Le Regioni italiane: la storia, il territorio, l'economia, l'arte, la cultura.

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Regione (19.348 km2; 3 milioni 970.525 ab.) dell'Italia merid., bagnata dal Mar Adriatico a N e a E e dal Mar Ionio a S e delimitata dal Molise a NW, dalla Campania e dalla Basilicata a W Capoluogo regionale è Bari. Amministrativamente è divisa nelle 5 province di Bari, Brindisi, Foggia, Lecce e Taranto.

Scienze filologico-letterarie: origine del termine

Il termine Puglia deriva direttamente dalla denominazione latina di Apulia, con cui era definita in età romana la regione bagnata dal Mar Adriatico, e compresa tra il corso del f. Biferno e l'Istmo Messapico (o Soglia Messapica), corrispondente alla linea Taranto-Francavilla Fontana-Brindisi. Nei primi secoli del Medioevo il termine cadde in disuso, ma successivamente fu ripreso in età normanna a indicare organismi politici sempre più estesi e nel sec. XII designava l'Italia merid. continentale in contrapposizione al termine Lombardia, che in quell'epoca era usato come equivalente di Italia settentrionale. Il termine cadde nuovamente in disuso e fu sostituito dalle tre unità amministrative di Capitanata, Terra di Bari e Terra d'Otranto (con capoluoghi rispettivamente Foggia, Bari e Lecce). Queste tre circoscrizioni provinciali furono mantenute anche dal Regno d'Italia, ma nel 1923 fu creata la nuova prov. di Taranto e nel 1927 quella di Brindisi.

Morfologia

Benché sia costituita da regioni morfologiche diverse con caratteristiche ben definite, la Puglia conserva una sua precisa unità, conferitale da una costante litologica e strutturale. Prevalgono infatti nel paesaggio pugliese le linee orizzontali e le forme molli e dolci, che solo raramente assumono aspetti montuosi anche nelle zone più elevate; tali profili sono dovuti alla grande diffusione di rocce calcaree mesozoiche e cenozoiche, disposte in potenti strati orizzontali o suborizzontali. Ne consegue una struttura idrografica estremamente povera in superficie, alla quale però corrisponde uno sviluppo considerevole dei fenomeni carsici. Uniformi sono anche le caratteristiche climatiche, tipicamente mediterranee, e in larga misura anche le forme di insediamento e dell'economia regionale. Da N a S si succedono gradualmente senza netti contrasti quattro regioni geografiche: il Gargano, il Tavoliere ,le Murge e il Salento o Penisola Salentina, alle quali si possono aggiungere il cosiddetto Appennino di Capitanata, cioè quella fascia appenninica che si innalza nei 1152 m dei Monti della Daunia chiudendo a W il Tavoliere, e la pianura costiera che si stende ad anfiteatro nell'immediato retroterra di Taranto. Il Gargano, formato in prevalenza da calcari mesozoici, è un tozzo promontorio limitato da faglie, che si presenta compatto con una superficie ondulata e pendii ripidi o terrazzati. Tra i corsi del Candelaro e dell'Ofanto e i rilievi appenninici si stende il Tavoliere, così chiamato dalle Tabulae Censoriae, cioè il libro in cui erano registrati gli estesi pascoli in possesso del fisco; si tratta di una grande pianura, la più vasta del Meridione, che si affaccia al Mar Adriatico sia a W del Gargano sia a SE (golfo di Manfredonia) con coste basse, sabbiose e orlate da dune costiere; queste costituiscono un serio ostacolo al deflusso al mare dei pochi fiumi che attraversano la regione. Procedendo verso SE, succede oltre il corso dell'Ofanto e fino all'Istmo Messapico la regione tabulare delle Murge, formata da potenti banchi calcarei, che a SW precipitano rapidamente verso la cosiddetta Fossa Bradanica, in territorio lucano, mentre digradano dolcemente e in forma di ampie terrazze d'origine tettonica verso la costa adriatica. Assai simile è il paesaggio della Penisola Salentina, a SE della Soglia Messapica: anche qui si ritrovano gli stessi ripiani calcarei, gli stessi profili orizzontali e la mancanza pressoché totale di corsi d'acqua superficiali.

