miti e piovosi, le estati calde ma
ventilate (fresche nelle aree più elevate) e asciutte. Le
precipitazioni, concentrate per lo più nei mesi invernali, sono
piuttosto scarse e di modesta utilità per l'agricoltura,
specialmente nel Salento sud-occid., nell'immediato entroterra di
Brindisi, nella Murgia costiera e in tutto il Tavoliere, con minimi
di soli 400 mm annui nella fascia costiera più interna del golfo di
Manfredonia.DemografiaLa densità demografica media è di 205 ab./km2,
leggermente superiore a quella media nazionale (189); la popolazione
è però distribuita in modo molto ineguale in conseguenza delle
locali condizioni morfologiche e specialmente della differente
fertilità dei terreni e della possibilità di irrigarli. Le zone più
densamente abitate sono la Terra di Bari e la Murgia dei Trulli,
mentre risultano scarsamente abitati parte del Salento e
specialmente il Gargano, il Tavoliere e le Murge. La popolazione, se
si eccettuano la regione dei trulli e il retroterra di Bari, vive
generalmente raggruppata in centri abitati di grossa e media
dimensione di tipica impronta agricola, ai quali si sono aggiunti i
centri di sviluppo industriale. La consistenza demografica tende
costantemente ad aumentare, ma con un ritmo notevolmente inferiore a
quello che il movimento naturale della popolazione farebbe
presumere; il saldo nettamente positivo del movimento naturale è
infatti in buona parte assorbito dal flusso emigratorio. Di notevole
rilievo sono inoltre i movimenti migratori nell'ambito regionale
dalle aree a economia prevalentemente agricolo-pastorale verso i
centri più popolosi e industrializzati. Negli ultimi decenni,
l'aumento è stato maggiore di quello medio regionale nelle province
di Taranto, Bari e Lecce; inferiore in quelle di Brindisi e Foggia.
In quest'ultima prov., se da un lato il Tavoliere ha registrato una
certa crescita degli abitanti, dall'altro si è avuto un forte
indebolimento demografico nelle aree collinari e soprattutto montane
del Subappennino Dauno. Per quanto riguarda i capoluoghi, cresce la
popolazione di Lecce, che ha ormai superato i 100.000 ab., aumenta,
anche se di poco, Brindisi, mentre sono in lieve calo Taranto e
Foggia. Il capol. regionale, invece, ha decisamente perso abitanti,
passando dalle 371.000 unità del 1981 alle attuali 349.000: in
compenso crescono i centri dell'area metropolitana.
Economia: il settore primario
Fra le regioni
meridionali la Puglia si colloca a un livello medio-alto di
ricchezza e sviluppo, annoverando un reddito pro capite
corrispondente al 70% ca. del dato nazionale (Mezzogiorno: 67%) e,
nello stesso quadro, il massimo valore della produttività per
addetto. Il sistema economico vanta un settore primario di affermate
tradizioni che ha saputo localmente acquisire forme organizzative
moderne e uno sviluppo industriale che, per quanto di recente
origine e fortemente concentrato, risulta piuttosto dinamico.
D'altra parte una caratterizzazione meno positiva è determinata
dalla persistente incapacità, venuti a cessare i tradizionali flussi
di emigrazioni, d'assorbire l'offerta di forza lavoro delle nuove
generazioni, determinandosi in tal modo in un forte incremento della
disoccupazione (oltre il 16%), così come dal permanere di vincoli di
carattere strutturale di diverso genere: malgrado la positiva
evoluzione registrata anche negli anni Ottanta, la regione non
appare ancora pienamente in grado di trasformare i progressi
ottenuti in una crescita equilibrata e autopropulsiva. Di contro
alla favorevole condizione morfologica data dalla prevalenza della
pianura (oltre il 53% del territorio), l'agricoltura risente sia
della natura calcarea del suolo sia delle scarse disponibilità
d'acqua, implicanti condizioni di limitata fertilità; protagonista
di una lunga ed estesa opera di modificazione dell'ambiente, dopo
aver registrato un significativo consolidamento grazie
all'allargamento della motorizzazione e dell'uso di fertilizzanti,
si trova oggi penalizzata dall'insufficienza dello stesso Acquedotto
Pugliese (cui suppliscono, in parte, la captazione dai
bacini-serbatoi della vicina Basilicata), oltre che dalla debolezza
delle strutture di commercializzazione al suo servizio. Dominato
dalla piccola e media proprietà fondiaria, e quindi con prevalente
conduzione diretta, il settore agricolo, malgrado il sensibile calo
di occupati che ha sperimentato ancora nell'ultimo decennio (di ca.
