Le Regioni italiane: la storia, il territorio, l'economia, l'arte, la cultura.

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Regione Trentino Alto Adige

Regione (13.607 km2; 886.914 ab.) dell'Italia sett., confinante a N con l'Austria e a NW con la Svizzera e delimitata dalla Lombardia a SW e dal Veneto a E e SE. Capoluogo regionale è Trento. Amministrativamente è divisa nelle due prov. di Trento e di Bolzano. In base alla legge costituzionale 26 febbraio 1948, n. 5, costituisce una regione autonoma a statuto speciale. Il suo nome è formato da quello del territorio legato storicamente all'antica città di Trento, il Trentino, e da quello di Alto Adige, accolto dopo la I guerra mondiale in sostituzione della voce tedesca di Südtirol (=Tirolo meridionale). Sino alla fine del II conflitto mondiale la regione si chiamò ufficialmente Venezia Tridentina, termine introdotto verso la fine del secolo scorso da Graziadio Ascoli per designare la porzione nord-occid. delle Venezie.

Per quanto concerne la storia, tratteremo separatamente i due territori.

Geomorfologia

Il territorio della regione, che è la più sett. fra quelle italiane, si estende sul versante merid. dell'arco alpino, appoggiandosi allo spartiacque principale della catena, ed è interamente montuoso. Predominano le formazioni di rocce metamorfiche (scisti, micascisti, gneiss, ecc.) nel settore sett. della regione lungo un ampio arco, che si stende dal gruppo dell'Ortles-Cevedale lungo le Alpi Venoste, Breonie e Aurine fino alle Vedrette di Ries. Immediatamente più a S, in un vasto settore compreso tra la conca di Merano e il passo Rolle, si stende la piattaforma porfirica atesina, che presenta una morfologia piuttosto dolce, in netto contrasto con l'asperità di forme della regione a rocce metamorfiche. Se si escludono poi il gruppo dei Monzoni e i massicci dell'Adamello-Presanella e della Cima d'Asta, l'intero settore merid. della regione è interessato da formazioni rocciose sedimentarie risalenti al Mesozoico e al Cenozoico, in prevalenza dolomie e calcari; si innalzano qui alcuni dei più noti gruppi dolomitici, quali la Marmolada, il Catinaccio e il Gruppo di Brenta, dalle forme fantastiche con altissime pareti a picco emergenti d'improvviso da dolci ondulazioni boscose.

Dal punto di vista morfologico, la regione comprende la sezione alpina del bacino dell'Adige, l'intero bacino del Sarca, che tributa al Lago di Garda, e i bacini superiori del Chiese e del Brenta, il primo affluente dell'Oglio, il secondo tributario direttamente del Mar Adriatico. Il fiume di gran lunga più importante è dunque l'Adige, che nasce presso il passo di Resia, percorre la longitudinale Val Venosta fino a Merano, dovepiega a SE; a Bolzano riceve da sinistra l'Isarco, che gli convoglia anche le acque della Rienza (Val Pusteria), e percorre con direzione SSW un lungo e profondo solco vallivo trasversale all'orientamento della catena alpina, ricevendo da destra il Noce (valli di Sole e di Non) e da sinistra l'Avisio (valli di Fassa, di Fiemme e di Cembra); il solco vallivo a S di Trento prende il nome di Val Lagarina. Appartiene alla regione l'estremità sett. del Lago di Garda; degli altri laghi, quasi tutti piccoli e d'origine glaciale o morenica, i principali o più noti sono quelli di Molveno, di Ledro, di Levico, di Caldonazzo, di Braies, di Carezza, di Tovel e quello di sbarramento artificiale di Santa Giustina. I ghiacciai più estesi si trovano sui versanti dell'Adamello-Presanella, dell'Ortles-Cevedale, delle Alpi Venoste, delle Alpi Aurine e, nella regione dolomitica, sulla Marmolada.ClimaIl diverso orientamento vallivo e le differenze di altitudine e di esposizione danno luogo a condizioni climatiche assai varie. Nell'area del Garda e in alcune conche più riparate, come quella di Merano, si hanno regimi termici submediterranei, mentre nelle zone più elevate le condizioni termiche sono quelle tipiche della media e dell'alta montagna con inverni freddi e nevosi, estati fresche e ventilate e rilevanti escursioni termiche giornaliere. Le precipitazioni variano molto da zona a zona; sono più copiose sui rilievi più elevati dei settori merid. e sud-occid., più esposti all'afflusso degli umidi venti che giungono dalla pianura, e diminuiscono in misura vistosa nelle più ampie conche dell'interno e nelle valli più larghe, come nell'alta valle dell'Adige, in quella dell'Isarco e nelle valli Venosta e Pusteria.

