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Sardegna
|
Regione (18.365
km2; 4.363.000 ab.) dell'Italia sett.; si affaccia a E al Mar
Adriatico (golfo di Venezia), confina a N con l'Austria ed è
delimitata a NE dal Friuli-Venezia Giulia, a NW dal Trentino-Alto
Adige, a W dalla Lombardia, a S dall'Emilia-Romagna . Capoluogo
regionale è
Venezia. Amministrativamente è divisa nelle sette province di
Belluno,
Padova,
Rovigo,
Treviso,
Venezia,
Verona,
Vicenza. Il termine Veneto, che si riferisce all'antico popolo
illirico dei Veneti, comparve solo nella seconda metà del sec. XVIII
a designare i territori di terraferma della Repubblica di Venezia,
cioè le attuali province venete, più i territori lombardi del
Bresciano, del Bergamasco e del Cremasco, il Friuli e gran parte
dell'Istria. Si cercò di sostituirlo coi nomi di Venezia Propria,
che non ebbe fortuna, e di Venezia Euganea, reso ufficiale tra i due
conflitti mondiali, ma il nome Veneto prevalse sempre sia nell'uso
del popolo sia nelle pubblicazioni scientifiche e alla fine della II
guerra mondiale fu accolto nella forma odierna nella Costituzione
Italiana.Geomorfologia e clima
Dal punto di vista morfologico
si possono individuare nel territorio regionale almeno quattro zone.
La zona alpina comprende l'intero settore sett. della regione e
corrisponde nelle sue grandi linee al bacino superiore del Piave con
le Dolomiti orient.; si tratta di un insieme di gruppi montuosi
elevati, fra i quali i più noti sono l'Antelao, il Cristallo, Le
Tofane, le Tre Cime di Lavaredo, le Marmarole, la Marmolada, il
Civetta e il Pelmo, costituiti in grande prevalenza da rocce
sedimentarie, per lo più dolomie e calcari. La fascia prealpina si
estende assai meno in profondità nel sistema alpino ma è più
continua, allungandosi dal Garda al confine con il Friuli-Venezia
Giulia. I rilievi sono più bassi e presentano l'aspetto di altopiani
calcarei, largamente interessati dai fenomeni carsici, o da ampie
dorsali ondulate, individuate dalle profonde gole dei maggiori fiumi
veneti. Da SW a NE si succedono: il gruppo del m. Baldo, delimitato
dal Lago di Garda e dal solco vallivo dell'Adige; i Monti Lessini;
le Prealpi di Schio (o Piccole Dolomiti) con parte del massiccio del
Pasubio; l'altopiano di Tonezza tra le profonde incisioni vallive
dei t. Posina e Astico; l'ondulato altopiano dei Sette Comuni (o di
Asiago), che la profonda forra del Canale di Brenta separa
nettamente dal Grappa; le Prealpi Bellunesi (Col Visentin) e più
oltre ancora le Prealpi dell'Alpago con l'altopiano del Cansiglio e
le Prealpi Clautane (Cima dei Preti). Il passaggio tra la zona
prealpina e quella di pianura è segnato da una fascia più o meno
larga di rilievi collinari subalpini, fra i quali le dorsali più
basse dei Monti Lessini, i Monti Berici, i Colli Euganei, i rilievi
morenici del Garda e del Meschio, i Colli Asolani e il Montello.