un terzo), conta un numero di addetti fra i più alti del Paese, cui
si abbina il massimo valore regionale per contributo alla formazione
del reddito. Buoni sono il volume della produzione, con taluni
primati nazionali, e ancor più la varietà delle colture, che
contribuisce a far conseguire alla Puglia la più alta produttività
dell'Italia merid.: la regione si trova così al primo posto per
l'uva da tavola e da vino, per le olive, i carciofi e le insalate,
al secondo per il frumento (essenzialmente grano duro), i peperoni e
i pomodori, e subito dopo per i finocchi, il tabacco e le mandorle.
Cospicua è pure la produzione di barbabietola da zucchero, cavoli,
cavolfiori e altri ortaggi. La zootecnia è al contrario di scarso
rilievo, verificando una relativa specializzazione nell'allevamento
ovino. Il 10% ca. del pescato nazionale proviene dalla regione, che
ha in Taranto le principali coltivazioni di molluschi (cozze e
vongole).
Economia: il settore secondario
Risorse
minerarie sono la bauxite nel Gargano e nelle Murge (con giacimento
peraltro in via di abbandono), la bentonite nell'Appennino; notevoli
quantità di salmarino provengono dalla salina di Margherita di
Savoia. L'industria, nonostante i massicci interventi esterni, non
ha fatto registrare – come sopra accennato – quella crescita
autonoma che si sarebbe potuta attendere. In alcune aree, tuttavia,
si sono verificati fenomeni significativi di diffusione: così nella
Terra di Bari, con la grossa agglomerazione di Bari-Modugno e la
direttrice costiera fra il capoluogo e Barletta, che offrono
produzioni diversificate (meccanica, abbigliamento, calzature, ecc.)
e talora di buon livello tecnologico; e nel Salento leccese, dove si
contano numerosi addensamenti manifatturieri (Casarano, Nardò,
Maglie, Galatina, Gallipoli, Tricase). Le province di Taranto e
Brindisi restano caratterizzate, invece, da forte polarizzazione e
specializzazione, originate, negli anni Cinquanta, dalla
localizzazione di grandi aziende a partecipazione statale. Nella
prima, il polo siderurgico del capoluogo, con il pur limitato
indotto che è riuscito a generare, concentra i 2/3 degli occupati
nel settore secondario, mentre la crisi dell'industria chimica e
petrolifera ha recentemente indebolito la struttura economica della
provincia di Brindisi. Infine, la provincia di Foggia continua a
registrare la prevalenza del ramo alimentare.
Economia: il settore terziario
Importanza
notevole sono venute assumendo le attività terziarie (55%
dell'occupazione; 60% del reddito prodotto nella regione), riuscendo
a realizzare miglioramenti qualitativi di rilievo nei segmenti più
avanzati (servizi finanziari, organizzativi, di consulenza
aziendale). Il commercio, che ha sempre avuto importanza
fondamentale per la Puglia, risente positivamente dell'espansione
produttiva regionale, e quindi della crescente domanda proveniente
sia dalle famiglie, sia dalle imprese. L'apparato distributivo resta
tuttavia eccessivamente frammentato, pur dovendosi rilevare nuove
iniziative nel campo delle strutture più evolute (centri
commerciali, ipermercati, ecc.). Elemento qualificante e massima
espressione del settore è l'annuale Fiera del Levante, a Bari,
istituita nel 1930 e divenuta seconda manifestazione del genere in
Italia, punto di riferimento nei rapporti fra continente e area
mediterranea. Il turismo rivela attrezzature ricettive ancora
carenti, sebbene in costante espansione; non adeguatamente
valorizzata risulta quindi la molteplice ricchezza di attrattive,
sia naturali sia culturali (centri urbani e patrimonio storico-artistico): nelle aree di maggiore sviluppo, coincidenti con
il Gargano e il Salento, esso si è tradotto peraltro in una crescita
spesso incontrollata, con fenomeni di conseguente degradazione del
litorale. In rapporto alle altre regioni meridionali discreta è la
spesa per la ricerca scientifica: ulteriori progressi, con ricadute
positive sull'economia locale si attendono inoltre dalla ormai
compiuta realizzazione del progetto di Tecnopolis a Bari. Abbastanza
soddisfacente è la rete delle comunicazioni, potenziata con
l'apertura dell'autostrada Napoli-Canosa di Puglia e dell'Adriatica,
che collega direttamente la Padania con Bari e che prosegue fino a
Massafra, presso Taranto.