Geografia umana

Per densità demografica, il T. è la regione meno popolata d'Italia dopo la Valle d'Aosta e la Basilicata; ma la popolazione è in aumento grazie al saldo positivo del movimento naturale, assai superiore al flusso emigratorio. Estremamente ineguale è la distribuzione della popolazione, che si raccoglie in grande prevalenza nei fondivalle più ampi, dove più sviluppate sono le attività agricole più redditizie. Il fenomeno dello spopolamento montano interessa un po' tutta la regione ed è rallentato solo in quei comuni nei quali accanto alle tradizionali attività agricole e silvo-pastorali si è sviluppato il turismo. I due capoluoghi hanno una forte capacità di polarizzazione economica e, per quanto riguarda il loro ruolo funzionale, hanno raggiunto un elevato grado di complementarità: Bolzano svolge per lo più funzioni commerciali e industriali, mentre a Trento, sede anche di università e degli uffici dell'amministrazione regionale, vi è una maggiore concentrazione di servizi bancari.

Economia

Nel settore agricolo è da distinguere nettamente un'attività di sussistenza (cereali, patate, foraggi), prevalente nelle aree più elevate e più povere, dalle colture specializzate a reddito elevato: nella valle dell'Adige e nelle conche di Bolzano e di Merano è diffusa la vite, che dà prodotti assai apprezzati; nella Val di Non si producono cospicue quantità di mele e pere. Fiorenti sono l'allevamento bovino, per la vastità di ottimi pascoli di media e alta montagna, e lo sfruttamento delle risorse forestali, che dà vita a un'affermata industria del legno. L'ingente disponibilità di energia idroelettrica ha favorito l'espansione dell'industria, che annovera numerose imprese operanti in prevalenza nei settori siderurgico, metallurgico, meccanico, chimico, cartario, alimentare, del legno e dei materiali da costruzione . Molto attivo è il commercio, grazie anche alla posizione della regione, a contatto con l'Austria, e all'importantissima direttrice dei traffici ferroviari e autostradali, che l'attraversa da N a S mettendo in comunicazione diretta l'Europa centr. con la Padania. Nel quadro dell'economia regionale una posizione di particolare importanza ha infine il turismo, che ha i suoi poli di maggior attrazione in alcuni centri storico-artistici, quali Trento, Bressanone e Merano, ma specialmente nelle numerose e ben attrezzate stazioni di soggiorno estivo e di sport invernali, quali Vipiteno, Brunico, Dobbiaco, San Candido, Ortisei, Selva di Val Gardena, Corvara in Badia, Canazei, Vigo di Fassa, Moena, Predazzo, Cavalese, San Martino di Castrozza, Fiera di Primiero, Madonna di Campiglio, Folgaria e Lavarone, nonché nei centri lacuali di Riva del Garda e Torbole.

Diritto

Nell'ordinamento regionale italiano è una regione autonoma a statuto speciale: ai vari gruppi linguistici che in essa convivono sono riconosciuti la parità dei diritti e la salvaguardia delle caratteristiche etniche e culturali. Avuto riguardo alla particolarità dei rapporti fra la comunità di lingua tedesca e quella di lingua italiana, è stato approvato nel 1972, all'interno dello stesso statuto speciale per la regione, un trattamento particolare per le due province Trento e Bolzano, che hanno acquistato la potestà di emanare norme legislative e di regolare la propria amministrazione, nel rispetto però dei principi costituzionali e di quelli dell'ordinamento giuridico dello Stato, nonché delle norme fondamentali delle riforme economico-sociali della Repubblica. Ogni provincia ha un commissario incaricato che, assieme ad altre mansioni, assolve anche il compito del mantenimento dell'ordine pubblico. Nella rappresentanza vale il principio della proporzionalità rispetto alla consistenza dei gruppi linguistici. Per tutta la regione è istituito un tribunale di giustizia amministrativa con una sezione autonoma per la provincia di Bolzano; uguali diritti linguistici gode il ladino in provincia di Trento. L'uso della sola lingua italiana è limitato agli ordinamenti di tipo militare.