Succede infine la pianura, formata da alluvioni recenti e divisa
dalla fascia delle risorgive in alta e bassa pianura. La costa, che
si estende ad arco tra le foci del Po di Goro e del Tagliamento, è
bassa e uniforme, per vasti tratti interessata da aree lagunari, che
costituiscono un paesaggio di transizione fra la terraferma e il
mare: i due elementi morfologici più vistosi sono il Delta Padano e
la Laguna Veneta. Il clima presenta caratteri molto diversi da zona
a zona, con estremi in corrispondenza dell'alto bacino del Piave e
nella zona del Garda. In pianura le estati sono calde e gli inverni
freddi; sui rilievi prealpini e alpini aumentano sensibilmente le
escursioni termiche giornaliere, mentre tendono a diminuire quelle
annue: le estati sono quasi dappertutto fresche e ventilate e gli
inverni non sono rigidi, specialmente nelle aree meglio esposte al
sole. Le precipitazioni sono copiose nella zona alpina e
specialmente in quella prealpina, ma scarseggiano nelle aree di
pianura, soprattutto nel Delta Padano. Protetta dai freddi venti del
Nord dalla catena alpina, la regione è esposta ai venti di nord-est
e di sud-est, cioè alla bora, fredda e asciutta, e all'umido
scirocco. I principali corsi d'acqua sono il Po, che interessa la
regione solo con il suo corso inferiore, segnando buona parte del
confine con l'Emilia-Romagna, e l'Adige, di cui appartiene al Veneto
tutto il tratto in pianura: interamente veneto è il Piave. Tutti gli
altri fiumi (Brenta, Bacchiglione, Livenza, Sile, Zero e Dese) hanno
origine nella regione prealpina e attraversano la pianura,
seguendone la pendenza generale a SE, e sono arricchiti dalle acque
di risorgiva. I corsi d'acqua hanno le maggiori portate nei mesi
autunnali e specialmente in quelli primaverili, allorché alle
precipitazioni abbondanti si aggiungono le acque di scioglimento
delle nevi.
Geografia umana
Nei primi anni Ottanta la regione ha registrato
un saldo naturale negativo, fenomeno che testimonia una vera e
propria rivoluzione nell'andamento demografico. Il saldo migratorio,
divenuto positivo a partire dal 1986, ha – da parte sua – compensato
tale crollo. Ciò è dovuto soprattutto al rientro dall'estero degli
emigrati e a una contrazione delle partenze legata alla difficile
situazione del mercato internazionale del lavoro. In particolare i
poli urbani presentano una maggiore diminuzione demografica, mentre
i comuni delle aree metropolitane registrano segni di ripresa. Per
quanto riguarda le aree montane, solo i comuni a economia fondata
sul turismo presentano una dinamica demografica positiva, in netta
contrapposizione ai comuni a tradizionale economia agricola, che
subiscono un forte calo di popolazione. La densità nel 1991 era di
283 ab./km2.
Economia
La struttura economica della regione si presenta ben
articolata nei vari settori produttivi. L'agricoltura, che
costituiva in passato l'asse portante del sistema economico veneto,
ha perso buona parte della sua importanza negli ultimi decenni, ma
resta tuttora una delle risorse fondamentali: si producono in buona
quantità grano, mais, barbabietole da zucchero, mele, pere, pesche,
uva da vino, tabacco e foraggi, che danno vita a un buon allevamento
del bestiame, in prevalenza bovino. Non molto sviluppata è la pesca,
inferiore per capacità rispetto ad altre regioni adriatiche quali le
Marche e l'Emilia-Romagna. L'industria, che ha una lunga tradizione
specialmente in alcune vallate prealpine, ha avuto negli ultimi
decenni, prima della crisi degli anni Ottanta e Novanta, una
considerevole espansione, specialmente nei centri dell'immediato
retroterra di Venezia (Marghera e Mestre), dove operano grossi
complessi metallurgici e chimici; altrove prevalgono imprese dalle
dimensioni per lo più medie e piccole operanti nei settori
alimentare, tessile, chimico, metalmeccanico, vetrario,
elettrotecnico e della fabbricazione di occhiali. Sviluppate sono le
attività commerciali e importanza rilevante nel quadro dell'economia
regionale ha il turismo, che ha i suoi poli di maggior attrazione in
Venezia, Verona e in altri cospicui centri di interesse
storico-artistico, nelle stazioni balneari di Bibione, Caorle, Lido
di Iesolo, Lido di Venezia e Sottomarina, in quelle lacuali di
Malcesine, Garda e Peschiera del Garda, nei centri montani di
soggiorno estivo e invernale delle Dolomiti (Cortina d'Ampezzo), del
Cadore, dei Lessini e degli altopiani di Tonezza e dei Sette Comuni
e nei centri termali di Abano Terme, Montegrotto Terme e Recoaro
Terme.
Storia
La romanizzazione del territorio, cominciata attorno al
sec. III, fu poi intensa. Brutalmente saccheggiato dai barbari, la
sua vita sociale si spostò, per necessità, lungo la costa. Nel sec.
