Piemonte
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Regione dell'Italia continentale, situata
all'estremo lembo nord-occid. del Paese; confina con la Svizzera a
N, con la Francia a W ed è limitata a S e a E rispettivamente dalle
prov. piemontesi di Torino e di Vercelli. Di forma pressoché
rettangolare, è la regione meno estesa (3262 km2) e la meno popolata
(115.000 ab., suddivisi in 74 comuni; densità 35 ab./km2); capol. è
Aosta. La regione è coestensiva con l'omonima prov., staccata
dal Piemonte in virtù della legge costituzionale del 26 febbraio
1948 e costituita in regione autonoma a statuto speciale, dotata di
personalità giuridica e di propri organi di governo e
d'amministrazione .
Peculiarità amministrative
La Regione esercita
la potestà legislativa sull'ordinamento degli uffici, le
circoscrizioni locali, la polizia locale, l'industria e il
commercio, ecc. La giurisdizione amministrativa della Regione si
estende a tutte le sue competenze legislative, lasciando però impregiudicata quella dei comuni e di altri enti locali. Il
patrimonio è costituito dai beni demaniali dello Stato inclusi nel
suo territorio, eccettuati quelli riguardanti la difesa e altri
servizi nazionali e i beni immobili di proprietà dello Stato. Le
entrate sono costituite dalle imposte e sovraimposte di sua
competenza, da una percentuale dei tributi erariali riscossi nella
Regione, dai 9/10 dei canoni sulle concessioni delle acque per uso
idroelettrico e da contributi speciali dello Stato. Organo
legislativo è il Consiglio della Valle composto da 35 membri (eletti
ogni quattro anni); organo esecutivo la giunta e il presidente, che
rappresenta ufficialmente la Regione e ne dirige l'amministrazione.
Una commissione di coordinamento esercita il controllo sugli atti
amministrativi. Il presidente della giunta esercita anche le
funzioni di commissario del governo. Nell'insegnamento la lingua
francese gode di pari diritto di quella italiana; gli atti pubblici
(eccettuati quelli dell'autorità giudiziaria, sempre e solo in
italiano) sono redatti nell'una e nell'altra lingua secondo le
esigenze dei cittadini. Per la dogana il territorio della Valle
d'Aosta costituisce zona franca. Nelle elezioni del Parlamento e del
Senato, la Valle forma un'unica circoscrizione e le elezioni
avvengono con il sistema uninominale.
Morfologia e clima
Regione alpina per
eccellenza, è costituita da una vallata principale, ricca di
articolazioni secondarie, che si allunga in direzione E-W fino a Saint-Vincent, per poi piegare bruscamente a SE fino a immettersi
nella Pianura Padana; corrisponde morfologicamente al bacino
superiore della Dora Baltea, limitato da una serie di imponenti
rilievi che lo isolano dalle finitime valli del Rodano, dell'Arve,
dell'Isère, dell'Orco e del Sesia: a N il Gran Combin, il Cervino e
il M. Rosa, a W il M. Bianco, a S il Gran Paradiso. Da questi
rilievi periferici scendono corsi d'acqua che percorrono profonde
valli fra loro pressoché parallele e trasversali alla valle
principale, alimentando la Dora Baltea con l'apporto delle loro
acque, reso copioso dalle abbondanti precipitazioni nelle zone più
elevate e dal parziale scioglimento, nella stagione estiva, delle
nevi e dei ghiacci. Fra queste valli tributarie, famose per la loro
bellezza paesaggistica, le buone vie di accesso e la notevole
disponibilità di attrezzature ricettive e sportive, le più note sono
la valle del Gran San Bernardo, la Valpelline, la Valtournenche, la
Val d'Ayas e la valle del Lys (o di Gressoney) da sinistra; la
Valgrisenche, la Valsavarenche, la valle di Cogne e la valle di
Champorcher da destra. Oltre a queste sono da ricordare le valli
Ferret, Veni e della Thuile alla testata della Valle d'Aosta,
percorse dai tre rami sorgentiferi della Dora. Se la struttura
idrografica è estremamente semplice, assai complesse sono le
condizioni climatiche della regione, che presentano una grande
varietà di aspetti per le differenze di altitudine, orientamento dei
solchi vallivi, ripidità ed esposizione dei versanti. In generale
però si può constatare che la parte assiale della Valle d'Aosta gode
di condizioni climatiche buone con moderate precipitazioni e
temperature relativamente miti, mentre le aree montuose presentano
forti escursioni termiche e ricevono abbondanti precipitazioni, in
buona parte nevose. Ad Aosta la temperatura media annua è di 10,2
ºC, con valori di 0,1 ºC nel mese più freddo e di 20,4 ºC nel mese
più caldo: le precipitazioni toccano i 585 mm annui.