Idrografia

I fiumi principali sono il Fortore e l'Ofanto, alle due estremità del Tavoliere; entrambi nascono dall'Appennino e si gettano nel Mar Adriatico. Gli altri maggiori corsi d'acqua, e cioè il Candelaro, il Cervaro e il Carapelle, scendono pure dall'Appennino e attraversano stancamente il Tavoliere con portate modeste e regime tipicamente torrentizio. Assai meno rilevanti i modestissimi corsi d'acqua superficiali che interessano il Gargano, le Murge e il Salento, dove invece sono assai vistosi i fenomeni carsici superficiali e ipogei (grotte di Castellana). Dei bacini lacustri, i più vasti e interessanti sono i due laghi costieri di Lesina e Varano, ai piedi del versante nord-occid. del Gargano.

Clima

Il clima è ovunque tipicamente mediterraneo, con variazioni dovute alle altitudini diverse da zona a zona: gli inverni sono miti e piovosi, le estati calde ma ventilate (fresche nelle aree più elevate) e asciutte. Le precipitazioni, concentrate per lo più nei mesi invernali, sono piuttosto scarse e di modesta utilità per l'agricoltura, specialmente nel Salento sud-occid., nell'immediato entroterra di Brindisi, nella Murgia costiera e in tutto il Tavoliere, con minimi di soli 400 mm annui nella fascia costiera più interna del golfo di Manfredonia.DemografiaLa densità demografica media è di 205 ab./km2, leggermente superiore a quella media nazionale (189); la popolazione è però distribuita in modo molto ineguale in conseguenza delle locali condizioni morfologiche e specialmente della differente fertilità dei terreni e della possibilità di irrigarli. Le zone più densamente abitate sono la Terra di Bari e la Murgia dei Trulli, mentre risultano scarsamente abitati parte del Salento e specialmente il Gargano, il Tavoliere e le Murge. La popolazione, se si eccettuano la regione dei trulli e il retroterra di Bari, vive generalmente raggruppata in centri abitati di grossa e media dimensione di tipica impronta agricola, ai quali si sono aggiunti i centri di sviluppo industriale. La consistenza demografica tende costantemente ad aumentare, ma con un ritmo notevolmente inferiore a quello che il movimento naturale della popolazione farebbe presumere; il saldo nettamente positivo del movimento naturale è infatti in buona parte assorbito dal flusso emigratorio. Di notevole rilievo sono inoltre i movimenti migratori nell'ambito regionale dalle aree a economia prevalentemente agricolo-pastorale verso i centri più popolosi e industrializzati. Negli ultimi decenni, l'aumento è stato maggiore di quello medio regionale nelle province di Taranto, Bari e Lecce; inferiore in quelle di Brindisi e Foggia. In quest'ultima prov., se da un lato il Tavoliere ha registrato una certa crescita degli abitanti, dall'altro si è avuto un forte indebolimento demografico nelle aree collinari e soprattutto montane del Subappennino Dauno. Per quanto riguarda i capoluoghi, cresce la popolazione di Lecce, che ha ormai superato i 100.000 ab., aumenta, anche se di poco, Brindisi, mentre sono in lieve calo Taranto e Foggia. Il capol. regionale, invece, ha decisamente perso abitanti, passando dalle 371.000 unità del 1981 alle attuali 349.000: in compenso crescono i centri dell'area metropolitana.