VI la guerra greco-gotica e l'avvento dei Longobardi trasformarono
il Veneto in un campo di battaglia, con la distruzione dei maggiori
centri e l'accentramento dei commerci nell'orbita veneziana. Ma i
centri maggiori (Padova, Treviso, Vicenza, Verona) si eressero in
comuni, in lotta con l'Impero. Si susseguirono quindi le signorie
degli Scaligeri, dei Carraresi, dei da Camino, tutti appartenenti a
nobili e ricche famiglie che si lanciarono in imprese di conquista
scontrandosi con i potenti Stati vicini, tra cui Venezia. La
Serenissima tuttavia non assorbì nella propria macchina statale i
nuovi domini di terra, ma fu largamente tollerante e rispettosa
degli ordinamenti locali, riuscendo a dare una struttura unitaria
alla regione. Dal 1797 il Veneto fu immesso nella corona austriaca;
dal 1805 al Regno d'Italia, dal 1815 al Lombardo-Veneto e dal 1866
al Regno d'Italia dopo la III guerra d'Indipendenza.
Arte
Cospicui i monumenti romani, di cui importantissimi quelli
di Verona*con l'arena, il teatro e altri notevoli resti, ma
interessanti anche quelli di Padova, Concordia, Vicenza, Altino,
Oderzo, ecc. All'età paleocristiana (sec. IV-VI) risalgono il
sacello di S. Prosdocimo, connesso alla basilica di S. Giustina a
Padova, e quello di S. Maria Mater Domini della basilica dei SS.
Felice e Fortunato a Vicenza. Di epoca longobarda (sec. VIII) è il
ciborio della pieve di S. Giorgio di Valpolicella, mentre
l'influenza bizantino-ravennate prevale nell'ambito veneziano. Di
età carolingia è la piccola chiesa di S. Zeno a Bardolino (sec. IX);
esempi di arte ottoniana sono l'abside della chiesa di S. Sofia a
Padova (metà del sec. X), di tipo lombardo, e la porta bronzea di S.
Zeno a Verona (inizi del sec. XI), eccezionale esempio di arte
preromanica. I sec. XI-XII presentano una diversa caratterizzazione
delle manifestazioni artistiche. La parte occid. della regione è
fortemente influenzata dal romanico lombardo, la cui maggiore
manifestazione è la chiesa di S. Zeno a Verona (sec. XII), l'area
veneziana è invece prevalentemente dominata dalla cultura ravennate
e bizantina. Il campanile della chiesa di Caorle, la cattedrale e la
chiesa di S. Fosca a Torcello (sec. XI) derivano infatti
dall'architettura esarcale e postesarcale. Nel sec. XIII il massimo
centro artistico della regione è la basilica nuova di S. Marco a
Venezia, alla cui decorazione lavorarono i maggiori mosaicisti e
scultori del tempo. Poco resta della più antica decorazione, di
evidente discendenza bizantina, mentre quella della cupola
dell'Ascensione e dell'arcone centrale (sec. XII-XIII) indica già
una più originale interpretazione e una nuova accentuazione
drammatica, per arrivare infine alle Storie di S. Marco degli ultimi
decenni del secolo, in cui si evidenzia un'evoluzione verso il
gotico. Dalla seconda metà del sec. XIII predomina l'influsso del
gotico, la cui prima grande manifestazione in architettura è la
basilica di S. Antonio a Padova, nella quale a elementi di
derivazione francese se ne affiancano altri, come le cupole, di
chiara ispirazione veneziana. Sempre a Padova si trova il ciclo
giottesco della Cappella degli Scrovegni, uno dei massimi esempi
della pittura gotica italiana. Numerose le costruzioni, sia civili
sia religiose, del sec. XIV; tra le prime il Palazzo della Ragione
di Padova (iniziato nel 1215), dalla pittoresca e ariosa
architettura, il Castelvecchio di Verona (iniziato nel 1354), fra i
più monumentali del genere, e lo splendido Palazzo Ducale di Venezia
(1348-1400), dalla struttura audace e originalissima; fra le
seconde, a Venezia, le due imponenti moli dei SS. Giovanni e Paolo e
di S. Maria Gloriosa dei Frari, nelle quali gli elementi
architettonici si fondono con una forte componente pittorica; a