La distribuzione della popolazione
Le
caratteristiche morfologiche della regione, più ancora delle vicende
storiche , hanno condizionato la distribuzione della popolazione,
che si addensa nel fondovalle principale, specialmente in
corrispondenza dei centri economicamente più attivi, quali Aosta, Châtillon, Saint-Vincent, Verrès e Pont-Saint-Martin, dove migliori
sono le condizioni climatiche ed economiche e più agevoli le vie di
comunicazione. Uno sviluppo notevole hanno avuto anche vari centri
turistici montani, come Courmayeur, La Thuile, Valtournenche,
Breuil-Cervinia, Champoluc, Gressoney-la-Trinité,
Gressoney-Saint-Jean e Cogne, mentre altrove, nelle valli minori,
dove prevalgono tuttora condizioni economiche silvo-pastorali, è
ancora in atto il fenomeno dello spopolamento montano.
Economia
L'economia della regione, basata
tradizionalmente sulle attività silvo-pastorali e in minor misura
sull'agricoltura, ha subito negli ultimi decenni profonde
trasformazioni . Mentre l'allevamento del bestiame, specialmente
bovino, ha conservato un ruolo di notevole importanza, l'agricoltura
(patate, mele, uva e segale), alla quale sono riservati i fondivalle
più ampi e i pendii più dolci e meglio soleggiati, e lo sfruttamento
forestale denunciano un regresso persistente, dovuto a svariati
fattori, non ultimo la progressiva rapida affermazione di altre
attività economiche, come l'industria e il turismo, che consentono
un reddito nettamente superiore e migliori condizioni di vita.
L'industria è favorita dalla disponibilità di energia idroelettrica,
prodotta in quantità superiore al fabbisogno locale, per cui ne è
possibile l'esportazione verso le città della Padania. I giacimenti
di antracite della Thuile, oggi inattivi, e miniere di magnetite di
Cogne, che alimentavano gli impianti di Aosta e di Pont-Saint-Martin,
hanno favorito, nel periodo tra le due guerre mondiali, la crescita
dell'industria estrattiva e l'insediamento di quella siderurgica,
che insieme all'industria chimica sono rimaste per lungo tempo le
principali fonti di occupazione della regione. La crisi della
siderurgia, negli anni Ottanta, non ha mancato di avere
sull'occupazione pesanti riflessi, anche se parzialmente attutiti
dal fragile tessuto di piccole e medie imprese operanti attorno ai
centri dell'asse vallivo. I maggiori centri industriali di
trasformazione sono dislocati, infatti, nel fondovalle principale,
dove più facili sono le comunicazioni con le fonti di
approvvigionamento delle materie prime o semilavorate e con i
mercati di consumo. Essi sono Aosta (metalmeccanica), Châtillon
(fibre tessili artificiali e sintetiche), Saint-Vincent (meccanica),
Verrès (industrie chimica, metallurgica e tessile), Arnad (industria
alimentare). Tuttora fiorente è l'artigianato, attivo specialmente
nei settori della lavorazione artistica del legno (tipiche le
grolle), della fabbricazione di mobili rustici e del ricamo dei
pizzi a tombolo. È però il turismo la più tipica e redditizia
risorsa economica di questa regione, che ha nei suoi meravigliosi
paesaggi d'alta montagna, nella ricchezza della sua flora e della
sua fauna, specialmente nel Parco Nazionale del Gran Paradiso, nei
suoi molti monumenti d'età romana e medievale, nel numero veramente
cospicuo e nell'efficienza dei suoi impianti ricettivi e sportivi,
nell'arditezza della funivia che collega La Palud, sul versante
italiano, con Chamonix, su quello francese, superando il massiccio
del M. Bianco, una tale varietà di interessi e di richiami da farne