Economia: il settore primario

Fra le regioni meridionali la Puglia si colloca a un livello medio-alto di ricchezza e sviluppo, annoverando un reddito pro capite corrispondente al 70% ca. del dato nazionale (Mezzogiorno: 67%) e, nello stesso quadro, il massimo valore della produttività per addetto. Il sistema economico vanta un settore primario di affermate tradizioni che ha saputo localmente acquisire forme organizzative moderne e uno sviluppo industriale che, per quanto di recente origine e fortemente concentrato, risulta piuttosto dinamico. D'altra parte una caratterizzazione meno positiva è determinata dalla persistente incapacità, venuti a cessare i tradizionali flussi di emigrazioni, d'assorbire l'offerta di forza lavoro delle nuove generazioni, determinandosi in tal modo in un forte incremento della disoccupazione (oltre il 16%), così come dal permanere di vincoli di carattere strutturale di diverso genere: malgrado la positiva evoluzione registrata anche negli anni Ottanta, la regione non appare ancora pienamente in grado di trasformare i progressi ottenuti in una crescita equilibrata e autopropulsiva. Di contro alla favorevole condizione morfologica data dalla prevalenza della pianura (oltre il 53% del territorio), l'agricoltura risente sia della natura calcarea del suolo sia delle scarse disponibilità d'acqua, implicanti condizioni di limitata fertilità; protagonista di una lunga ed estesa opera di modificazione dell'ambiente, dopo aver registrato un significativo consolidamento grazie all'allargamento della motorizzazione e dell'uso di fertilizzanti, si trova oggi penalizzata dall'insufficienza dello stesso Acquedotto Pugliese (cui suppliscono, in parte, la captazione dai bacini-serbatoi della vicina Basilicata), oltre che dalla debolezza delle strutture di commercializzazione al suo servizio. Dominato dalla piccola e media proprietà fondiaria, e quindi con prevalente conduzione diretta, il settore agricolo, malgrado il sensibile calo di occupati che ha sperimentato ancora nell'ultimo decennio (di ca. un terzo), conta un numero di addetti fra i più alti del Paese, cui si abbina il massimo valore regionale per contributo alla formazione del reddito. Buoni sono il volume della produzione, con taluni primati nazionali, e ancor più la varietà delle colture, che contribuisce a far conseguire alla Puglia la più alta produttività dell'Italia merid.: la regione si trova così al primo posto per l'uva da tavola e da vino, per le olive, i carciofi e le insalate, al secondo per il frumento (essenzialmente grano duro), i peperoni e i pomodori, e subito dopo per i finocchi, il tabacco e le mandorle. Cospicua è pure la produzione di barbabietola da zucchero, cavoli, cavolfiori e altri ortaggi. La zootecnia è al contrario di scarso rilievo, verificando una relativa specializzazione nell'allevamento ovino. Il 10% ca. del pescato nazionale proviene dalla regione, che ha in Taranto le principali coltivazioni di molluschi (cozze e vongole).

Economia: il settore secondario

Risorse minerarie sono la bauxite nel Gargano e nelle Murge (con giacimento peraltro in via di abbandono), la bentonite nell'Appennino; notevoli quantità di salmarino provengono dalla salina di Margherita di Savoia. L'industria, nonostante i massicci interventi esterni, non ha fatto registrare – come sopra accennato – quella crescita autonoma che si sarebbe potuta attendere. In alcune aree, tuttavia, si sono verificati fenomeni significativi di diffusione: così nella Terra di Bari, con la grossa agglomerazione di Bari-Modugno e la direttrice costiera fra il capoluogo e Barletta, che offrono produzioni diversificate (meccanica, abbigliamento, calzature, ecc.) e talora di buon livello tecnologico; e nel Salento leccese, dove si contano numerosi addensamenti manifatturieri (Casarano, Nardò, Maglie, Galatina, Gallipoli, Tricase). Le province di Taranto e Brindisi restano caratterizzate, invece, da forte polarizzazione e specializzazione, originate, negli anni Cinquanta, dalla localizzazione di grandi aziende a partecipazione statale. Nella prima, il polo siderurgico del capoluogo, con il pur limitato indotto che è riuscito a generare, concentra i 2/3 degli occupati nel settore secondario, mentre la crisi dell'industria chimica e petrolifera ha recentemente indebolito la struttura economica della provincia di Brindisi. Infine, la provincia di Foggia continua a registrare la prevalenza del ramo alimentare.