Storia
In epoca storica la Puglia fu abitata da
genti illiriche e, sulle coste, da coloni greci. Le guerre
sannitiche aprirono a Roma la conquista totale dell'Apulia. Alcune
città guidate da Taranto approfittarono del successo di Annibale a
Canne per ribellarsi, ma le armi romane schiacciarono
l'insurrezione. Con la divisione augustea Apulia e Calabria
costituirono la II regione comprendente anche il Vulture e parte del
Molise. Per la sua posizione geografica invidiabile, in
comunicazione con le province orient. dell'Impero, la Puglia
romanizzata ebbe un notevole sviluppo economico e il benessere e la
pace sociale furono mantenuti fino alla caduta dell'Impero Romano
d'Oriente (476), allorché subentrò la giurisdizione bizantina
esercitata da un catapano. Il dominio bizantino fu contrastato dai
Longobardi, a cui seguirono i Franchi, i Saraceni, i Veneziani.
Guerre, assedi, devastazioni, regimi fiscali oppressivi e corrotti
si avvicendarono con effetti rovinosi per la popolazione, che più
volte tentò di liberarsene ribellandosi. La più nota ribellione fu
quella promossa da Melo da Bari, che assoldò mercenari normanni
(1016) e tentò, ma inutilmente, di scacciare i Bizantini. L'impresa
riuscì invece ai Normanni d'Altavilla, che crearono nella regione la
contea di Melfi o di Puglia, affidata da un'assemblea di guerrieri a
Guglielmo Braccio di Ferro (1043). Nel 1059 Roberto il Guiscardo
ottenne da papa Nicolò II, con l'Accordo di Melfi, l'investitura e
il titolo di duca di Calabria e di Puglia in cambio di un atto di
vassallaggio e di eventuali aiuti militari. Il destino della regione
ormai era legato a quello dell'Italia merid. avviata a unità
politica, quantunque i Veneziani tentassero di impedire la
formazione di uno Stato forte affacciato sul basso Adriatico. Sotto
gli Altavilla e gli Svevi (dal 1194) la Puglia godette di speciali
privilegi e di una certa autonomia amministrativa: Bari era un porto
attivo per i traffici con l'Oriente; Melfi era tanto importante e
sicura che i papi la scelsero come sede per solenni concili e qui fu
emanata la raccolta di leggi di Federico II per il regno di Sicilia,
detta appunto Costituzione di Melfi (1231). Il grande imperatore
svevo soggiornò spesso nella regione e, non sfuggendogliene
l'importanza strategica, la fortificò. Dalla metà del sec. XIII la
Puglia, divisa nei tre giustizierati di Capitanata, Terra di Bari e
Terra d'Otranto decadde e subì passivamente l'alternarsi dei
dominatori: gli Angioini dal 1266, gli Aragonesi dal 1442, gli
Spagnoli dal 1504 e, dopo il breve periodo degli Asburgo (1714-38),
i Borbone. La rigida struttura feudale imposta dagli Angioini e
mantenuta in seguito, la prevalenza dei latifondi e la correlativa
povertà dell'agricoltura, la scarsità di centri cittadini
economicamente e culturalmente aperti determinarono una struttura
sociale anomala, caratterizzata dalla divisione delle classi
estreme: l'aristocrazia baronale e la plebe (nell'assoluta
maggioranza rurale) povera e ignorante. L'assenza del ceto medio
spense l'apporto della Puglia alla vita del regno fino a tutto il
Risorgimento. Dopo l'unità anche in quelle terre povere si sviluppò
il fenomeno del brigantaggio, nato soprattutto dalla delusione delle
popolazioni agricole che avevano sperato in un immediato sollievo
dagli stenti secolari.