Folclore

Alla complessità linguistica della regione (italiano, tedesco e ladino sono i tre grandi ceppi a cui fanno riferimento i numerosi dialetti) corrisponde un'analoga complessità di tradizioni, frutto del patrimonio dei tre gruppi etnici che popolano il Trentino-Alto Adige. Comune a tutta la regione è l'atteggiamento nei confronti della natura, che la letteratura popolare vede pervasa e animata dalla presenza di spiriti identificati, secondo le zone, in fate, ninfe, elfi, giganti e orchi, oppure, ancora, nello spirito dei morti che ritorna sotto forme diverse; comune agli spiriti naturali (i primi diffusi soprattutto nelle aree tedesche e ladine, gli ultimi in Trentino) è la peculiarità di essere pericolosi per il genere umano. Le streghe sarebbero state un tempo diffusissime nella regione e relegate in luoghi nascosti dopo il Concilio di Trento; alcune credenze relative alla loro presenza sopravvivono tuttavia sporadicamente: nelle valli di Fassa, di Non e Rendena esse scatenerebbero i temporali (contro il loro potere si usa fare una croce con la catena del focolare, meglio se pulita nel periodo pasquale).

Legata alla credenza sull'esistenza delle streghe è l'usanza per cui la madre si porta nei campi il bambino, per impedire che le strie lo sostituiscano, e lo sistema lontano dai crocicchi dove esse potrebbero raggiungerlo. Si ricollegano a tradizioni precristiane, inserite su uno sfondo naturalistico, leggende per cui molte località, interessanti per la bellezza o per l'orrido, sarebbero abitate da esseri fantastici: valga per tutti l'esempio del lago di Carezza, detto Lèc del Ergobando per l'arcobaleno connesso alla storia di una ninfa che l'abitava. Mentre la tradizione riguardante le streghe è comune a molti Paesi europei, diffusione più strettamente regionale hanno le mitologie relative all'orco (Salvanèl o Sanguanèl o Salvans per i Ladini), alle sirene (Anguane o Ganes o Aguanes), al Basa-Done al Calcaròt o Pezarol (peso allo stomaco che contribuisce anche a far vedere streghe e orchi). Per contrastare questa folla di esseri invisibili che lo circonda l'uomo ha a disposizione una serie di riti tradizionali, tra cui l'usanza, da parte del capofamiglia, nel giorno di capodanno, di passare in ogni stanza della casa e nella stalla con un braciere su cui sono stati gettati grani di incenso, per allontanare gli influssi nefasti, o quella di lanciare rotelle di legno incendiate nella prima domenica di Quaresima e nella notte di San Giovanni, o di benedire le case il giorno dell'Epifania (testimonianza di questo rito, diffuso tra i Ladini, è data dall'incisione sulla porta di una scritta nella quale, tra i primi e gli ultimi numeri che formano la data dell'anno, vengono scritte le iniziali dei magi intercalate da una croce: 19†SM†SG†SB†S77).

Molti raduni di bande musicali, che in Alto Adige accompagnano i danzatori in costume, avvengono ormai prevalentemente come richiamo per i forestieri e lo stesso avviene per molte feste autunnali che hanno la loro origine nelle celebrazioni che segnavano la fine della vendemmia. Per quanto riguarda l'artigianato una posizione di primo piano spetta alla lavorazione del legno, che ha conservato l'originaria spontaneità e il tradizionale valore artistico: famose sono le sculture della Val Gardena, i mobili incisi e dipinti dell'Alto Adige, i presepi scolpiti.