una delle mete più frequentate del turismo nazionale e
internazionale. Le comunicazioni con il resto dell'Italia sono
assicurate esclusivamente dalla S.S. 26, dall'autostrada
Torino-Aosta (A 5) e dalla ferrovia
Chivasso-Ivrea-Aosta-Pré-Saint-Didier; con la Svizzera e con la
Francia le comunicazioni si svolgono fin da epoche remote
rispettivamente attraverso i colli del Grande e del Piccolo San
Bernardo; l'apertura al traffico (1964-65) delle gallerie stradali
sotto il Gran San Bernardo e il M. Bianco ha migliorato
sensibilmente la situazione viaria con i due Paesi, attenuando le
condizioni di isolamento di cui la regione ha sofferto in passato.
In fr., Vallée d'Aoste.
Storia
La Valle d'Aosta, fu occupata attorno al
500 a. C. dai Salassi di stirpe ligure-gallica. Conquistata dai
Romani nell'età augustea – fu Terenzio Varrone a sconfiggere nel 25
a. C. gli antichi abitanti – l'intera valle fu dapprima aggregata
all'XI Regione Transpadana e agli inizi del sec. I entrò a far parte
della prefettura della Gallia. Nel sec. V la valle fu disputata da
Burgundi, Goti e Bizantini finché, per l'affermarsi del potere dei
Merovingi, passò nel 570 al Regno dei Franchi. Morto Carlo Magno e
diviso l'impero dai suoi successori, la valle andò a cadere, nel
sec. IX, nelle mani dell'imperatore Ludovico II, re d'Italia, e
quindi di Carlo il Calvo, di Guido di Spoleto, di Lamberto, di
Berengario I e di Rodolfo di Borgogna. Occupata temporaneamente dai
Saraceni (sec. X) fu alla fine sottomessa ai Savoia (subito dopo il
1000 i Savoia vantavano già diritti feudali su zone della valle e
Umberto Biancamano, nel 1032, portava il titolo di conte d'Aosta,
sia pure dividendone la dignità con il vescovo), i quali le
conservarono tuttavia una certa autonomia (Carta delle Franchigie
concessa da Tommaso I nel 1191; “Riserva” agli Statuta Sabaudiae del
1430; Règlement particulier del 1773). Escluse le brevi dominazioni
francesi (1691, 1704-06, 1798-99 e 1800-14, periodo in cui fu
incorporata alla Francia da Napoleone) la storia della valle si
confonde con quella di casa Savoia. Durante l'ultima guerra
attivissima fu la resistenza partigiana capeggiata da Emilio Chanoux
e nonostante le rappresaglie e i rastrellamenti, la valle si liberò
ancor prima dell'arrivo degli Alleati. Il 7 novembre 1945 fu eretta
a regione autonoma e nel 1948 costituita in Regione a statuto
speciale (legge del 26 febbraio).
Arte
Mentre sono molto modesti i resti
archeologici delle antiche popolazioni (Salassi), assai importanti
sono i monumenti di età romana (antica strada da Ivrea al Piccolo
San Bernardo; resti di Aosta*). Scarse le testimonianze d'arte
paleocristiana e preromanica, tra cui spicca un eccezionale
documento: gli affreschi ottoniani con Storie di Cristo e degli
Apostoli rinvenuti nel sottotetto della collegiata di S. Orso ad
Aosta (inizi del sec. XI). Del periodo romanico, che vide in tutta
la valle una notevole fioritura artistica, restano numerosi
campanili, avanzi o parti di castelli (Châtelard, Arnaz, il
Castellaccio di Pont-Saint- Martin), torri merlate come quelle
erette tra i sec. XI e XIII sulle mura di Aosta utilizzando
materiale e strutture romani (torri di Bramafam, del Lebbroso, del
Baillage, della “Vieille Insinuation”, ecc.) e abitazioni. Più
modeste le opere pittoriche, mentre nel campo della scultura spicca
il complesso dei capitelli del chiostro di S. Orso ad Aosta (1133;
ma reimpiegati nel rifacimento trecentesco del chiostro). Nei sec.