Treviso, la chiesa di S. Nicolò, di derivazione emiliana, coperta
dal tipico soffitto “a carena”, che si ritrova nelle due grandi
chiese veronesi di S. Anastasia e di S. Fermo Maggiore. Queste, al
pari del duomo della stessa città, sono esempi di un'interpretazione
del gotico ancora legata a elementi di tradizione romanica. Nel
complesso meno significativa la scultura. Nei primi decenni del
secolo a Venezia essa è ancora influenzata dalla tradizione
bizantina, mentre l'influsso di Giovanni Pisano è evidente nell'arca
di S. Luca in S. Giustina a Padova (1316) e nella tomba di Francesco
de Salomone (1322) nel duomo di Treviso. A Verona, tradizionalmente
sensibile agli influssi lombardi, il complesso delle arche
scaligere, opera di vari autori, tra cui Bonino da Campione, è un
esempio di diverse componenti stilistiche e culturali, in prevalenza
campionesi. Per la pittura, notevole il divario fra l'area veneziana
e l'entroterra. APadova l'influsso giottesco è assai forte sul
Guariento e sul grande Altichiero, attivo anche a Verona; Treviso è
invece zona di influsso emiliano per l'attiva presenza di Tommaso da
Modena. A Venezia Paolo Veneziano accentua i toni di derivazione
bizantina, mentre più moderna è l'arte di Lorenzo Veneziano; sul
finire del secolo, Stefano da Verona è un fantasioso rappresentante
del gotico internazionale. Con le importanti opere di Pisanello,
attivo a Verona, dei Vivarini e di Jacopo e Gentile Bellini a
Venezia si è alle soglie del Rinascimento. Padova è il centro da cui
si irradiano i nuovi influssi culturali, massimamente per la
presenza di Donatello, attivo nella basilica del Santo e autore del
celebre monumento al Gattamelata; padovano è anche il primo grande
pittore umanista veneto, A. Mantegna. L'architettura rinascimentale
a Venezia è introdotta da artisti lombardi come i Solari, M. Coducci,
o veronesi, come A. Rizzo (S. Maria Formosa, Procuratie Vecchie).
Nell'entroterra, i nuovi modi d'impronta rinascimentale sono
evidenti nella Loggia di Fra' Giocondo a Verona e nel Palazzo dei
Rettori a Belluno. Fra gli scultori, notevoli a Padova, sulla scia
di Donatello, N. Pizzolo e B. Belluno. La pittura trova in Giovanni
Bellini, A. Vivarini e V. Carpaccio gli interpreti originali dei
nuovi influssi toscani, sentiti con un'accentuazione coloristica
tipicamente veneziana. Il sec. XVI è fra i più splendidi dell'arte
veneta; nella prima metà del secolo, la presenza a Venezia di
architetti e scultori come il fiorentino I. Sansovino dà nuovi
stimoli e nuovo impulso, trovando continuatori di alto livello in M.
Sanmicheli, operoso anche a Verona, e nel padovano G. M. Falconetto.
Massimo architetto del sec. XVI è comunque A. Palladio, che nella
sua vasta opera, dai palazzi vicentini alle chiese del Redentore e
di S. Giorgio Maggiore, a Venezia, fino alle numerose ville, si
colloca fra i più grandi architetti europei dell'età moderna.
Grandissimo a Venezia fu il rigoglio della pittura, iniziato con
l'opera di Giorgione e dei giorgioneschi e proseguito da artisti
quali L. Lotto, il Pordenone e i “tre grandi”: Tiziano, Tintoretto e
Veronese. L'architettura del sec. XVII, ancora in parte dominata
dagli influssi palladiani, ha un solo grande protagonista in B.
Longhena, che realizza un'interpretazione originale del gusto
barocco. Nelle arti figurative il sec. XVII è un periodo di
sostanziale stasi, con forte afflusso di artisti forestieri, che
danno origine a botteghe locali non sempre di alto livello. In
pittura si ebbe una ripresa in seguito all'opera di artisti
forestieri quali D. Fetti, B. Strozzi e J. Liss, che influenzarono,
tra l'altro, il veneto F. Maffei, attivo soprattutto a Vicenza e a
Rovigo. Anche la scultura fu dominata dalla presenza di un artista
straniero, G. Le Court, che operò a Venezia. L'architettura del sec.