Archeologia
L'importanza archeologica della
regione è documentata, oltre che dai ritrovamenti preistorici, da
quelli relativi alla civiltà indigena della regione e da quelli
della greca Taranto. Le ceramiche micenee della fine del II
millennio a. C. attestano un primo importante contatto col mondo
greco. Taranto fu l'unica importante colonia greca della regione,
anche se altri centri vantano leggendarie origini greche; più che da
resti monumentali (tempio dorico del sec. VI a. C.) l'archeologia
tarantina è costituita dai corredi delle sue estese necropoli,
ricche di vasi importati dalla Grecia (eccezionali per quantità e
spesso rarità quelli corinzi, laconici, attici a figure nere) e,
soprattutto, in età ellenistica, di rilievi sepolcrali in calcare,
di terrecotte figurate e di gioielli. Il resto dell'ampia regione
era caratterizzato da numerosissimi centri abitati indigeni (più
frequenti nel Salento, meno nella Puglia centr. e sett.) di cui
restano solo le ampie cerchia di mura, spesso duplici o triplici (Manduria);
gli scavi dell'abitato apulo di Monte Sannace presso Gioia del
Colle, l'unico sinora ampiamente scavato, mostrano una progressiva
estensione, dal sec. VI al III a. C., dell'acropoli a una zona bassa
sempre più ampia. Ricchissime le necropoli con vasi di produzione
locale a decorazione essenzialmente geometrica (si distinguono i
vasi dauni, quelli peucetici e quelli messapici, tra cui
caratteristica la trozzella) associati talora a vasi figurati
importati direttamente dalla Grecia. Nel sec. IV a. C., quando la
produzione artistica acquistò maggiore uniformità e fu più evidente
l'influenza di Taranto, si ebbe anche una fiorente ed estesa
produzione di ceramica figurata italiota, più esattamente apula,
nonché della ceramica di Gnathia che ne è diretta derivazione e che
continua anche nel secolo seguente insieme a quella più semplice a
vernice nera. Meno documentate altre forme artistiche, a parte
l'ampio gruppo di stele figurate di Siponto, probabilmente anteriori
al sec. V a. C. L'invasione di Annibale portò gravi danni alla
regione e segnò la fine di molti abitati apuli. In età romana ebbero
importanza soprattutto i centri lungo la via Appia e l'Appia Traiana,
e anzitutto Brindisi, principale porto di Roma verso l'Oriente. In
prossimità del porto, ricerche subacquee hanno portato alla luce nel
1992 una notevolissima serie di sculture bronzee, dall'età
ellenistica al sec. II d. C. Resti monumentali notevoli sono a
Lucera, Ordona, Canosa, Lecce e Taranto; numerosi anche i resti di
ville e fattorie romane. I ricchi ritrovamenti archeologici della
Puglia sono raccolti in numerosi musei, tra cui quelli di Taranto,
essenziale per la conoscenza della civiltà della Magna Grecia; di
Bari, che raccoglie la documentazione della civiltà apula; di Lecce,
Brindisi, Foggia, Lucera e Ruvo.
Arte: dal VII al XIII secolo
Tra i sec. VII-XII
le manifestazioni artistiche più interessanti sono offerte dalle
varie chiese-cripte e chiese-grotte sorte in diverse zone della
regione (Massafra, Gravina, Fasano, ecc.), scavate nella roccia e
spesso decorate con affreschi. Alcune costruzioni, quali la
cosiddetta tomba di Rotari a Monte Sant'Angelo e il mausoleo di
Boemondo a Canosa (fine sec. XI), costituiscono esempi di fusione
tra elementi bizantini, classici e barbarici. Con il sec. XII ebbe
inizio il periodo di maggior splendore per l'arte pugliese.