Gastronomia

Nella regione convivono due cucine, la trentina e la bolzanina, entrambe cucine di montagna, caratterizzate da pochi prodotti, semplici e nutrienti, adatti a combattere il freddo dei lunghi inverni. La trentina ha però una base prettamente veneta (basti pensare alla preponderanza della polenta), mentre la bolzanina è più fedele alla tradizione asburgica, tedesca e slava, da cui deriva la propensione per le spezie e per combinazioni insolite. Esistono tra le due punti di contatto, primo fra tutti la scarsità di piatti asciutti, rappresentati quasi esclusivamente dalla polenta nel Trentino, preparata con farina di mais o di frumento o di grano saraceno (polenta nera) o mista, e servita come accompagnamento al baccalà, ai salumi crudi e formaggi, o cotta con patate, con olio e vino bianco, condita con intingoli a base di burro e acciughe, coratella, selvaggina, ecc.

La regione è il regno delle zuppe, specie nell'Alto Adige dove ne esistono infinite ricette: zuppa di crostini di milza, di frittata, d'orzo, di crauti, di farina tostata, di trippa acida, ecc., mentre i diffusissimi canederli o Knödel* sono serviti sia in brodo sia asciutti come contorno. Il tipo di carne predominante è quella affumicata: si prepara secondo l'antica maniera nei masi di montagna con manzo (Rindgeselchtes), cavallo, asino, oca e soprattutto con il maiale (Kaiserfleisch), che verrà poi consumato con cetrioli sottaceto e crauti, altra specialità di origine tedesca. Dall'Ungheria arriva invece il gulasch, tradizionale pietanza domenicale. D'origine nordica è anche il frequente accostamento del dolce al salato: si pensi ai cianuncei (raviolini ripieni di marmellata), al capriolo e ai Krapfen di patate con salsa di mirtilli. Dal maiale si ricavano ottimi salumi, tra cui costituisce un vanto lo Speck, che richiede una lunga e accurata preparazione e particolari condizioni ambientali.

Nel Trentino abbonda il pesce d'acqua dolce, proveniente dai numerosi laghi e corsi d'acqua: trote, temoli, tinche, capitoni, ecc. Le verdure sono scarse; a parte i crauti, predominano le patate e i funghi, che si trovano in quantità considerevoli. Per quanto riguarda i dolci, ricordiamo le torte compatte composte di cioccolato e ricoperte di panna, delicate omelettes ripiene di marmellata, strudel* farciti in vario modo, frittelle di frutta, soffici Krapfen, crostate, biscottini e per finire il natalizio Zelten, pesante ma gustoso, preparato con tutti i frutti secchi: noci, fichi, pinoli, mandorle, datteri, uvette e canditi. Anche se non abbondante, il vino prodotto nella regione è di qualità pregiata e viene esportato, soprattutto in Austria e Germania. Nutrita di nomi celebri è la lista sia dei rossi (gli altoatesini lago di Caldaro, santa Maddalena, lagrein, cabernet, merlot, i trentini valdadige, pinot, teroldego, marzemino), sia dei bianchi (sylvaner, terlaner, gewürztraminer, riesling renano, pinot bianco). Ottimo è il vinsanto trentino, invecchiato in botte per 4 anni e tra i liquori le grappe (sgnapa in Trentino, Schnaps in Alto Adige), a gusto semplice oppure alla ruta, alla genziana, alla pera, lo slivoviz (distillato di prugne), ecc.

Trentino

Regione storica dell'Italia sett., i cui limiti storici, geografici e linguistici corrispondono a quelli della prov. di Trento. Fa parte della regione amministrativa del Trentino-Alto Adige e confina con il Sudtirolo, la Lombardia e il Veneto.