Economia: il settore terziario

Importanza notevole sono venute assumendo le attività terziarie (55% dell'occupazione; 60% del reddito prodotto nella regione), riuscendo a realizzare miglioramenti qualitativi di rilievo nei segmenti più avanzati (servizi finanziari, organizzativi, di consulenza aziendale). Il commercio, che ha sempre avuto importanza fondamentale per la Puglia, risente positivamente dell'espansione produttiva regionale, e quindi della crescente domanda proveniente sia dalle famiglie, sia dalle imprese. L'apparato distributivo resta tuttavia eccessivamente frammentato, pur dovendosi rilevare nuove iniziative nel campo delle strutture più evolute (centri commerciali, ipermercati, ecc.). Elemento qualificante e massima espressione del settore è l'annuale Fiera del Levante, a Bari, istituita nel 1930 e divenuta seconda manifestazione del genere in Italia, punto di riferimento nei rapporti fra continente e area mediterranea. Il turismo rivela attrezzature ricettive ancora carenti, sebbene in costante espansione; non adeguatamente valorizzata risulta quindi la molteplice ricchezza di attrattive, sia naturali sia culturali (centri urbani e patrimonio storico-artistico): nelle aree di maggiore sviluppo, coincidenti con il Gargano e il Salento, esso si è tradotto peraltro in una crescita spesso incontrollata, con fenomeni di conseguente degradazione del litorale. In rapporto alle altre regioni meridionali discreta è la spesa per la ricerca scientifica: ulteriori progressi, con ricadute positive sull'economia locale si attendono inoltre dalla ormai compiuta realizzazione del progetto di Tecnopolis a Bari. Abbastanza soddisfacente è la rete delle comunicazioni, potenziata con l'apertura dell'autostrada Napoli-Canosa di Puglia e dell'Adriatica, che collega direttamente la Padania con Bari e che prosegue fino a Massafra, presso Taranto.

Storia

In epoca storica la Puglia fu abitata da genti illiriche e, sulle coste, da coloni greci. Le guerre sannitiche aprirono a Roma la conquista totale dell'Apulia. Alcune città guidate da Taranto approfittarono del successo di Annibale a Canne per ribellarsi, ma le armi romane schiacciarono l'insurrezione. Con la divisione augustea Apulia e Calabria costituirono la II regione comprendente anche il Vulture e parte del Molise. Per la sua posizione geografica invidiabile, in comunicazione con le province orient. dell'Impero, la Puglia romanizzata ebbe un notevole sviluppo economico e il benessere e la pace sociale furono mantenuti fino alla caduta dell'Impero Romano d'Oriente (476), allorché subentrò la giurisdizione bizantina esercitata da un catapano. Il dominio bizantino fu contrastato dai Longobardi, a cui seguirono i Franchi, i Saraceni, i Veneziani. Guerre, assedi, devastazioni, regimi fiscali oppressivi e corrotti si avvicendarono con effetti rovinosi per la popolazione, che più volte tentò di liberarsene ribellandosi. La più nota ribellione fu quella promossa da Melo da Bari, che assoldò mercenari normanni (1016) e tentò, ma inutilmente, di scacciare i Bizantini. L'impresa riuscì invece ai Normanni d'Altavilla, che crearono nella regione la contea di Melfi o di Puglia, affidata da un'assemblea di guerrieri a Guglielmo Braccio di Ferro (1043). Nel 1059 Roberto il Guiscardo ottenne da papa Nicolò II, con l'Accordo di Melfi, l'investitura e il titolo di duca di Calabria e di Puglia in cambio di un atto di vassallaggio e di eventuali aiuti militari. Il destino della regione ormai era legato a quello dell'Italia merid. avviata a unità politica, quantunque i Veneziani tentassero di impedire la formazione di uno Stato forte affacciato sul basso Adriatico. Sotto gli Altavilla e gli Svevi (dal 1194) la Puglia godette di speciali privilegi e di una certa autonomia amministrativa: Bari era un porto attivo per i traffici con l'Oriente; Melfi era tanto importante e sicura che i papi la scelsero come sede per solenni concili e qui fu emanata la raccolta di leggi di Federico II per il regno di Sicilia, detta appunto Costituzione di Melfi (1231). Il grande imperatore svevo soggiornò spesso nella regione e, non sfuggendogliene l'importanza strategica, la fortificò. Dalla metà del sec. XIII la Puglia, divisa nei tre giustizierati di Capitanata, Terra di Bari e Terra d'Otranto decadde e subì passivamente l'alternarsi dei dominatori: gli Angioini dal 1266, gli Aragonesi dal 1442, gli Spagnoli dal 1504 e, dopo il breve periodo degli Asburgo (1714-38), i Borbone. La rigida struttura feudale imposta dagli Angioini e mantenuta in seguito, la prevalenza dei latifondi e la correlativa povertà dell'agricoltura, la scarsità di centri cittadini economicamente e culturalmente aperti determinarono una struttura sociale anomala, caratterizzata dalla divisione delle classi estreme: l'aristocrazia baronale e la plebe (nell'assoluta maggioranza rurale) povera e ignorante. L'assenza del ceto medio spense l'apporto della Puglia alla vita del regno fino a tutto il Risorgimento. Dopo l'unità anche in quelle terre povere si sviluppò il fenomeno del brigantaggio, nato soprattutto dalla delusione delle popolazioni agricole che avevano sperato in un immediato sollievo dagli stenti secolari.