L'architettura romanica infatti, nella quale confluirono influssi di
diversa provenienza (pisani, lombardi, classico-romani, orientali,
normanni), raggiunse espressioni altissime con la costruzione di una
serie di chiese che per i loro caratteri stilistici costituiscono un
aspetto specifico nel più vasto ambito del romanico. Tra i primi
esempi è il S. Nicola di Bari, iniziato nel 1087, nel quale agli
elementi normanni della struttura (accentuato verticalismo, uso di
poderosi torri campanarie) si uniscono elementi lombardo-emiliani
(archetti pensili, lesene, matronei all'interno). La chiesa di S.
Nicola si pone come prototipo di una serie di altre costruzioni
coeve della Terra di Bari, dalla cattedrale di S. Sabino a Bari a
quelle di Bitonto, di Trani ,di Ruvo. Accanto al predominante
modello di S. Nicola, alcune chiese pugliesi mostrano diversi
influssi. In particolare, nella Capitanata sono evidenti le
reminiscenze di motivi dell'architettura pisana nella cattedrale di
Troia (fine sec. XI), nel S. Leonardo di Siponto e a S. Maria
Maggiore di Monte Sant'Angelo (decorazioni della facciata e dei
fianchi ad arcature con losanghe inscritte). Più tradizionali sono
alcuni edifici quali le cattedrali di Taranto e di Otranto, di tipo
basilicale romano, o quella di Canosa (1071-1101) di derivazione
bizantina, con cinque cupolette. La scultura romanica pugliese nel
complesso fu legata alla decorazione architettonica, con grande
varietà di motivi, da quelli stilizzati geometrici alle bizzarre
figure di animali. Non mancano però anche sculture indipendenti
dall'architettura, come la cattedra del vescovo Elia (ante 1105)
nella chiesa di S. Nicola a Bari, dove, a fianco di motivi
bizantineggianti, si trovano tre telamoni a tutto tondo in cui è
sensibile l'influsso di Wiligelmo. Della stessa sensibilità plastica
sono esempi nella cattedrale di Trani, sia nel portale, sia nelle
formelle bronzee della porta, opera del celebre scultore Barisano da
Trani (1175). Già nel sec. XII motivi gotici, di importazione
francese, sono presenti nell'interessante chiesa dei SS. Nicolò e
Cataldo a Lecce, accanto a elementi bizantini e decorazioni di
derivazione classica. Anche il sec. XIII conobbe una splendida
fioritura artistica con l'innesto di forme gotiche e
classicheggianti nelle tradizionali strutture romaniche. Notevoli
soprattutto le realizzazioni promosse da Federico II di Svevia,
quali i castelli di Bari, Gioia del Colle, Lucera e, soprattutto,
Castel del Monte. Quest'ultimo, innalzato nel 1240, è
un'originalissima costruzione a pianta ottagonale, dai motivi
architettonici già spiccatamente gotici (di derivazione borgognona);
al suo interno, nelle chiavi di volta e nelle mensole, si trovano
interessanti esempi della scultura detta “fredericiana”, di chiara
derivazione classicista, ma influenzata anche dalla tradizione
scultorea provenzale della seconda metà del sec. XII. I modi gotici,
però, così prepotentemente introdotti in Puglia, vi ebbero limitata
fortuna, specie negli edifici religiosi. La chiesa del S. Sepolcro a
Barletta (sec. XIII) mostra infatti all'esterno modi ancora
romanici, e solo nel secolo successivo il duomo di Lucera e la
chiesa di S. Caterina a Galatina indicano una più completa adesione
ai nuovi modi stilistici. È da rilevare comunque che a cominciare
dall'avvento della dominazione angioina l'attività artistica nella
regione fu piuttosto modesta.
Arte: dal XV al XIX secolo
Nei sec. XV-XVI
l'architettura fu dominata da influssi veneto-dalmati, riscontrabili
nelle cattedrali di Ostuni, Mottola, Manduria (sec. XV). Solo nel
Seicento la Puglia torna a presentare notevoli manifestazioni
artistiche, grazie soprattutto agli esempi del barocco leccese.