XVIII non presenta manifestazioni di importanza pari a quelle del
periodo precedente, anche se possono ricordarsi figure di notevole
livello come i palladiani G. Massari e G. Frigimelica, autore quest'ultimo
di villa Pisani a Stra. È proprio l'architettura di villa, iniziata
nel Cinquecento dal Palladio, la massima gloria del Settecento
veneto, che arricchisce la campagna di classicheggianti costruzioni,
a volte sontuose, a volte modeste. La scultura tardobarocca, dai
modi piacevoli e decorativi, è rappresentata da G. M. Morleiter, di
gusto berniniano, e da G. Marchiori. È tuttavia la pittura la
massima gloria del Settecento veneto; dopo G. B. Pittoni, S. e M.
Ricci, ancora legati a modi secenteschi, un gruppo di grandi artisti
rinnova i fasti europei della pittura del Cinquecento: G. B.
Piazzetta, G. B. e G. D. Tiepolo,R. Carriera, Longhi, Canaletto e B.
Bellotto fino ai Guardi. Il neoclassico italiano è legato all'opera
fondamentale di due veneti, seppure attivi in prevalenza fuori della
regione: G. B. Piranesi e A. Canova. Interessante esempio di
eclettismo è l'opera dell'architetto padovano G. Japelli, mentre la
pittura romantica è rappresentata soprattutto dal vedutista I. Caffi.
A iniziare dalla seconda metà del secolo l'arte veneta come
manifestazione particolare tende a scomparire, confluendo nelle più
vaste correnti italiane ed europee. Solo una corrente pittorica
locale persiste fino al principio del nostro secolo, con artisti
quali G. Ciardi, G. Favretto e altri, sui quali tutti domina
l'opera, del resto di ambito non regionale, di F. Zandomeneghi.
Teatro dialettale
Sin dal sec. XIII l'area veneta produsse
autori e opere, forme drammatiche originali e testi che si servivano
del dialetto (in epoche in cui esso aveva dignità e funzione di
lingua anche colta) o che lo alternavano al “toscano”. Il documento
più antico è un Lamento della sposa padovana* della seconda metà del
Duecento, cui seguirono nel sec. XIV drammi sacri generalmente
destinati a cerimonie di confraternite e provenienti dalle zone più
diverse, nonché esempi di teatro profano come la Frottola
(giullaresca) trattante della guerra de' genovesi co' viniziani. Il
sec. XV ebbe una scarsa produzione drammaturgica (gli esempi più
rilevanti sono il dialogo umanistico La Catinia di Sicco Polenton e
soprattutto i “contrasti” del patrizio veneziano L. Giustiniani), ma
vi fu un ricco teatro popolare di origine contadina che,
innestandosi sulla linea umanistica, fu all'origine del grande
teatro veneto cinquecentesco. Tra i generi più significanti si
ricordano le momarie veneziane, rappresentazioni burlesche
presentate dalle cosiddette Compagnie della Calza, e i mariazi del
contado padovano, farse rusticane caratterizzate da un aspro
realismo e da una tematica incentrata sulla fame e sul sesso. Fame e
sesso sono al centro anche del mondo drammatico del Ruzzante, attore
e autore che presentava i suoi spettacoli nelle ville e nei castelli
del patrizio A. Cornaro, ma che diede dignità di lingua (e di lingua
acre, icastica, violenta) al rozzo dialetto pavano, descrivendo
senza sentimentalismi un universo contadino umiliato e offeso. Allo
stesso secolo appartengono anche il fecondo attore e commediografo
A. Calmo di Venezia (Spagnolas, Il Saltuzza, ecc.), un terzo attore
e autore, il rodigino G. A. Giancarli (La capraria, La zingana), che
tentò una mistione di più dialetti, e una singolarissima commedia
giunta anonima dal titolo La Venexiana*. Poi subito la decadenza:
qualche dramma pastorale, qualche testo comico dove il dialetto
s'ingentilisce e perde tutto il suo sapore eversivo. Nella seconda
metà del Settecento se ne valse, come di uno strumento perfetto
della sua arte, C. Goldoni, descrivendo nelle sue maggiori commedie
in dialetto il popolo minuto e la borghesia mercantile della
Serenissima. Sulla scia di Goldoni, ma con assai meno vigore,
lavorarono nell'Ottocento A. Zanchi (La regata di Venezia) e
soprattutto un ennesimo attore-autore, F. A. Bon, inventore del
personaggio di Ludro. Dopo l'annessione del Veneto al Regno d'Italia
(di cui un singolare copione vicentino, La politica dei villani di
D. Pittarini, esprime con robusta ironia le delusioni) fu costituita
da A. Moro Lin la prima compagnia professionale interamente dedita
al repertorio veneto (sino ad allora il veneto era stato lingua
franca dei comici italiani). Recitò Goldoni e Bon, Chiari e Ferrari,
ma cominciò subito a scoprire nuovi autori, tra cui R. Selvatico (I
recini da festa, La bozeta de l'ogio) e G. Gallina. A Moro Lin
succedettero E. Zago, che si specializzò nel repertorio goldoniano
affiancandogli commediole di mero mestiere (da L'onorevole
Campodarsego di L. Pilotto a El fator galantomo di L. Sugana), e F.
