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Regione (8456 km2; 804.000 ab.) dell'Italia centr.,
senza sbocco al mare; confina a NE e a E con le Marche, a S col
Lazio, a W e NW con la Toscana. Capoluogo regionale è Perugia:
amministrativamente è divisa nelle due province di
Perugia e
Terni. La denominazione Umbria risale all'antichità ed è dovuta
agli Umbri, che in epoca protostorica abitavano la regione
appenninica tra il Tevere e l'Adriatico. L'Umbria al momento
dell'unificazione italiana comprendeva anche il territorio
dell'odierna prov. di Rieti, che fu costituita nel 1923 passando al
Lazio, e rimase formata dalla sola prov. di Perugia fino al 1927,
allorché il territorio regionale fu diviso nelle due odierne
circoscrizioni provinciali.
Geomorfologia e clima
Il profondo solco vallivo
d'origine tettonica, costituito dalla Val Tiberina e dalla Valle
Umbra, separa i rilievi appenninici a E da quelli subappenninici a
W, più elevati e aspri i primi, più bassi e caratterizzati da forme
arrotondate i secondi per la maggiore frequenza di rocce più tenere,
in prevalenza arenacee e argillose. Fra i maggiori allineamenti e
gruppi montuosi sono i Monti Sibillini, al confine con le Marche, l'arenacea
Serra di Maggio e il m. Subasio. Nella regione montuosa si aprono
alcune conche tettoniche più o meno vaste, che all'inizio del
Quaternario formavano bacini lacustri, in seguito gradualmente
colmati dalle alluvioni fluviali, tranne quella del Trasimeno, la
più estesa, tuttora occupata dall'omonimo lago. Le altre conche, che
costituiscono vere e proprie pianure alluvionali intermontane, sono
quella ternana, la Valle Umbra, la Val Tiberina con la sua
prosecuzione a S rappresentata dalla piana alluvionale del Tevere,
che si spinge a mezzogiorno fino alla strozzatura di Todi, e infine
quelle più interne di Gubbio, Gualdo Tadino e Norcia, nel cuore
dell'Appennino Umbro-Marchigiano. Riparata dagli influssi
continentali delle aree appenniniche più sett. e aperta alle
influenze mitigatrici del mare, che si fanno sentire in profondità
lungo la vallata del Tevere, la regione ha un clima di transizione
con prevalente impronta submediterranea. Gli inverni non sono molto
freddi e le estati fresche e ventilate. Rilevanti sono però le
differenze termiche e pluviometriche tra le conche interne e i
rilievi montuosi più o meno elevati, dovute alle differenze di
altitudine, all'orientamento dei gruppi montuosi e alla loro
esposizione. Le precipitazioni tendono gradatamente ad aumentare
procedendo dalle conche più basse e meglio riparate ai versanti
montuosi che più direttamente sono esposti alle umide correnti
d'aria, dove si raggiungono valori anche superiori ai 1400 mm annui.
Il fiume principale che attraversa la regione (per ca. 210 km) è il
Tevere, il quale riceve da destra il Nestore e il Paglia e da
sinistra il Chiascio e la Nera. Il Tevere assume in territorio umbro
un regime abbastanza regolare per l'apporto equilibratore dei suoi
tributari di destra, che hanno piene invernali e accentuate magre
estive, e di quelli di sinistra, che attraversano una regione più
permeabile e più ricca di precipitazioni e hanno lunghi periodi di
morbida nei mesi primaverili ed estivi. Il lago più vasto è il
Trasimeno, uno dei maggiori della penisola italiana, posto in
prossimità del confine con la Toscana.