Storia

Occupato dai Romani tra il sec. II e il I a. C., aggregato da Augusto nel 14 a. C. alla X Regio (Venetia), seguì le vicende del resto d'Italia passando agli Eruli, agli Ostrogoti, ai Bizantini, ai Longobardi, ai Franchi. Fece parte del regno d'Italia dall'epoca di Pipino a quella di Berengario II. Ottone I staccò la valle dell'Adige dal regno e l'aggregò alla Baviera (952), per assicurarsi il libero passaggio per l'Italia. Da allora il Trentino fece parte del regno di Germania e fu assegnato a un vescovo-conte (inizio sec. XI). Il feudo si estendeva fino alla Chiusa di Verona. I vescovi del Trentino nelle lotte tra Papato e Impero generalmente parteggiarono per quest'ultimo, più tardi dovettero difendersi dalle ambizioni dei conti del Tirolo. Dal 1239 al 1255 il Paese fu occupato da Ezzelino da Romano che, stretta alleanza con Alberto del Tirolo, fece sì che quest'ultimo ottenesse il predominio del principato. La potenza dei vescovi fu stroncata dal conte Mainardo II il quale introdusse nel Trentino un'amministrazione secolare. Estintasi la famiglia del Tirolo (1363), la regione passò a Rodolfo IV d'Asburgo e al principe-vescovo rimase solo una parvenza d'autorità. Nel 1516 l'imperatore Massimiliano ottenne dai Veneziani Ala, Avio, Brentonico, Mori, Rovereto e Ampezzo. Così il principato si trovò completamente circondato dai territori di casa d'Austria. Nel periodo della Riforma i contadini parteciparono alla “guerra dei contadini” (1525), ma furono schiacciati dai feudatari sostenuti da Lutero. All'inizio del sec. XVII sempre più palesi furono i segni della decadenza: direttamente coinvolto nella guerra di successione spagnola, il Trentino soffrì specialmente per le distruzioni dell'esercito del Vendôme in ritirata (settembre 1703). Attribuito all'Austria nel 1801, passò nel 1806 alla Baviera, poi nel febbraio 1810 al Regno Italico costituendo il dipartimento dell'Alto Adige. Riconquistato dalle truppe austriache sul finire del 1813, incorporato nel marzo 1816 alla contea del Tirolo e legato nell'aprile 1818 alla Confederazione germanica, il Trentino partecipò alle lotte per l'unità del 1848-49, insorgendo il 19 marzo 1848. Centro di una forte corrente irredentista, nel 1885 vi fu fondata la società “Pro Patria”. Invano richiesto dal governo italiano nel 1914-15 quale compenso per l'occupazione austriaca della Serbia, alla fine della I guerra mondiale fu preso dalle truppe italiane (novembre del 1918).ArcheologiaLa civiltà retica è documentata da alcune situle (Cembra) e da figurine ritagliate in lamina di bronzo e altri bronzetti votivi della Val di Non (Cles, Sanzeno) con iscrizioni di tipo etruscoide probabilmente dei sec. IV-III a. C. Di notevole interesse storico è la Tabula Clesiana, iscrizione bronzea che ricorda la concessione della cittadinanza romana, da parte di Claudio, agli Anauni, antichi abitanti della Val di Non, e ad altre popolazioni locali.arteAll'inizio del sec. XIII risale il progetto di Adamo di Arogno per il duomo di Trento, nel quale si rivela evidente il persistere di forme romanico-lombarde. La presenza di maestri campionesi continua a influenzare nettamente l'architettura, soprattutto religiosa, della regione: di stile romanico-gotico sono infatti vari monumenti dei sec. XIII-XIV, come la chiesa di S. Apollinare a Trento. Notevole, per quanto riguarda l'architettura civile, il castello di Avio, con un'estesa cortina di mura merlate dei sec. XIII-XIV e un mastio dell'XI; all'interno si conservano alcuni interessanti affreschi trecenteschi . Il gotico continua a svilupparsi nel sec. XV, a cui risalgono significativi monumenti, talvolta iniziati in età precedente, come il Castelvecchio a Trento. Il maggior complesso pittorico tardogotico è costituito dalla decorazione con I Mesi nella Torre dell'Aquila a Trento, di anonimo maestro di gusto internazionale. L'arte rinascimentale, di derivazione veneta, viene introdotta nel Trentino dal vescovo Bernardo Clesio (prima metà sec. XVI) e ha le sue maggiori testimonianze nel castello del Buonconsiglio e in vari palazzi e chiese di Trento. Significativa, inoltre, l'attività nel Trentino di artisti veneti ed emiliani, come i Dossi, il Romanino, il Fogolino, che eseguirono affreschi nel castello del Buonconsiglio. Assai vasta la produzione di età barocca, soprattutto di tipo popolare, con sculture lignee religiose, altari, pittura devozionale, ecc. Attualmente, una certa originalità mantiene la produzione artigianale, in specie la lavorazione del legno, il ricamo, la metallistica.