Benini, interprete di straordinaria modernità, che varò la più
pudica e geniale commedia di Gallina (La famegia del santolo*),
propose il sottile teatro intimista di R. Simoni e ardì presentare,
tradotti, rilevanti testi di C. Bertolazzi (L'egoista, ecc.)
rifiutati dalle compagnie in lingua. L'eredità di Benini venne
raccolta, dopo la I guerra mondiale, da G. F. Giachetti, cui si deve
l'ultima rilevante produzione drammaturgica in dialetto veneto, con
autori come G. Rocca (Se no i xe mati no li volemo), A. Colantuoni
(La sagra dei osei) ed E. F. Palmieri (Quando al paese mezogiorno
sona), ma anche la fortunatissima commedia musicale Nina no far la
stupida (1926), di Rossato e Gian Capo, che dominò per un decennio i
repertori suscitando miriadi di imitazioni. Contemporaneamente a
Giachetti iniziarono il loro capocomicato, intorno agli anni Venti,
gli ultimi attori importanti collocabili in questa tradizione: C.
Micheluzzi, G. Cavalieri e C. Baseggio, cui si devono memorabili
interpretazioni di Goldoni e Ruzzante.
Folclore
Venezia è stata per tanti secoli il centro politico,
economico, sociale, culturale di tutta la regione cosicché anche la
tradizione popolare ha risentito gli effetti esercitati da questa
sua azione in ogni campo. Gli elementi si trovano nella città
stessa, basti l'esempio dato dalla gondola, nella quale è facile
riconoscere tracce degli influssi dovuti alla civiltà bizantina e
del Mediterraneo orientale. Naturalmente a mano a mano che si
procede nell'interno della regione, specie nelle zone montane, si
ritrovano forme tradizionali tipiche della cerchia alpina, ma
l'impronta della civiltà veneziana è pur sempre prevalente. Delle
feste tradizionali che si svolgevano a Venezia, la più famosa era
“la Sensa”, cioè la festa dell'Ascensione, alla quale il doge si
recava col suo bucintoro per compiere la simbolica cerimonia delle
nozze tra la Serenissima e il mare, lanciando un anello nel mare
aperto; importante anche la festa del Redentore*, che però, accanto
a un reale substrato tradizionale ha acquistato anche i connotati di
attrazione turistica. In tutta la regione le più caratteristiche
tradizioni popolari sono quelle collegate alle ricorrenze che
puntualizzano il corso dell'anno. Per Carnevale sfilate di carri
allegorici sono in uso nel Veronese e a Monteforte d'Alpone; a
Verona, l'ultimo venerdì di Carnevale ha luogo il “Bacanal del gnoco”
davanti alla chiesa di S. Zeno, dove viene eretto un palco sul quale
si cuociono gli gnocchi che vengono poi distribuiti gratuitamente. A
Padova, in maggio e il 13 giugno, si tiene l'antichissima fiera in
onore di Sant'Antonio (prima nella piazza della chiesa, poi, dal
Seicento, a Prato della Valle e infine nei pressi della stazione
ferroviaria). Nella piazza di Marostica si svolge in settembre (ma
anche in altre date) la famosa partita a scacchi giocata con pezzi
animati vestiti in costume medievale. Numerose le tradizioni legate
alle manifestazioni di religiosità, dalle “Rogazioni” di Asiago,
alla distribuzione delle fave dei morti nella piazza della pieve di
San Giorgio a Sant'Ambrogio di Valpolicella, il 2 novembre
(conservazione di un uso che altrove va rapidamente spegnendosi o
modificandosi), al presepe vivente di Revine Lago (Treviso). In
quanto all'arte popolare, sono celebri le ceramiche di Bassano del
Grappa (Vicenza), di gusto popolaresco ma assai vicino all'arte
colta. Famosissimisono poi i vetri e i merletti di Murano e di
Burano, che hanno raggiunto il livello dell'artigianato illustre.