Questo si manifestò con caratteri originalissimi, non senza legami
col barocco spagnolo, sovrapponendo a strutture lineari una
ricchissima e fantasiosa decorazione. Nella prima metà del secolo
operarono artisti quali Cesare Penna, Michele Coluzio, Giovanni
Genovino e si realizzarono opere quali la stupenda chiesa di S.
Croce. Successivamente, su impulso del vescovo Pappacoda, venne
ampliato il duomo, per opera dell'architetto Giuseppe Zimbalo
(1659-70), cui si deve pure l'attuale Palazzo del Governo, mentre
del suo allievo Giuseppe Cino è il bellissimo seminario. Notevoli
esempi di barocco si trovano poi a Martina Franca e in varie
località della Terra d'Otranto (Galatone, Nardò, Tricase). Di grande
interesse sono infine alcune forme di architettura popolare di
notevole originalità, come le tipiche abitazioni (trulli) della
valle di Alberobello, di origine antichissima ma tuttora utilizzate.
Nessun'altra manifestazione artistica di rilievo si ebbe in Puglia
dopo il sec. XVIII. Può citarsi, sul piano urbanistico, il progetto
per la città nuova di Bari, voluto da Gioacchino Murat nel 1812.
Folclore
La vita collettiva s'incentra in
alcuni pellegrinaggi legati a località famose e a episodi storici
più o meno leggendari. L'8 maggio hanno luogo le due principali
manifestazioni: la festa di San Michele Arcangelo, sul Gargano, si
svolge nel santuario dedicato al santo, dove si trova la grotta in
cui secondo la tradizione l'Arcangelo apparve l'8 maggio 493 al
vescovo di Siponto, lasciando a prova della sua presenza l'impronta
del piede. Non meno importante la sagra di San Nicola a Bari, che
rievoca la traslazione del corpo del Santo patrono avvenuta nel
1087. La sera del 7 maggio un grandioso corteo si snoda sul
lungomare e accompagna l'immagine del Santo, che la mattina
successiva viene portata a spalla da gruppi di marinai fino alla
spiaggia di Portovecchio dove, caricata sopra una grande barca da
pesca addobbata con stendardi, tra salve di mortaretti, viene spinta
in mare aperto seguita da centinaia di barche; a sera la statua
viene riportata a terra per essere ricondotta in processione nei
quartieri popolari. Molte tradizioni sono legate in Puglia al
sentimento religioso, spesso mescolato a forme di superstizione o
legato a tradizioni precristiane. Nel Salento sul culto preistorico
riferito alle pietrefitte (sannà in dialetto) si è inserito il culto
cristiano; rinunciando a ogni forma di repressione, inutile per la
costanza con cui i contadini continuavano a praticare il loro culto,
i vescovi bizantini fecero scolpire croci sui menhir. I falò accesi
in tutta la regione (il più caratteristico è quello di Novoli presso
Lecce) sono un chiaro richiamo al culto del fuoco. Origini medievali
ha il fenomeno storico-religioso del tarantismo* con tutto il
complesso rituale di musica, danza sfrenata e di colori che
accompagna la guarigione (ogni anno a Galatina, città immune grazie
alla protezione di San Paolo, affluiscono il 29 giugno i tarantati
per ringraziare il santo per la guarigione ottenuta durante la cura
domiciliare, per confermarla o per ottenerla nel caso in cui la
crisi non sia ancora stata superata). Molte manifestazioni popolari
o tradizioni sopravvissute mettono in luce antichi legami con il
mondo orientale: così a Bari la posa della prima pietra di una casa
dovrebbe avvenire in concomitanza con la proiezione su di essa
dell'ombra di un passante, in ricordo della tradizione bizantina che
voleva una casa solida solo se nelle fondamenta ci fosse stata una
vittima umana. C'è inoltre da rilevare che si trovano in Puglia
colonie greche (a Calimera e altri paesi di Terra d'Otranto) e
albanesi, specie in Capitanata (dove sono presenti anche colonie
provenzali), che hanno in parte conservato non solo la lingua, ma
anche il costume e il canto popolare del paese d'origine. Anche per