XIV e XV l'attività edilizia è particolarmente intensa a seguito
dello sviluppo di dinastie feudali: si costruiscono numerosi
castelli, tra cui celebri quelli della famiglia Challant (Fénis, ca.
1340; Ussel, 1350; Verrès 1370-90; Issogne, 1480; alcuni gravemente
alterati dai restauri ottocenteschi), chiese, case di abitazione con
monofore, bifore e finestre cruciformi (particolarmente frequenti a
Bard, Donnaz, Montjovet). Assai pregevoli sono pure la scultura
lignea di questo periodo (“Saint Voult” appeso sotto l'arco romano
di Aosta; crocifissi di La Thuile e Pré-Saint-Didier; paliotto di
Courmayeur) e la pittura, versione locale diffusa in tutta la valle
dei temi e delle forme del gotico internazionale (affreschi del
castello di Fénis, della fine del sec. XIV e degli inizi del XV;
decorazioni di un fianco e del sottotetto della chiesa di S. Martino
ad Arnaz; affreschi più tardi del castello di Issogne; ecc.). Scarse
e tardive sono nella valle le manifestazioni del Rinascimento che
risente della diffusione dell'arte lombarda: la più precoce, e più
alta, è l'atrio della cattedrale di Aosta (1522-26). Del Settecento
sono la Villa di Montfleury presso Aosta e il pittoresco
completamento del castello di Aymavilles. Cospicua è l'attività
edilizia del sec. XIX, soprattutto sul piano delle soluzioni
urbanistiche (apertura del nuovo centro di Aosta, ora piazza Chanoux,
con edifici classicheggianti di gusto schiettamente piemontese), che
proseguì ampiamente nel nostro secolo, anche a causa dello sviluppo
turistico della valle.
Gastronomia
Per la sua rusticità e semplicità
quella valdostana è stata fra le ultime cucine regionali italiane a
essere “scoperte” dal grande pubblico, ma proprio queste
caratteristiche la fanno oggi apprezzare, come una garanzia di
genuinità. Tre sono le basi della gastronomia valdostana: le souppe,
di una rusticità ancestrale (zuppe di pane di segale affettato e
imbevuto di brodo, cui si aggiunge la fontina a tocchetti), la
selvaggina (galli di montagna, lepri, pernici, ghiri, porcospini e,
soprattutto, marmotte, stambecchi e camosci) e i latticini. Tra le
preparazioni più celebri a base di selvaggina sono la motzetta o
mocetta (carne di stambecco conciata con spezie e aromi vari e poi
tenuta in salamoia) e la marmotta arrosto o in civet. La carne
bovina è alla base di un altro piatto caratteristico: la carbonnade,
preparata con carne di bue salata, molta cipolla tritata e vino
rosso. Latte, burro e formaggio della Valle d'Aosta sono celebri per
bontà. Assai conosciuta la fontina, fresca e dolce oppure stagionata
e lievemente amarognola, meno i numerosi tipi di “tome” magre o di
formaggi freschi a pasta grassa. I vini non sono molti, ma quasi
tutti eccellenti, in particolare quelli liquorosi, come il Moscato
di Chambave, la Malvasia di Nus e il Montouvert; tra i rossi sono
celebri il Donnaz e l'Enfer di Arvier, tra i bianchi quello di
Morgex. Nella Valle d'Aosta si produce un'ottima grappa, considerata
tra le migliori in assoluto, e un liquore conosciutissimo, a base di
erbe alpine: il génépy.