Geografia umana
La diffusione delle aree
montuose economicamente assai povere e il modesto sviluppo
industriale sono le cause principali della scarsa densità
demografica, che pone l'Umbria in uno degli ultimi posti della
graduatoria fra le regioni italiane più popolate. La consistenza
demografica regionale ha registrato, anche a partire dall'unità
d'Italia in poi, un incremento nettamente inferiore alla media
nazionale essendo passata dalle 442.417 unità del 1961 (nei confini
attuali) alle 804.000 del 1991; perdura una costante emigrazione
verso altre regioni di numerose forze di lavoro. La distribuzione
della popolazione, che vive per un quarto in case sparse, è molto
ineguale; le aree più densamente abitate sono il Perugino, la conca
di Terni, la valle del Tevere fra Città di Castello e Todi e la
Valle Umbra.
Economia
L'agricoltura, uno dei pilastri
fondamentali dell'economia umbra, è da lungo tempo in crisi. Al
declino dell'attività agricola fa riscontro nel quadro economico
regionale l'ascesa del settore industriale, particolarmente
affermato nel Ternano (industrie idroelettrica, siderurgica,
meccanica, chimica e tessile), in minor misura nel Perugino
(industrie alimentare, tessile e grafico-editoriale) e in alcuni fra
i centri più vivaci della Val Tiberina e della Valle Umbra. Se si
esclude la direttrice ferroviaria e autostradale Firenze-Roma, che
ne lambisce il territorio toccando fra i centri maggiori solo
Orvieto e, limitatamente alla linea ferroviaria, anche Castiglione
del Lago, la regione si trova in posizione piuttosto appartata
rispetto alle maggiori direttrici del traffico nella penisola
italiana: ciò si ripercuote anche sul turismo, benché disponga di
importantissimi poli di attrazione, costituiti da alcune fra le
città medievali italiane più nobili per storia, arte e tradizione,
quali Perugia, Assisi, Orvieto, Spoleto e Todi. L'Umbria è stata
colpita dal terremoto del 29 aprile 1984.
Storia
In età storica fu abitata da Etruschi e
da Umbri divisi dal Tevere. Durante la III guerra sannitica
partecipò alla Lega italica e fu occupata da Roma in seguito alla
sconfitta di Sentino (295 a. C.). Colonizzata e valorizzata da
importanti arterie, divenne presto fedele a Roma. Percorsa e
devastata da orde dirette a Roma specialmente durante la guerra
greco-gotica (sec. VI), con l'invasione longobarda, tranne un lembo
rimasto ai Bizantini e un altro passato poi ai marchesi di Toscana,
formò il ducato di Spoleto che, sorto attorno al 570, divenne uno
dei più potenti con vita spesso autonoma. Esso gravitò verso Roma e
si ingerì nelle vicende del papato, talvolta dominandolo, talaltra
subendone la potenza, finché ebbe la peggio: il duca Alboino dovette
giurare fedeltà al papa e a Pipino, re dei Franchi. Da allora i
duchi furono spesso ridotti a funzionari imperiali. Nelle contese
tra Chiesa e Impero le città umbre si ressero con ordinamenti propri
e per godere maggiore autonomia parteggiarono per i papi che
assecondarono lo sviluppo dei comuni. Innocenzo III rivendicò il
possesso della regione (1198) e il duca di Spoleto fu sostituito da
un rettore. Le autonomie, nonostante le lotte, favorirono lo
sviluppo di molti centri, floridi di artigianati e di commerci, vivi
di cultura, arte e fervore religioso. Tra tutti primeggiò Perugia,
che nel sec. XIII aprì un'università. La Chiesa, incapace di
imporsi, si accontentava di una sudditanza formale. Ai comuni si
sostituirono le signorie, ma nessuna ebbe la capacità di unificare
la regione. Alla fine Paolo III impose un governo diretto,
sopprimendo le autonomie (metà del sec. XVI). Da allora la vita
umbra decadde. Napoleone la incluse prima nella Repubblica romana
(1798), poi nell'Impero francese (1808) come dipartimento del
Trasimeno. Restituita alla Chiesa nel 1814, partecipò ai moti
risorgimentali del 1831, del 1848 e del 1859, quando la rivolta di
Perugia fu sanguinosamente repressa. Nel 1860, attraversata
dall'esercito sardo in marcia verso il regno borbonico, chiese e
ottenne l'annessione all'Italia con un plebiscito.