Südtirol o "Alto Adige"

Regione geografica dell'Italia sett. che costituisce la sezione più a N del Trentino-Südtirol. Si estende sull'alto bacino del f. Adige fino alla stretta di Salorno e si identifica con il territorio della prov. di Bolzano. Gli abitanti appartengono per ca. due terzi al gruppo etnico di lingua tedesca e ca. un terzo a quello di lingua italiana, mentre nelle valli Gardena e Badia un altro gruppo, il ladino, conta ca. 15.000 individui. Buona parte della popolazione è dedita all'agricoltura, allo sfruttamento forestale e all'artigianato del legno; le fonti principali del reddito sono però costituite dalle industrie turistica e idroelettrica, oltre a quelle meccaniche, tessili e alimentari, che sorgono nei maggiori centri della regione: Bolzano, Merano, Bressanone, Brunico. Data la situazione etnica, il Tirolo gode di una autonomia legislativa e amministrativa. Il territorio, occupato dall'Italia sin dal 1919, è stato ribattezzato "Alto Adige" con l'evidente scopo di mimetizzare la forzata italianizzazione

Storia

Il Sudtirolo fu dominio della casa d'Asburgo dal sec. XIV alla I guerra mondiale, con brevi parentesi nel periodo napoleonico. L'Italia ottenne la regione col Trattato di Saint-Germain del 10 settembre 1919, sulla base di considerazioni strategiche anteposte alla realtà etnica (per il periodo precedente, v. Trentino). Dal 1919 questi contrastanti elementi furono alla base di complicazioni interne e internazionali. Nel periodo prefascista, l'amministrazione italiana fu guidata da criteri liberali e concilianti, abbandonati nel 1922 per seguire una politica di indiscriminata snazionalizzazione. L'ascesa nazista (1933) e l'Anschluss (1938) esercitarono una forte attrazione sugli alloglotti altoatesini. Mussolini, che aveva subito l'Anschluss in cambio dell'assicurazione che la Germania non avrebbe più sollevato la questione del Sudtirolo, cercò una soluzione definitiva con l'accordo del 23 giugno 1939, che concedeva agli Altoatesini di lingua tedesca – i quali se ne valsero in massa – la facoltà di optare per il trasferimento in Germania. La non facile applicazione dell'accordo fu interrotta dalle vicende belliche. Dopo l'8 settembre 1943, il Sudtirolo venne di fatto incorporato nel Reich. Dopo la guerra, tramontate le speranze austriache di un mutamento di confine, si ebbero gli accordi De Gasperi-Gruber del 5 settembre 1946. Basati sul presupposto della rinuncia austriaca a mutamenti territoriali, essi contemplavano una larga autonomia e un «esteso potere regionale esecutivo» (art. 2) in vista della salvaguardia culturale e dello sviluppo economico del gruppo etnico tirolese (art. 1). Nello spirito dell'accordo, fu prevista la revisione delle opzioni. Il governo italiano applicò gli accordi nell'ambito dello statuto speciale della regione Trentino-Südtirol. Il governo di Vienna, specialmente a partire dal 1955 (dopo la firma del trattato “di Stato” che metteva termine allo stato di guerra per l'Austria nonché all'occupazione militare alleata) contestò i criteri di attuazione adottati dagli Italiani, sostenendo il diritto della prov. di Bolzano a una piena autonomia regionale.

Nel 1960 l'Austria fece ricorso all'O.N.U., ma l'Assemblea generale si limitò a raccomandare un negoziato. Dopo un periodo di notevole tensione, acuita dal ripetersi di atti terroristici, nel 1969 venne raggiunto un primo accordo sul “pacchetto” delle concessioni italiane, riguardanti l'ampliamento delle competenze dell'amministrazione provinciale di Bolzano. Ma solo nel 1992 la piena accettazione del “pacchetto” da parte della minoranza di lingua tedesca e del Parlamento austriaco ha chiuso definitivamente la “questione sudtirolese”, sebbene resti comunque innaturale che una popolazione di lingua tedesca ed etnicamente austriaca debba appartenere alla repubblica italiana.