quanto riguarda la letteratura popolare una forma di canto
lirico-monostrofico in quartine di ottonari ha sicure affinità con
le doine romene e dimostra la continuità areale di tradizioni
popolari nell'altra sponda dell'Adriatico. Sopravvivono in Puglia
forme drammatiche popolari sia profane (in occasione del carnevale,
come quelle conosciute come lu ditte in cui è protagonista
Pulcinella) sia religiose (in occasione del Natale e della settimana
santa), come la sonata dei pastori e il viaggio dei Re Magi che si
rappresentano nelle campagne di Taranto e il dramma della passione
che si rievoca il giovedì santo a Muro Leccese; caratteristica anche
la tragedia di Roca che si rappresenta in maggio e che ha per tema
la lotta fra Cristiani e Mori. Quanto all'arte popolare, la Puglia
fu nell'antichità non solo un grande emporio della ceramica greca ed
etrusca, ma un attivissimo centro dell'arte figulina nelle due città
di Ruvo e di Canosa. Ora il centro più importante è Grottaglie. Tra
i prodotti legati ai bisogni della vita agricola e paesana si
distinguono la quartara, anfora per acqua, e il trùfulù, fiasco di
creta per il vino; scodelle, cucchiai e forchette, prodotti
dell'artigianato del legno, sono lavorati con simboli religiosi o
etnici e motivi geometrici. Notevoli sono anche i merletti a mano o
al tombolo; caratteristico, infine, il lavoro della lana-penna (un
filo ritorto che si ottiene trattando in modo particolare la bava di
una conchiglia bivalve), con la quale si fanno guanti, sciarpe,
berretti, usati specialmente dai pescatori.
Gastronomia La disponibilità in ogni provincia
degli stessi alimenti (grano, olio e olive, carni ovine e suine,
verdure, pesce, formaggi) conferisce alla cucina pugliese un
carattere unitario. L'alimentazione popolare gravita sopratutto sui
farinacei: pane (per cui la Puglia va giustamente famosa) e pasta.
Quest'ultima è presente sia nelle varietà industriali sia,
frequentemente, nelle preparazioni casalinghe (lasagne, orecchiette,
strascenate, troccoli, gnocchetti, ecc.), cui corrispondono
innumerevoli tipi di condimento dai più semplici (salsa di pomodoro,
cime di rapa) ai più ricchi (ragù di carne o di pesce, in timballo
con ripieno di uova, polpette, carciofi, salame, formaggio). Più che
le carni bovine trovano largo impiego nella cucina pugliese le carni
suine (capocollo di Martina Franca, salumi del subappennino
foggiano, salsicce e sanguinacci di Lecce) e soprattutto ovine.
Rinomato per la bontà è l'agnello, cotto al forno in spiedini o
preparato in modi più elaborati (gnumirelli, ossia interiora avvolte
nelle budelline). Il mare pugliese, popolato da molte varietà
ittiche, offre abbondanza di ottimo pesce, crostacei e frutti di
mare (Taranto è uno dei più importanti centri di coltivazione di
mitili e ostriche). Tra le pietanze pugliesi sono caratteristiche le
tielle, di derivazione spagnola, i panzerotti, le pizze e i calzoni
imbottiti. Il gran numero di greggi fa prosperare la casearia a base
di latte di pecora (ricotta, pecorino fresco e stagionato), cui si
affianca la casearia vaccina con caciocavallo, scamorze, provole,
burrate, ecc. Tra i dolciumi molti sono comuni alle regioni
confinanti (zeppole, taralli, castagnedde), altri, rituali,
sopravvivono ormai solo in alcune località, come il pupurat (per
carnevale), il grano cotto (per Ognissanti), la scarcedda (per
Pasqua), ecc. La Puglia, regione viticola per eccellenza (rinomata è
la sua uva da tavola), ha una produzione annua di circa 10 milioni
di ettolitri di vino, di cui buona parte viene esportata come vino
da taglio (Barletta). Solo da pochi anni sono state valorizzate
alcune qualità di pregio: il san severo e il castel del monte
bianchi, rossi e rosati, il matino rosso, il locorotondo e il
martina franca bianchi, i rosati del Salento. Specialità pugliese
sono anche alcuni amari, come il san marzano, il padre peppe, ecc. |