Una particolare menzione meritano le stampe popolari dei Remondini
di Bassano, espresse specialmente in foglietti volanti e libretti
della “letteratura a un soldo” e che per alcuni secoli sono state
diffuse non solo in Italia e in Europa, ma anche fino all'Estremo
Oriente, legate all'attività dei cantastorie e dei venditori
ambulanti. Forme di arte popolare si ritrovano anche nella
decorazione delle barche.
Gastronomia Il carattere unitario della gastronomia veneta
proviene dal lungo dominio della Repubblica di Venezia, che diffuse
in tutto il territorio il proprio modo di mangiare, assorbendo
contemporaneamente il meglio delle cucine locali. La cucina veneta è
una delle più ricche della penisola: tutto quello che cresce sulla
terra e nell'acqua finisce in pentola, secondo ricette tradizionali
piene di gentilezza e fantasia. Cominciamo dal riso: un riso che non
è mai troppo asciutto né troppo lungo, sposato a tutti gli elementi
possibili: alle verdure, piselli (risi e bisi), finocchi, sedano,
fagioli, zucca, luppolo, ai pesci, anguilla (risi e bisato), seppie,
tinca, peoci, gamberi, caperozzoli, e poi ai fegatini, trippe,
luganeghe, quaglie, ecc. Poco spazio rimane agli altri piatti
asciutti (bigoli, paparelle, gnocchi) con l'eccezione della pasta e
fagioli. Il settore delle carni e dei pesci si arricchisce della
presenza di ogni animale domestico e di molte specie di selvaggina,
di quasi tutti i tipi di molluschi, crostacei (moleche, capesante,
granseole, ecc.) e pesci di mare, d'acqua dolce e di “valle”. Le
specialità sono numerose, dalle più note, come il fegato alla
veneziana, i torresani allo spiedo, il baccalà alla vicentina, il
pesce in saor, alle meno celebrate ma pur squisite, come i bolliti
in pearà (salsa a base di midollo, pangrattato, brodo e molto pepe),
la pastissada di cavallo o di manzo, l'oca in onto (conservata nel
grasso), il bisato su l'ara (anguilla sulla pietra), il pollo alla
padovana, ecc. I salumi sono prodotti specialmente nelle province di
Padova e Vicenza: bondiole, soppresse, luganeghe, musete
(cotechini), sanguinacci. Il Veneto è il regno delle verdure, sia
coltivate negli orti sia spontanee, e su tutte domina il famoso
radicchio di Treviso e di Castelfranco. È solo a fine pasto che la
cucina veneta s'impoverisce, nei formaggi, quasi tutti da consumare
freschi (tranne l'asiago, che può venir stagionato), e nei dolci,
tra i quali scarseggiano le specialità. Ormai quasi scomparsi i
tradizionali biscottini delle sagre, restano i baicoli, di origine
settecentesca, immancabili col caffè e la cioccolata, i galani, gli
zaleti (gialletti), i bussolai, le fritole (frittelle) di Carnevale
ai vari aromi. Tipico di Natale il pan d'oro veronese, derivato
dall'antico nadalin. Il patrimonio vinicolo del Veneto è abbondante
e di eccellente qualità, dai vini comuni (bardolino, soave,
prosecco, sauvignon) ai fini e ai superiori (valpolicella, merlot,
cabernet, raboso, marzemino) per finire col prestigioso recioto, nei
tipi amabile e amarone. Prodotta e bevuta ovunque è la grappa,
liscia, alla ruta, alla genziana, ecc. |