Archeologia
I centri etruschi più importanti
sono Orvieto* e Perugia*; dal territorio perugino vengono bronzi sia
arcaici sia di età romana repubblicana (Arringatore, Firenze, Museo
Archeologico). La zona a W del lago Trasimeno gravitava su Chiusi
(cinerari da Città della Pieve). Sulla riva sinistra del Tevere sono
le testimonianze della civiltà umbra, soprattutto ad Amelia e Colfiorito, ma sono etrusche Arna, Bettona (mura) e Todi (mura,
necropoli, statua bronzea di Marte, ora al Vaticano). Molti sono i
monumenti romani, soprattutto dei sec. I e II d. C. Centri
archeologici importanti sono Carsule*, da cui vengono notevoli
ritratti romani, Otricoli*, da cui vengono statue e mosaici oggi ai
Musei Vaticani, Spello*. Monumenti notevoli sono inoltre ad Assisi
(resti del foro col tempio detto di Minerva), Spoleto*, Gubbio,
Norcia, Bevagna. Numerose le opere stradali, tra cui il ponte di
Augusto a Narni. Sono interessanti alcuni prodotti di officine
locali, come cippi della zona di Carsulae, le urnette di Assisi, le
stele con coronamento triangolare o semicircolare. Da fabbriche
ceramiche di Mevania e Ocriculum vengono i cosiddetti “vasi di
Popilio”, classe di ceramica nera non verniciata con decorazioni di
tipo ellenistico, diffusi nel sec. I a. C. anche in Toscana e nel
Lazio.
Arte
I più antichi monumenti di età cristiana
risalgono ai sec. V-VI: la chiesa di S. Angelo a Perugia, a pianta
centrale, il tempietto del Clitunno, S. Salvatore a Spoleto,
modificato in seguito. Del sec. VIII è il ciborio di S. Prospero a
Perugia, di tipo bizantineggiante. Di ben maggiore rilievo l'arte di
età romanica, il cui primo notevole monumento è il duomo di Assisi
(iniziato nel 1140), nel quale, a fianco di elementi di derivazione
lombarda, compare il motivo della spartizione in riquadri della
facciata, ripreso nelle cattedrali di Foligno e Spoleto e nella
chiesa di S. Michele a Bevagna. In pittura, possono ricordarsi
alcuni crocifissi del sec. XII (fra i più antichi in Italia) come
quelli del duomo di Spoleto e di S. Chiara di Assisi.
Successivamente la presenza di Giunta Pisano diffuse modi nuovi e
una più libera e drammatica interpretazione della cultura bizantina.
Nella prima metà del sec. XIII la regione risentì anche,
sporadicamente, dell'influsso pittorico fiorentino e romano,
attraverso opere di Coppo di Marcovaldo e dei Cosmati. È tuttavia
con la basilica di S. Francesco ad Assisi, iniziata nel 1228, che
l'Umbria acquista una posizione centrale nella cultura artistica
italiana. Il grandioso monumento costituisce il più antico edificio
compiutamente gotico in Italia e fu per circa un secolo uno dei
fondamentali centri non solo dell'architettura, ma anche della
pittura italiana, poiché quasi tutti i principali maestri del tempo
concorsero alla sua decorazione. Negli ultimi decenni del sec. XIII
vi furono attivi infatti, oltre a discepoli di Giunta Pisano,
Cimabue e pittori della scuola romana; successivamente la
decorazione della chiesa superiore fu affidata a Giotto e ai suoi
numerosi allievi e nella prima metà del sec. XIV l'opera venne
continuata da vari maestri giotteschi, come il Maestro delle Vele,
il Maestro della Maddalena, Stefano, fino al grande contributo della
scuola senese con Simone Martini e P. Lorenzetti. Dalla seconda metà