Archeologia

L'importanza archeologica della regione è documentata, oltre che dai ritrovamenti preistorici, da quelli relativi alla civiltà indigena della regione e da quelli della greca Taranto. Le ceramiche micenee della fine del II millennio a. C. attestano un primo importante contatto col mondo greco. Taranto fu l'unica importante colonia greca della regione, anche se altri centri vantano leggendarie origini greche; più che da resti monumentali (tempio dorico del sec. VI a. C.) l'archeologia tarantina è costituita dai corredi delle sue estese necropoli, ricche di vasi importati dalla Grecia (eccezionali per quantità e spesso rarità quelli corinzi, laconici, attici a figure nere) e, soprattutto, in età ellenistica, di rilievi sepolcrali in calcare, di terrecotte figurate e di gioielli. Il resto dell'ampia regione era caratterizzato da numerosissimi centri abitati indigeni (più frequenti nel Salento, meno nella Puglia centr. e sett.) di cui restano solo le ampie cerchia di mura, spesso duplici o triplici (Manduria); gli scavi dell'abitato apulo di Monte Sannace presso Gioia del Colle, l'unico sinora ampiamente scavato, mostrano una progressiva estensione, dal sec. VI al III a. C., dell'acropoli a una zona bassa sempre più ampia. Ricchissime le necropoli con vasi di produzione locale a decorazione essenzialmente geometrica (si distinguono i vasi dauni, quelli peucetici e quelli messapici, tra cui caratteristica la trozzella) associati talora a vasi figurati importati direttamente dalla Grecia. Nel sec. IV a. C., quando la produzione artistica acquistò maggiore uniformità e fu più evidente l'influenza di Taranto, si ebbe anche una fiorente ed estesa produzione di ceramica figurata italiota, più esattamente apula, nonché della ceramica di Gnathia che ne è diretta derivazione e che continua anche nel secolo seguente insieme a quella più semplice a vernice nera. Meno documentate altre forme artistiche, a parte l'ampio gruppo di stele figurate di Siponto, probabilmente anteriori al sec. V a. C. L'invasione di Annibale portò gravi danni alla regione e segnò la fine di molti abitati apuli. In età romana ebbero importanza soprattutto i centri lungo la via Appia e l'Appia Traiana, e anzitutto Brindisi, principale porto di Roma verso l'Oriente. In prossimità del porto, ricerche subacquee hanno portato alla luce nel 1992 una notevolissima serie di sculture bronzee, dall'età ellenistica al sec. II d. C. Resti monumentali notevoli sono a Lucera, Ordona, Canosa, Lecce e Taranto; numerosi anche i resti di ville e fattorie romane. I ricchi ritrovamenti archeologici della Puglia sono raccolti in numerosi musei, tra cui quelli di Taranto, essenziale per la conoscenza della civiltà della Magna Grecia; di Bari, che raccoglie la documentazione della civiltà apula; di Lecce, Brindisi, Foggia, Lucera e Ruvo.