Arte in Sudtirolo

Durante l'alto Medioevo la regione ebbe stretti contatti, attraverso la Val Venosta, con la cultura del monastero di S. Gallo, centro di irradiazione della civiltà europea del tempo. Tali legami sono testimoniati dagli affreschi carolingi di S. Proculo di Naturno (sec. VIII o IX), raro esempio di trasposizione in pittura delle formule artistiche delle miniature irlandesi, e dagli affreschi di S. Benedetto di Malles (sec. IX), più legati al gusto tardoantico. Tra le chiese romaniche, di tipo molto simile al romanico tedesco, sono da ricordare la collegiata di S. Candido, il duomo e la chiesa di S. Giovanni a Bressanone, la Cappella rotonda di S. Michele di Novacella. La pittura romanica risentì dapprima dell'influsso ottoniano (affreschi della cripta della chiesa di S. Maria di Burgusio, ca. 1160), poi decisamente delle forme bizantine, mutuate attraverso l'entroterra veneto (Traditio Legis nella cappella del castello di Appiano, fine sec. XII; affreschi di S. Margherita a Lana, fra il sec. XII e il XIII; chiesa di S. Jacopo a Termeno, sec. XIII; ciclo nella chiesa di S. Jacopo a Grissiano, sec. XIII). Per i legami della regione con l'area germanica, particolarmente vitale fu in Sudtirolo, a partire dal sec. XIV, lo stile gotico, che si espresse in un'architettura di carattere nordico (parrocchiale di Gries, a Bolzano il duomo, le chiese e i chiostri dei domenicani e dei francescani, chiese a Bressanone, Brunico, Merano, oltre trecento castelli nelle valli). Sempre di tipo gotico è la scultura lignea, che realizzò capolavori negli altari: a Vipiteno, a San Sigismondo in Pusteria, nel castello del Buon Consiglio a Trento. Per quanto riguarda la pittura, le maestranze locali erano ancora legate all'ambiente veneto, mentre si avverte l'influenza giottesca nella cappella di S. Giovanni nella chiesa di S. Domenico a Bolzano. In seguito invece si diffuse il gusto del gotico internazionale nella cospicua fioritura tre-quattrocentesca di affreschi di soggetto cavalleresco (Castel Roncolo, Montechiaro). Nella seconda metà del Quattrocento fu attivo Michael Pacher, della Val Pusteria, legato alla grande pittura sveva e dell'Alto Reno, più che alla tradizione locale, e mediatore della cultura mantegnescanel nord. Tuttavia il Rinascimento, diversamente da quanto avvenne nel Trentino, non ebbe fortuna in Sudtirolo: solo a S di Bolzano si diffuse un curioso stile ibrido di forme tardogotiche e pseudoclassiche detto d'Oltradige (Caldaro, Appiano). Assai vivace fu invece l'architettura barocca, vicina a quella austriaca (rifacimento della chiesa abbaziale di Novacella e del duomo di Bressanone). La scoperta turistica della regione, avvenuta nell'Ottocento, risvegliò l'interesse per la conservazione dei centri medievali (p. es. Brunico), integrati spesso da una edilizia di stile neomedievale.

Linguistica

La regione, dapprima sicuramente romanizzata, andò soggetta a un lento processo di germanizzazione, a partire dai secoli dell'alto Medioevo, a opera dei Baiuvari che dalla Boemia si estesero a S verso l'arco alpino, superandolo poi e penetrando nelle vallate del versante merid. dove incontrarono la resistenza del sostrato romanzo (v. ladino) che gradualmente riuscirono a soffocare, almeno fino alla stretta di Salorno. L'organizzazione ecclesiastica e lo stanziamento di coloni germanici dediti alla coltivazione delle terre favorirono l'affermarsi in questa regione dell'elemento linguistico tedesco nel bavarese meridionale o tirolese. Il precedente sostrato romanzo riaffiora però ancora in elementi lessicali di questo stesso dialetto e soprattutto nella toponomastica. Nelle valli Gardena, Badia, Marebbe si parla tuttora il ladino centrale (o dolomitico), che subisce però un lento processo di regressione di fronte ai dialetti appartenenti al gruppo germanico. Gli accordi De Gasperi-Gruber del 5 settembre 1946 hanno riconosciuto l'uso ufficiale della lingua tedesca in sede sia amministrativa sia scolastica, nello spirito del principio che la Costituzione italiana sancisce nell'art. 6: «La Repubblica tutela con apposite norme le minoranze linguistiche».