del sec. XIII si sviluppò l'architettura gotica umbra, derivata in
larga misura dalla senese; questa contribuì notevolmente alla
definizione della fisionomia di numerosi centri della regione, che
conservano tuttora l'aspetto acquisito nei sec. XIII-XV. Massimo
monumento di questo periodo è il duomo di Orvieto (iniziato nel 1290
da Fra' Bevignate e proseguito da L. Maitani), nel quale a una
struttura architettonica di tipo senese si unisce la splendida
facciata derivata da tipologie francesi. Altri notevoli monumenti
dell'epoca, oltre a numerose chiese (S. Chiara ad Assisi, duomo di
Perugia), sono il palazzo del Capitano del Popolo a Orvieto, il
Palazzo dei Consoli a Gubbio, la Rocca di Spoleto, di M. Gattaponi
(ca. 1362). Nel campo della scultura, capolavoro del sec. XIV è la
decorazione della facciata del duomo di Orvieto, opera
dell'architetto costruttore, Lorenzo Maitani, al quale si devono
anche varie sculture all'interno della chiesa. Nella regione furono
attivi anche altri artisti toscani, come Nicola e Giovanni Pisano,
che a Perugia lasciarono uno dei maggiori esempi della scultura
gotica italiana, la Fontana di Piazza, e Arnolfo di Cambio, del
quale si trovano opere nella Galleria Nazionale dell'Umbria a
Perugia. Assai meno vivace fu la produzione architettonica in età
rinascimentale, nel corso della quale l'Umbria non sviluppò
tipologie stilistiche particolari. Fra i maggiori monumenti del sec.
XV possono ricordarsi l'oratorio di S. Bernardino e Porta S. Pietro
a Perugia, di Agostino di Duccio; il Palazzo Ducale di Gubbio,
derivato da quello di Urbino. Al 1508 data la fondazione della
bellissima chiesa della Consolazione di Todi realizzata a pianta
centrale da Cola da Caprarola e altri forse su progetto del
Bramante. Ai primi decenni del sec. XVI risalgono alcune opere di
Antonio da Sangallo il Giovane, come il celebre pozzo di S. Patrizio
a Orvieto e la massiccia Rocca Paolina di Perugia. Ultimo grande
monumento rinascimentale è la basilica di S. Maria degli Angeli ad
Assisi, dovuta al Vignola e all'Alessi. Se la scultura
rinascimentale fu complessivamente limitata nella regione, di
notevole importanza fu invece la pittura di quel periodo. Nel sec.
XV si sviluppò infatti una scuola locale che, dopo figure minori,
quali Giovanni di Piermatteo Boccati, Niccolò di Liberatore,
Fiorenzo di Lorenzo, raggiunse esiti di notevole rilievo col
Perugino e il Pinturicchio. Il primo, attivo in varie città
d'Italia, muovendo dal plasticismo del Verrocchio giunse a una
visione di dolce e sentimentale religiosità dalla quale prese avvio
Raffaello; il Pinturicchio, influenzato ancora da motivi tardogotici,
fu un decoratore piacevole e coloristicamente vivacissimo. È da
citare anche l'opera di L. Signorelli, che sul finire del sec. XV
realizzò a Orvieto (cappella di S. Brizio nel duomo) uno dei più
eccezionali complessi pittorici del Rinascimento. Nei secoli
successivi l'arte in Umbria non conobbe momenti di particolare
originalità. L'unico monumento degno di menzione è il barocco
palazzo Gallenga-Stuart a Perugia. Hanno invece mantenuto vivacità
talune attività artigianali, in particolare la ceramica, con centri
a Deruta e Gubbio, fiorenti soprattutto nel sec. XVI ma che
conservano elevati livelli qualitativi.