Arte: dal VII al XIII secolo

Tra i sec. VII-XII le manifestazioni artistiche più interessanti sono offerte dalle varie chiese-cripte e chiese-grotte sorte in diverse zone della regione (Massafra, Gravina, Fasano, ecc.), scavate nella roccia e spesso decorate con affreschi. Alcune costruzioni, quali la cosiddetta tomba di Rotari a Monte Sant'Angelo e il mausoleo di Boemondo a Canosa (fine sec. XI), costituiscono esempi di fusione tra elementi bizantini, classici e barbarici. Con il sec. XII ebbe inizio il periodo di maggior splendore per l'arte pugliese. L'architettura romanica infatti, nella quale confluirono influssi di diversa provenienza (pisani, lombardi, classico-romani, orientali, normanni), raggiunse espressioni altissime con la costruzione di una serie di chiese che per i loro caratteri stilistici costituiscono un aspetto specifico nel più vasto ambito del romanico. Tra i primi esempi è il S. Nicola di Bari, iniziato nel 1087, nel quale agli elementi normanni della struttura (accentuato verticalismo, uso di poderosi torri campanarie) si uniscono elementi lombardo-emiliani (archetti pensili, lesene, matronei all'interno). La chiesa di S. Nicola si pone come prototipo di una serie di altre costruzioni coeve della Terra di Bari, dalla cattedrale di S. Sabino a Bari a quelle di Bitonto, di Trani ,di Ruvo. Accanto al predominante modello di S. Nicola, alcune chiese pugliesi mostrano diversi influssi. In particolare, nella Capitanata sono evidenti le reminiscenze di motivi dell'architettura pisana nella cattedrale di Troia (fine sec. XI), nel S. Leonardo di Siponto e a S. Maria Maggiore di Monte Sant'Angelo (decorazioni della facciata e dei fianchi ad arcature con losanghe inscritte). Più tradizionali sono alcuni edifici quali le cattedrali di Taranto e di Otranto, di tipo basilicale romano, o quella di Canosa (1071-1101) di derivazione bizantina, con cinque cupolette. La scultura romanica pugliese nel complesso fu legata alla decorazione architettonica, con grande varietà di motivi, da quelli stilizzati geometrici alle bizzarre figure di animali. Non mancano però anche sculture indipendenti dall'architettura, come la cattedra del vescovo Elia (ante 1105) nella chiesa di S. Nicola a Bari, dove, a fianco di motivi bizantineggianti, si trovano tre telamoni a tutto tondo in cui è sensibile l'influsso di Wiligelmo. Della stessa sensibilità plastica sono esempi nella cattedrale di Trani, sia nel portale, sia nelle formelle bronzee della porta, opera del celebre scultore Barisano da Trani (1175). Già nel sec. XII motivi gotici, di importazione francese, sono presenti nell'interessante chiesa dei SS. Nicolò e Cataldo a Lecce, accanto a elementi bizantini e decorazioni di derivazione classica. Anche il sec. XIII conobbe una splendida fioritura artistica con l'innesto di forme gotiche e classicheggianti nelle tradizionali strutture romaniche. Notevoli soprattutto le realizzazioni promosse da Federico II di Svevia, quali i castelli di Bari, Gioia del Colle, Lucera e, soprattutto, Castel del Monte. Quest'ultimo, innalzato nel 1240, è un'originalissima costruzione a pianta ottagonale, dai motivi architettonici già spiccatamente gotici (di derivazione borgognona); al suo interno, nelle chiavi di volta e nelle mensole, si trovano interessanti esempi della scultura detta “fredericiana”, di chiara derivazione classicista, ma influenzata anche dalla tradizione scultorea provenzale della seconda metà del sec. XII. I modi gotici, però, così prepotentemente introdotti in Puglia, vi ebbero limitata fortuna, specie negli edifici religiosi. La chiesa del S. Sepolcro a Barletta (sec. XIII) mostra infatti all'esterno modi ancora romanici, e solo nel secolo successivo il duomo di Lucera e la chiesa di S. Caterina a Galatina indicano una più completa adesione ai nuovi modi stilistici. È da rilevare comunque che a cominciare dall'avvento della dominazione angioina l'attività artistica nella regione fu piuttosto modesta.