Folclore Per quanto lo sviluppo economico e
specialmente il turismo abbiano trasformato rapidamente le strutture
sociali, il folclore della Valle d'Aosta conserva una sua ben
precisa fisionomia. L'elemento tradizionale valdostano, appartenente
all'area culturale franco-provenzale (di cui ha conservato a lungo
il linguaggio e, in parte, le usanze e le tradizioni), era ancora in
gran parte vivo sino alla metà circa dell'Ottocento, con scarse
influenze piemontesi. Oggi, lo si ritrova, attenuato, nelle zone più
appartate e distanti dal fondovalle. L'uso della lingua madre
accanto all'italiano e l'incremento di iniziative e manifestazioni
di carattere folcloristico per scopi turistici determinano in tutta
la valle una precisa coscienza regionale, tra le più accentuate
d'Italia. I costumi non sono mai stati completamente abbandonati
(caratteristico, p. es., il copricapo a forma di elmetto a filigrana
d'oro, di Gressoney): sono anzi in ripresa, così come l'uso del
provenzale e del dialetto alto-tedesco delle antiche colonie walser.
Perdurano i ritualismi della benedizione delle mandrie, la
proclamazione della regina delle mucche, i fuochi di S. Giovanni;
sono invece in forte declino certi ritualismi legati a credenze
magiche o a usi antichissimi, come quello un tempo praticato dalle
donne che passavano carponi sotto l'altare della cripta di S. Orso
ad Aosta (residuo del “ratto della sposa” e del suo riscatto). Quasi
in disuso è l'abitudine di regalare conocchie e culle alle spose o
di far loro scopare la casa nel giorno delle nozze; solo in poche
zone resiste l'uso di mangiare d'inverno la souppe di pane e
formaggio pecorino in brodo di pecora, capra o camoscio. Ricco e ben
vivo è ancora il patrimonio dei canti, anche se pochi sono
autenticamente valdostani ma piuttosto di origine in gran parte
francese, come la stessa celebre canzone Montagnes Valdôtaines, o
svizzero-tedesca, come le ballatelle amorose della valle del Lys. La
Valle d'Aosta non ha una sua danza tipica; quelle in uso sono di
origine piemontese e quasi tutte ispirate alla “monferrina” (qui
detta manfrana). Particolare attenzione, fra gli oggetti
folcloristici, merita la grolla*, coppa in legno di pero o di melo
lavorata al tornio e usata per bere il vino in tradizionali bevute à
la ronde tra amici (una “grolla d'oro” è l'ambito premio per artisti
assegnato annualmente a Saint-Vincent). Ancora vivi sono i
rudimentali giochi popolari dello tzan* e del fiollet*: individuale
il primo, a squadre in veri e propri tornei il secondo. Lingua e
dialettiI dialetti valdostani presentano affinità con i dialetti
transalpini della Francia sud-orient. (Savoia, Delfinato e regione
di Lione) e della Svizzera romanda con i quali costituiscono il
raggruppamento che Graziadio Isaia Ascoli definì col termine di
franco-provenzale. Si tratta cioè di dialetti che formano, in un
certo senso, l'area di transizione tra le parlate provenzali (che
troviamo anche in Italia in Val Pellice) e quelle francesi. Questi
dialetti hanno una fisionomia e caratteristiche proprie, pur
presentando tratti in parte comuni al provenzale (soprattutto nel
vocalismo) e in parte comuni al francese (soprattutto nel
consonantismo). Il lessico è caratterizzato da elementi del sostrato
alpino preromano. Come lingua di cultura i Valdostani si servono
però del francese, che lo statuto speciale parifica alla lingua
italiana. Un'interessante particolarità linguistica è costituita
dalla sopravvivenza nella valle di Gressoney (a Gressoney-la-Trinité,
Saint-Jean e a Issime) di una parlata alto-tedesca propria di
popolazioni vallesane (walser) stanziatesi a S del gruppo del M.
Rosa in epoca tardo-medievale. |