Folclore
Gli usi più significativi si
ricollegano alla vita tradizionale agricola; alcuni, come la corsa
dei ceri di Gubbio, trovano le loro lontane origini in riti
propiziatori primaverili adattati all'ambiente cristiano. La festa
di Gubbio, celebrata in maggio, culmina con una gara tra varie
squadre, che, reggendo alte costruzioni lignee che da tempo
sostituiscono i ceri, debbono raggiungere la cima di monte Ingino
fino alla basilica del patrono San Ubaldo; conferma del carattere
agreste della festa sono anche gli altri due patroni, San Giorgio e
Sant'Antonio, popolari protettori dei campi e del bestiame. Sempre
nel mese di maggio ha luogo, a Gubbio, ad anni alterni il palio dei
balestrieri, sopravvivenza di una gara medievale che trova riscontro
solo a Sansepolcro (Arezzo). A Foligno si corre, a settembre, la
giostra della Quintana, con la sfilata di cavalieri e dame in
costume: i gareggianti devono sfilare con un colpo di lancia un
anello posto intorno al braccio teso di un grande fantoccio girevole
di legno. Il vecchio carnevale perugino presentava una maschera
caratteristica: Bartoccio, il contadino umbro sempre accompagnato
dalla sua fedele Rosa: questa coppia di maschere agiva in alcune
rappresentazioni popolari carnevalesche, dette appunto “bartocciate”
e che svolgevano il tema obbligato delle nozze. L'artigianato vanta
le tele perugine, già fabbricate fin dal Medioevo, in colore azzurro
o ruggine, con vari motivi decorativi tra i quali il grifo, stemma
di Perugia, l'albero della vita, l'agnello porta stendardo, la
sirena, ecc.; le ceramiche, usate anche come tavolette votive. Nella
letteratura popolare l'Umbria si distingue come centro di creazione
e di diffusione della poesia religiosa, che svolge i principali
episodi della vita di Cristo.
Gastronomia La gastronomia umbra conserva
un'impronta prettamente contadina; semplice e sobria, si basa sulla
bontà e genuinità dei prodotti della sua terra. Fra i piatti più
caratteristici, quelli a base di tartufo (il tartufo nero di Norcia
e di Spoleto) che, pestato o a tocchetti, condisce gli spaghetti
(alla nursina), viene spalmato con aglio e acciughe sui crostoni di
pane, mescolato alle uova in frittata, sparso sulla pizza. Altro
elemento rilevante è la carne cotta allo spiedo, sulla griglia o al
forno. Esistono regole antiche per ogni parte da arrostire:
l'agnello, il cosciotto di castrato, i palombacci vengono girati
allo spiedo, la porchetta, farcita di finocchio selvatico, aglio e
rosmarino, è posta in forno, i budellacci e le costarelle di maiale
finiscono sulla graticola. Sublima le carni arrostite la ghiotta,
salsa di olio, vino, aglio, chiodi di garofano, olive nere, che si
prepara sotto l'animale allo spiedo raccogliendone il sugo. L'olio
prodotto in zona è di una straordinaria finezza e costituisce il
condimento principale, cui si aggiungono la ventresca e il guanciale
di maiale adoperati per gli spaghetti all'amatriciana o alla
carettiera e per l'autoctono rancetto (salsa di pomodoro, cipolla,
guanciale e maggiorana). La carne suina, ricavata da animali magri e
neri, viene manipolata in salami squisiti. Le verdure e i legumi
sono consumati in preparazioni specifiche, dalla cipollata (minestra
di cipolle e pomodori), ai gobbi (cardi) alla perugina, dagli
asparagi in frittata alle lenticchie col riso. Nel settore dei
latticini ci sono caci e caciotte di latte vaccino, ricotte dolci e
salate, giuncate, pecorino fresco o stagionato, che è poi tra gli
ingredienti del pannociato e della focaccia di Pasqua. Fra i dolci
specialità proprie sono la pinoccata, gli stinchetti, il torcolo, la
ciaramicola. Pochi ma pregiati i vini: il famosissimo Orvieto, il
Sagrantino di Montefalco, il greco di Todi, la vernaccia di Cannara
e il vin santo, particolarmente squisito a Trevi. |