Arte: dal XV al XIX secolo

Nei sec. XV-XVI l'architettura fu dominata da influssi veneto-dalmati, riscontrabili nelle cattedrali di Ostuni, Mottola, Manduria (sec. XV). Solo nel Seicento la Puglia torna a presentare notevoli manifestazioni artistiche, grazie soprattutto agli esempi del barocco leccese. Questo si manifestò con caratteri originalissimi, non senza legami col barocco spagnolo, sovrapponendo a strutture lineari una ricchissima e fantasiosa decorazione. Nella prima metà del secolo operarono artisti quali Cesare Penna, Michele Coluzio, Giovanni Genovino e si realizzarono opere quali la stupenda chiesa di S. Croce. Successivamente, su impulso del vescovo Pappacoda, venne ampliato il duomo, per opera dell'architetto Giuseppe Zimbalo (1659-70), cui si deve pure l'attuale Palazzo del Governo, mentre del suo allievo Giuseppe Cino è il bellissimo seminario. Notevoli esempi di barocco si trovano poi a Martina Franca e in varie località della Terra d'Otranto (Galatone, Nardò, Tricase). Di grande interesse sono infine alcune forme di architettura popolare di notevole originalità, come le tipiche abitazioni (trulli) della valle di Alberobello, di origine antichissima ma tuttora utilizzate. Nessun'altra manifestazione artistica di rilievo si ebbe in Puglia dopo il sec. XVIII. Può citarsi, sul piano urbanistico, il progetto per la città nuova di Bari, voluto da Gioacchino Murat nel 1812.

Folclore

La vita collettiva s'incentra in alcuni pellegrinaggi legati a località famose e a episodi storici più o meno leggendari. L'8 maggio hanno luogo le due principali manifestazioni: la festa di San Michele Arcangelo, sul Gargano, si svolge nel santuario dedicato al santo, dove si trova la grotta in cui secondo la tradizione l'Arcangelo apparve l'8 maggio 493 al vescovo di Siponto, lasciando a prova della sua presenza l'impronta del piede. Non meno importante la sagra di San Nicola a Bari, che rievoca la traslazione del corpo del Santo patrono avvenuta nel 1087. La sera del 7 maggio un grandioso corteo si snoda sul lungomare e accompagna l'immagine del Santo, che la mattina successiva viene portata a spalla da gruppi di marinai fino alla spiaggia di Portovecchio dove, caricata sopra una grande barca da pesca addobbata con stendardi, tra salve di mortaretti, viene spinta in mare aperto seguita da centinaia di barche; a sera la statua viene riportata a terra per essere ricondotta in processione nei quartieri popolari. Molte tradizioni sono legate in Puglia al sentimento religioso, spesso mescolato a forme di superstizione o legato a tradizioni precristiane. Nel Salento sul culto preistorico riferito alle pietrefitte (sannà in dialetto) si è inserito il culto cristiano; rinunciando a ogni forma di repressione, inutile per la costanza con cui i contadini continuavano a praticare il loro culto, i vescovi bizantini fecero scolpire croci sui menhir. I falò accesi in tutta la regione (il più caratteristico è quello di Novoli presso Lecce) sono un chiaro richiamo al culto del fuoco. Origini medievali ha il fenomeno storico-religioso del tarantismo* con tutto il complesso rituale di musica, danza sfrenata e di colori che accompagna la guarigione (ogni anno a Galatina, città immune grazie alla protezione di San Paolo, affluiscono il 29 giugno i tarantati per ringraziare il santo per la guarigione ottenuta durante la cura domiciliare, per confermarla o per ottenerla nel caso in cui la crisi non sia ancora stata superata). Molte manifestazioni popolari o tradizioni sopravvissute mettono in luce antichi legami con il mondo orientale: così a Bari la posa della prima pietra di una casa dovrebbe avvenire in concomitanza con la proiezione su di essa dell'ombra di un passante, in ricordo della tradizione bizantina che voleva una casa solida solo se nelle fondamenta ci fosse stata una vittima umana. C'è inoltre da rilevare che si trovano in Puglia colonie greche (a Calimera e altri paesi di Terra d'Otranto) e albanesi, specie in Capitanata (dove sono presenti anche colonie provenzali), che hanno in parte conservato non solo la lingua, ma anche il costume e il canto popolare del paese d'origine. Anche per quanto riguarda la letteratura popolare una forma di canto lirico-monostrofico in quartine di ottonari ha sicure affinità con le doine romene e dimostra la continuità areale di tradizioni popolari nell'altra sponda dell'Adriatico. Sopravvivono in Puglia forme drammatiche popolari sia profane (in occasione del carnevale, come quelle conosciute come lu ditte in cui è protagonista Pulcinella) sia religiose (in occasione del Natale e della settimana santa), come la sonata dei pastori e il viaggio dei Re Magi che si rappresentano nelle campagne di Taranto e il dramma della passione che si rievoca il giovedì santo a Muro Leccese; caratteristica anche la tragedia di Roca che si rappresenta in maggio e che ha per tema la lotta fra Cristiani e Mori. Quanto all'arte popolare, la Puglia fu nell'antichità non solo un grande emporio della ceramica greca ed etrusca, ma un attivissimo centro dell'arte figulina nelle due città di Ruvo e di Canosa. Ora il centro più importante è Grottaglie. Tra i prodotti legati ai bisogni della vita agricola e paesana si distinguono la quartara, anfora per acqua, e il trùfulù, fiasco di creta per il vino; scodelle, cucchiai e forchette, prodotti dell'artigianato del legno, sono lavorati con simboli religiosi o etnici e motivi geometrici. Notevoli sono anche i merletti a mano o al tombolo; caratteristico, infine, il lavoro della lana-penna (un filo ritorto che si ottiene trattando in modo particolare la bava di una conchiglia bivalve), con la quale si fanno guanti, sciarpe, berretti, usati specialmente dai pescatori.

Gastronomia

La disponibilità in ogni provincia degli stessi alimenti (grano, olio e olive, carni ovine e suine, verdure, pesce, formaggi) conferisce alla cucina pugliese un carattere unitario. L'alimentazione popolare gravita sopratutto sui farinacei: pane (per cui la Puglia va giustamente famosa) e pasta. Quest'ultima è presente sia nelle varietà industriali sia, frequentemente, nelle preparazioni casalinghe (lasagne, orecchiette, strascenate, troccoli, gnocchetti, ecc.), cui corrispondono innumerevoli tipi di condimento dai più semplici (salsa di pomodoro, cime di rapa) ai più ricchi (ragù di carne o di pesce, in timballo con ripieno di uova, polpette, carciofi, salame, formaggio). Più che le carni bovine trovano largo impiego nella cucina pugliese le carni suine (capocollo di Martina Franca, salumi del subappennino foggiano, salsicce e sanguinacci di Lecce) e soprattutto ovine. Rinomato per la bontà è l'agnello, cotto al forno in spiedini o preparato in modi più elaborati (gnumirelli, ossia interiora avvolte nelle budelline). Il mare pugliese, popolato da molte varietà ittiche, offre abbondanza di ottimo pesce, crostacei e frutti di mare (Taranto è uno dei più importanti centri di coltivazione di mitili e ostriche). Tra le pietanze pugliesi sono caratteristiche le tielle, di derivazione spagnola, i panzerotti, le pizze e i calzoni imbottiti. Il gran numero di greggi fa prosperare la casearia a base di latte di pecora (ricotta, pecorino fresco e stagionato), cui si affianca la casearia vaccina con caciocavallo, scamorze, provole, burrate, ecc. Tra i dolciumi molti sono comuni alle regioni confinanti (zeppole, taralli, castagnedde), altri, rituali, sopravvivono ormai solo in alcune località, come il pupurat (per carnevale), il grano cotto (per Ognissanti), la scarcedda (per Pasqua), ecc. La Puglia, regione viticola per eccellenza (rinomata è la sua uva da tavola), ha una produzione annua di circa 10 milioni di ettolitri di vino, di cui buona parte viene esportata come vino da taglio (Barletta). Solo da pochi anni sono state valorizzate alcune qualità di pregio: il san severo e il castel del monte bianchi, rossi e rosati, il matino rosso, il locorotondo e il martina franca bianchi, i rosati del Salento. Specialità pugliese sono anche alcuni amari, come il san marzano, il padre peppe, ecc.